·Quattro passi·

“Andiamo a fare la spesa”. “No, per favore, siamo stanchi”. “Su, saranno quattro passi”. Mio fratello, che aveva vanamente condotto la trattativa sindacale, anche nel mio interesse, per restare a casa, contò i passi: “Uno, due, tre e quattro. Fatto, torniamo indietro”. 

***

Il telefono cellulare, grazie a un’applicazione integrata con il sistema operativo, mi comunica sistematicamente i passi che compio. Non sono io a chiederglielo. Lui, però, conta e comunica. Dal bagno al salone sono 22 passi. Dalla cucina alla camera di letto 29. Il cellulare  mi informa costantemente, a condizione che io l’abbia con me, s’intende. Tiene traccia di ogni piccolo spostamento. Scopro così, alla fine di giornate che pensavo fossero state sedentarie, di avere raggiunto l’obiettivo quotidiano, che, sempre per sua unilaterale decisione, è fissato a 5100 passi; ciò è possibile perché viene contato ogni singolo spostamento, anche se mi alzo per socchiudere le ante della finestra. Tutto fa brodo nel conteggio della salute digitale e virtuale. 

Ogni tanto vado a curiosare nelle statistiche settimanali o mensili di questa mal sopportata applicazione; leggo allora dei giorni di picco delle attività e di quelli più sedentari. Provo a tracciare una media e la proietto sui giorni passati, per calcolare quanti passi può essermi capitato di fare sin qui. Certo – penso – nel calcolo dovrei applicare un correttivo al rialzo, per quando ero giovane, non guidavo, e mi muovevo solo e sempre a piedi o con i mezzi. Per non parlare delle lunghe estati passate a giocare, correre, nuotare. 

Non mi va di guardare indietro.

Allora provo a lanciarmi in un calcolo in avanti, sui giorni che verranno e sui passi che mi potrebbe capitare di muovere da qui in poi. Certo – penso – su questa proiezione dovrei applicare un correttivo al ribasso, considerato il progressivo e naturale logoramento dovuto all’età, oltre a un coefficiente statistico per eventuali eventi avversi. 

Mi fermo. 

***

Come mio fratello condusse la rivendicazione dei bambini contro il mondo adulto, perdendola, perché venimmo costretti ai famigerati “quattro passi” (che quattro non erano affatto), ora mi assumo il compito di condurre la duplice rivendicazione dell’uomo contro il mondo digitale e contro il tempo. Perderemo certamente la guerra. Intanto, però, proviamo a vincere qualche battaglia. Basta un gesto semplice. Adesso, per esempio, prima di avviarmi alla passeggiata domenicale, nel consueto giro edicola-supermercato-pasticceria, disattivo l’applicazione. Anzi, lascio proprio il telefono cellulare a casa. Non  glielo voglio dire; quanti passi ho fatto e quanti ne potrò fare; ieri, oggi e domani. Non voglio che lo sappia lui. Ma soprattutto non voglio saperlo io.




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