·L’ultimo giorno prima dell’esame·

Qualche giorno fa ho avuto l’occasione di vedere il video di una classe nell’ultimo giorno di scuola, nell’ultimo anno di liceo, prima degli esami di maturità. 

Mi colpiva un aspetto di quelle immagini. Traspariva dai ragazzi una gioia controllata. Mi sembrava la versione scolastica dello stato d’animo che stiamo vivendo come società; il segno di questo tempo sospeso, in attesa di qualcosa di meglio, di un passaggio ad una situazione migliore. Un passaggio che tutti sogniamo possa essere speculare a quello che ci ha portato fino a qui; inaspettato, improvviso, capace di cambiare tutto in un solo momento. Probabilmente non sarà così. Se pure il prossimo autunno dovesse essere di nuovo senza Covid, e magari, addirittura, senza mascherina, ci vorrà del tempo. Affinché si riesca davvero a lasciarsi alle spalle questa sofferenza che abbiamo vissuto per due anni. Perché non ci si debba sorprendere a cercare nelle tasche la mascherina, a chiedersi, prima di dare la mano, se sia il caso, a interrogarsi per un colpo di tosse, a valutare, a occhio, quante persone siano presenti e in quanti metri quadrati. Ci vorrà del tempo. Mesi, anni. Dallo strato profondo della nostra coscienza, forse, non andrà mai via; come non va mai via ciò che a ciascuno di noi capita di vivere, nel bene e nel male.

Tornando ai ragazzi, mostravano dunque una gioia controllata, che istintivamente ho attribuito al Covid. Poi ho pensato che, in realtà, quella gioia controllata è proprio ciò che distingue l’ultimo giorno dell’ultimo anno di scuola superiore da tutti gli altri anni. Perché in quell’ultimo anno, tra il momento che stai vivendo e la liberazione si frappone l’esame di maturità; ostacolo da superare per entrare nella vita nuova che ti attende. Sei alle battute finali del tuo mondo consueto, consapevole che tra poco cambierà tutto. E’ questo che rende i ragazzi all’ultimo giorno di lezioni, prima dell’esame di maturità, così incerti da due opposti stati d’animo.

Il video si concludeva con una loro foto. L’ultima scattata tutti insieme, nella loro classe. Magari  ne faranno altre, tra qualche anno; durante un open day o una notte bianca, entreranno in quella che era stata la loro classe e si scatteranno una foto. Ti ricordi? Qual era il tuo banco? Dai, facciamo la stessa foto di allora.

La foto che ora ho davanti. Sono tutti ai loro banchi. Vicini, ma non troppo. Un po’ seduti e un po’ in piedi. Hanno la mascherina, ma si vedono i loro occhi. E sono bellissimi.




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