·Una ragazza·

La ragazza mi guarda. Non mi ero mai accorto di lei: raffigurata su un murale, ha dei bei cappelli lunghi, l’occhio scuro, e  sorride. Sorride a chiunque passi. Dunque anche a me. 

Chi è? Chi è stata? Chi sarà? 

Potremmo chiederlo anche a noi stessi: chi siamo? Chi siamo stati? Chi saremo? 

Qualche isolato più in là, raffigurato su un altro murale, Gigi Proietti ci guarda sornione dalla parete del palazzo nel quale ha abitato da giovane.  Il capo inclinato, la mano sulla guancia, sorride alla vita; a quella che c’è, a quella che è stata e che sarà. Sorride oggi come ieri, speriamo possa farlo anche domani. Che a nessuno venga mai in mente di cancellarlo. Quante scritte e disegni ho visto scomparire, sotto la scure di un pensiero perbenista, per un astratto senso della pulizia, dell’igiene, del decoro urbano.

Su un muro della mia scuola campeggiava una scritta: “Realizziamo le utopie”. Era un proposito, un sogno. Realizzare le utopie. Quasi un ossimoro. Veniva dal ’77 e noi degli anni ’80 ce la trovammo in dono. Ora non c’è più. Perché? Perché togliere l’aspirazione – almeno quella – all’utopia? A dei ragazzi che vanno a scuola e stanno formando le proprie coscienze, poi. Non devono sognare? Meglio un muro pulito? Non è pulito, è solo più povero. 

All’improvviso, temo che il murale della ragazza abbia fatto la fine delle utopie: cancellato. Oppure temo di scoprire che l’ho solo sognato. Utopia non realizzata e anzi da togliere, lavare, pulire. 

Eccolo qui, invece. 

Chissà chi l’ha disegnato. Un innamorato, o innamorata? Un genitore? Un fratello? Un’amica? E per quale motivo? Perché c’è? Perché non c’è? Perché c’era?

Non so rispondere a nessuna delle troppe domande che mi sono posto in queste poche righe. So che lei ora è su questo murale, mi guarda, sorride, le guance tornite in una gioventù che sfugge e qui, invece, rimarrà. So che lei c’è. E magari ci starà per un tempo superiore al nostro.   

Ora mi rivolgo proprio a te, ragazza, chiunque tu sia: sorridi sempre così. Noi cercheremo di proteggerti. Ma tu, per favore, sorridi, sorridi più che puoi.




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