·Prima e dopo·

Mi imbatto in una canzone di qualche tempo fa e mi prende uno struggimento difficile da spiegare. Perché ci sono anni che segnano un prima e un dopo. 

I miei figli, maschio e femmina, erano bambini; per lui “Fifa 13”, nella elementare versione grafica della Wii, era la quintessenza della felicità, magari potendoci giocare insieme a me; lei invece era felice se quel certo ciondolo, praticamente introvabile, miracolosamente si materializzava grazie alla tenacia con cui il papà, cioè io, setacciava le edicole del quartiere. Per entrambi potere stare con me e con mia moglie, cioè la mamma, rappresentava la realizzazione dei desideri più grandi. Era in fondo facile avere un loro sorriso, sintonizzarsi su un loro bisogno. Un pacchetto di figurine, una maglietta con un personaggio di una serie o di un cartone televisivo. Un film visto tutti insieme, sul divano, dopo avere cenato con i panini di Mcdonald’s che andavo a prendere personalmente, perché allora non c’era Glovo. I cartoni di Disney e della Pixar. Era facile, mi sembrava. Una carezza, un sorriso, una parola dolce per farli dormire sereni. 

Per loro sapevo, capivo, trovavo e risolvevo. Non era così, ovviamente, ma per i miei bambini ero “Papo”, l’invincibile. 

E c’erano ancora tutti, allora. Nessuno era andato via.

* * *

Sedata, non era teoricamente in grado di comprendere. Eppure le sussurrai che i miei bambini le mandavano un bacio. Sorrise. Ed io me lo ricordo come se fosse adesso, quel sorriso. 

Mi pare che da allora tutto abbia preso un’accelerazione. Ore, giorni, anni, addii. 

* * *

I miei figli sono cresciuti ed è difficile trovare un momento per stare insieme. Un film visto la sera, sul divano, è il frutto di una battaglia sindacale, la risposta a un’istanza presentata per tempo, una promessa da ricordare. Ogni tanto mi affaccio nelle loro stanze e chiedo qualcosa: a mio figlio se possiamo giocare alla play insieme; e lui me lo concede, sa che mi fa piacere; a mia figlia se posso aggiungere una canzone nella playlist che condividiamo; e lei me lo concede, sa che mi fa piacere.  

Mi sento pieno di ammaccature, ingranaggi che non funzionano più tanto bene, centraline da rivedere. 

* * *

Non è vero che mi sono imbattuto in quella canzone. La sono andata a cercare. Perché mi riporta a quella fase della vita. C’è un prima e un dopo. E allora c’erano ancora tutti. Nessuno era andato via. E se ero un supereroe per i miei bambini, pur non essendolo affatto, avevo anche io i miei supereroi. Non lo erano nemmeno loro, ma non ho mai smesso di averne bisogno. In certi giorni e periodi anche più del solito. Per esempio oggi, adesso. Allora ascolto questa canzone, che sono andato a cercare. E mi sembra di averli di nuovo tutti qui, davanti a me. I miei supereroi. E d’improvviso, un po’, mi ci sento anche io, di nuovo. 




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