·Zappagate tra il Direr e il fare·

Nel congelatore. E intanto si vede l’effetto che fa. Il caso Zappacosta però non finisce nel dimenticatoio, niente affatto. Ieri la Direr, il sindacato dei dirigenti, ha scritto alla Regione Abruzzo e non certo per farle i complimenti. Una segreteria personale inzeppata di persone, un numero cospicuo di dirigenti, dipendenti umiliati, direttori trasferiti e dirigenti “clandestini” al lavoro in veste di volontari. Una situazione assurda, che ha già creato tantissimi malumori e ricorsi e che rischia di trasformare la Regione in un palazzo senza regole.

Giancarlo Zappacosta

Giancarlo Zappacosta

Il segretario Silvana De Paulis esprime ferma protesta per tutti i provvedimenti adottati

<che comportano la rimozione dei dirigenti, per pura discrezionalità politica e a prescindere da una verifica della professionalità,dei risultati conseguiti e del merito>.

La Direr è netta: in prima battuta si chiede come sia possibile mantenere i direttori in carica dopo aver <segmentato e riarticolato la macchina organizzativa della Regione?>. Ma così la Regione ha fatto, fino a questo momento: ha riformato i ruoli, dimezzato i dipartimenti e lasciato i direttori al loro posto. Fino a un mese fa. Aggiunge infatti la Direr:

<Incomprensibile e iniqua è la decisione opposta a quella praticata fino a oggi, nel recente caso della riorganizzazione del dipartimento Infrastrutture, Trasporti, Mobilità, Turismo e Cultura: qui il direttore Zappacosta viene lasciato senza incarico, senza motivo, senza demerito e senza neanche un formale provvedimento amministrativo di decadenza>.

Ebron D'Aristotile

Ebron D’Aristotile

No, non era mai successo in precedenza. Un provvedimento iniquo, da due pesi e due misure. Il procedimento adottato dalla Regione nei confronti di Zappacosta <appare lacunoso e per molti versi viziato>. E non solo: lo stesso spacchettamento dei Trasporti dal Turismo e Cultura, che fa crescere il numero dei dipartimenti da 6 a 7 è in contrasto con la legge, sostiene la Direr, legge che prevede che debbano essere pari al numero degli assessori.

Non è l’unico caso di deportazione: anche all’Adsu di Teramo si sta cercando di trasferire l’attuale direttore. Per questo la Direr conclude chiedendo che il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali siano riportati <in un percorso di trasparenza, pubblicità e regolarità amministrativa che limiti il potere discrezionale della politica>.

Cristina Gerardis

Cristina Gerardis

Insomma, nuovi ricorsi stanno per arrivare sulla testa di D’Alfonso. Che tra l’altro sembra non avere nessunissima voglia di seguire il parere del ministero della Funzione pubblica, interpellato una settimana fa, a cose fatte, dal direttore del Personale Ebron D’Aristotile, dalla dirigente Eliana Marcantonio e dal direttore generale Cristina Gerardis. Un parere negativo su tutta l’operazione Zappacosta: ma visto che è stato dato a voce, anche se davanti a tre persone, può essere facilmente snobbato. E figuriamoci.

Luciano D'Alfonso

Luciano D’Alfonso

Intanto anche i collaboratori strettissimi di Zappacosta hanno fatto sentire la loro voce, con una lettera a lui indirizzata:

<Caro Direttore, abbiamo appreso dalla stampa che una penna rossa ti ha depennato dalla carica del dipartimento al quale apparteniamo. Decisione incomprensibile, perchè le tue competenze e doti professionali sono assolutamente fuori discussione>.

Grazie, dicono i collaboratori: <Per merito tuo abbiamo partecipato al processo di crescita culturale regionale>, portando a casa <risultati percepiti e percepibili, obiettivi conseguiti prima delle scadenze, affiatamento e collaborazione tra uffici, clima sereno e disteso tra il personale tutto, aumentata capacità di progettazione e partecipazione ai processi di crescita>. Grazie, concludono, <per non esserti piegato>.

Perchè lui paga proprio per questo: per non essersi piegato. Non è un signorsì, questo è sempre più chiaro.




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