·Ferragosto·

Il conto è presto fatto: ho 52 anni e questo è il mio 52esimo Ferragosto. Non li ricordo mica tutti. Dei primi, in particolare, non porto nessuna traccia consapevole. Da un certo momento in poi è arrivato il mare, questo lo ricordo bene. Poi la bicicletta, le bruschette e i falò. Quindi le stagioni dei bagni, del sale e della luna, in certe sere, anzi notti, in cui sembrava che potesse succedere tutto, anche se non succedeva nulla. 

Sono poi iniziati i Ferragosto in due. I due perfetti. Siamo diventati tre, poi quattro. Abbiamo cominciato a vedere i fuochi d’artificio dal terrazzo, mostrandoli a nuovi occhi inconsapevoli. 

Mi sembra di essere stato sempre in questo mare, a Ferragosto. Chissà, magari ora non ricordo, e invece sono stato anche altrove. Viaggiavo nella prima parte dell’estate e a un certo punto mi raccoglievo qui. Con il bel tempo, in genere. Anche se una prima pioggia, il vento, un po’ di burrasca spesso si affacciavano proprio in questi giorni. Ferragosto ha sempre dato il tempo all’estate. Il tempo non solo meteorologico, anche quello che passa. Il discrimine tra un’estate crescente e una calante. 

Qual è il Ferragosto nella vita  di un uomo o di una donna? Cosa distingue la fase crescente da quella calante?

Difficile dirlo. Soprattutto, difficile che ci sia un Ferragosto uguale per tutti. Ognuno ha il proprio. E non è nemmeno detto che rimanga lo stesso nel corso degli anni. Perché pure la percezione del crescente e del calante può variare. Puoi sentirti calante a 20 anni, e magari riprenderti a 30. Lo stesso tra i 60 e i 40. Dipende dai progetti che hai, credo. Non importa nemmeno di che progetto si tratti. L’importante è averne almeno uno da parte, sempre. 

Poi ci sono  i momenti che aspetti. Per  esempio la sera in cui l’aria è ferma, il mare calmo, il vento assente. Mi pare si parli di bonaccia. Cerco di riconoscere la sera di bonaccia, dunque, e di farmi trovare pronto. Due anni fa capitò a luglio. Un aperitivo sulla spiaggia che andò lungo, arricchito da musica dal vivo. Una sera di bonaccia, appunto. E allora l’ho proposto, all’amico che era con me, un amico sin dai tempi inconsapevoli, e a mio fratello: ce lo facciamo un bagno? Come nella scena di “C’era una volta in America”, sì. E l’amico mio ha detto: “Ma sì, facciamola ‘sta cosa, prima de morì”. E così, mutandati e cinquantenni, ci siamo tuffati in mare. Una luna languida ci seguiva dall’alto. Lo stesso l’anno scorso, in quattro, noi, al tramonto e fino al buio. Quest’anno m’è successo due giorni fa. Di nuovo l’aria ferma, il mare calmo, il vento assente, e lassù uno spicchio di luna. Mi sono tuffato. Non era ancora Ferragosto e pure questo vuol dire. Che non conta il giorno preciso, la festa quando lo fanno tutti. L’importante, se così si può dire, è ascoltare il proprio tempo e riconoscerlo. Perché ognuno ha il proprio progetto. Il proprio Ferragosto. 

Il conto è presto fatto: ho 52 anni e questo è il mio 52esimo Ferragosto. Come in tutti gli altri anni, provo a guardare avanti. E mi tengo sempre un progetto da parte.




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