·L’eterno ritorno·

Entrando in un negozio di abbigliamento giovanile, mi rendo conto che gli stili ritornano, tutti. Già qualche anno fa mi ero sorpreso a scoprire che erano tornati di moda gli orologi della Casio, quelli che la mia generazione aveva scoperto tra le elementari e le medie, avventurandosi nella tecnologia, nelle fantastiche possibilità del futuro: non era mai successo che l’orologio da polso potesse offrire, insieme all’ora, anche il cronometro, la sveglia, la luce. Improvvisamente, nessuno ne poteva fare a meno. Embrionali forme di smartwatch, rappresentavano il moderno, che a un certo punto, però, venne dismesso, quando tornarono di moda le lancette, i funzionamenti meccanici. Quegli orologi digitali, orrendi se visti con il mio sguardo attuale, sono incredibilmente tornati di moda pochi anni fa e tuttora sono al polso degli adolescenti di oggi. Si tratta proprio di quei modelli, con quelle basiche funzionalità, quello stile, quel marchio. 

Aggirandomi per gli scaffali del negozio di abbigliamento, penso che per fortuna a un certo punto si è affermata per i jeans una linea “a tubo”. Perché detestavo, indosso a me, sia le “zampe d’elefante” che i pantaloni larghi e corti, magari pure con il risvoltino, degli anni ’80. Anche se, ovviamente, ho passato quelle fasi, cercando di adeguarmi, per come potevo, a ciò che andava di moda. Mi viene in mente quando, usciti vincitori dalla trattativa intavolata per tempo con i nostri genitori, con il mio amico di sempre andammo, timidi quindicenni, in un negozio molto simile a questo e comprammo il piumino che serviva per essere all’altezza della situazione, per non essere almeno guardati come animali strani. Ce lo comprammo della stessa marca, dello stesso colore, della stessa taglia. Erano gli ultimi due rimasti, ma comunque il fatto che fossero identici servì in qualche modo a farci coraggio nell’acquisto. Evocati dagli oggetti, risuonano nella mente voci e parole: mie, degli amici, dei miei genitori, di chi era con me. Cazzeggi e raccomandazioni. 

E’ con la dolcezza del ricordo di quei tempi e dell’amoroso sguardo paterno che mi accorgo, salutando mia figlia in procinto di uscire con le amiche, che indossa dei jeans corti, con il risvoltino, e come soprabito un piumino, anch’esso corto e gonfio, che ricorda precisamente quello indossato dai “paninari” dei miei tempi. Sembra uscita da una foto degli ‘anni 80. Potrebbe essere una mia compagna di classe. Prima di uscire controlla l’ora, al polso ha l’orologio della Casio. La accompagno alla porta e la saluto con un bacio sulla fronte: “Divertiti”, le dico, “ma fai attenzione a tutto, mi raccomando, e non fare tardi”. Perché l’eterno ritorno, capisco nel momento stesso in cui pronuncio queste parole, non riguarda solo gli abiti e gli oggetti.




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