·Certi giorni·

Certi giorni e momenti ti senti triste, così triste che più triste non si può. Non è nulla in particolare, ed è peggio, perché è come se fosse tutto. E infatti tutto viene addosso. Il male tuo, che ti senti quasi in colpa a definirlo male, perché c’è sempre qualcuno che sta peggio, è chiaro, e allora per scaricare un po’ il senso di colpa indossi anche il dolore degli altri, di chi è vicino, di chi è lontano, dell’umanità tutta. A quel punto stai ancora peggio e che fai? Prendi la macchina. Sì, sali in macchina e vai, con la musica che capita. Quella alla radio, poi di una playlist da far scorrere. Guidi. Di notte, non “a fari spenti per vedere se poi è tanto difficile”, perché lo sai che in realtà è abbastanza facile morire. Quindi di notte, a fari accesi, senza traffico. Stai male, sì, però ora non ci pensi, o ci pensi diversamente, o pensi ad altro. L’istinto ti porta lì dove molto è cominciato, qualcosa è finito, qualcosa hai messo da parte perché domani, vedrai. E’ cambiato tutto, ti sembra. Ti riferisci al contesto, però anche tu, in fondo, sia interiormente che esteriormente, non sei mica più lo stesso. Nel confronto con ciò che vedi oltre il parabrezza, ti accorgi, come guardandoti allo specchio, dei tuoi stessi cambiamenti. E ricominci a guidare. Per andare dove? Non lo sai, tanto c’è la musica e hai il serbatoio pieno. Ti senti quasi in una scena del film “Blues Brothers”, anche se mancano gli occhiali da sole e mezzo pacchetto di sigarette. E manca pure John Belushi, se è per questo. Compreresti le sigarette solo per sentirti un po’ in una scena da film, e sarebbe una salvezza, stare comodamente seduto al cinema, a guardare il racconto di un disagio che sai essere inventato o comunque di altri. Per un momento pensi veramente di andare dal tabaccaio e prendere un pacchetto di sigarette, magari morbide, che fanno più vissuto; hai smesso di fumare tanti anni fa e riesci a scansare con facilità questa possibile sciocchezza. Hai la musica, il serbatoio pieno, la macchina che ti porta dove ti pare. Certi giorni e momenti, dunque, capita che ti senti triste, così triste, che più triste non si può.  Non è nulla in particolare, ed è peggio, perché è come se fosse tutto. E prima che tutto ti venga addosso, svolti a sinistra, o a destra, a fari accesi, di notte. Va bene così. In fondo va bene così. In tutto questo svoltare, ascoltare, ascoltarti, osservare fuori e dentro di te, qualcosa forse hai capito. Ti è venuto anche sonno e puoi andare a dormire. Domani andrà meglio, vedrai. 




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