·Vitalizio non andare via·

Non ce la faranno mai. Non si può dire a un’intera classe politica che dovrà rinunciare a un privilegio, non si può imporre a chi è abituato a viaggiare in Ferrari di prendere una bicicletta, non si può dalla mattina alla sera decidere a tavolino che il tenore di vita di 152 ex politici di lungo o lunghissimo corso dovrà improvvisamente adattarsi a regimi più severi.

Camillo D'Alessandro

J Camillo D’Alessandro

E’ questa la linea del Pd e presumibilmente di tutto il centrosinistra con il centrodestra che fa da fiancheggiatore: è stato il consigliere delegato Camillo D’Alessandro a farsene carico nell’ultimo Consiglio regionale, a dire che lui “non ha in odio gli eletti del popolo” perchè appunto sono stati eletti dal popolo, e per carità lui parlava a titolo personale, per carità è solo e soltanto il suo punto di vista. Ma intanto vediamo l’effetto che fa.
Nessun taglio: per questo motivo la proposta dei Cinquestelle è stata rispedita in Commissione dove era stata già approvata, con tanto di emendamento di accompagnamento che semmai vedrà la luce (arriva l’estate, la pausa dei lavori, e intanto trascorrono altri mesi e altre mensilità), riuscirà dalle tenebre riveduta e corretta. E i vitalizi se la caveranno con una sforbiciata del 50 per cento. Niente abrogazione quindi, ma solo riduzione del doppio vitalizio per quei politici che sommano la pensione da parlamentare a quella di consigliere regionale.

Sara Marcozzi

Sara Marcozzi

Lui, D’Alessandro, l’ha spiegata così:

“Sono d’accordo sul fatto che chi gode di due trattamenti pensionistici maturati nel passato, perché le regole lo consentivano, in tempi di crisi contribuiscano a dare una mano alla collettività. Ma non credo che la strada sia l’abrogazione ma il taglio del 50 per cento. Dare una mano non significa cancellare ciò che le regole di allora consentivano, quelli sono diritti acquisiti”.

Una posizione chiara, che lui condisce precisando che lo fa perché ci crede,

“non ho debiti elettorali perché nessun parlamentare eletto nella mia provincia mi ha votato, e io stesso ho già rinunciato al vitalizio”.

Anna Nenna D'Antonio

Anna Nenna D’Antonio

Diritti acquisiti che costano carissimo alla Regione: nel 2015 i vitalizi hanno superato i 4 milioni di euro, divisi per 152 fortunati che percepiscono un corrispettivo di 27 mila euro l’anno. E il bello è che tra questi ci sono anche mogli e mariti dei politici (41) che godono della reversibilità. Nella hit c’è Anna Maria Fracassi, che per la sua esperienza politica ma anche per la reversibilità del marito Giovanni Bozzi, ex consigliere della Dc, nel 2015 ha incassato 62.963 euro. Seguita a ruota dall’ex presidente Vincenzo Del Colle con 60 mila, da Gaetano Novello e Giuseppe Tagliente, che si attestano sulla stessa cifra.

Antonio Falconio e Giovanni Pace

Antonio Falconio e Giovanni Pace

Poi troviamo Paolo Ciammaichella e Sergio Fortunato Antico con 51.149 euro lordi, Ugo Giannunzio, con 51.376 euro, Antonio Saia e Rocco Salini con 45.792 euro, Romeo Ricciuti con un vitalizio da  42 mila euro annui. Insieme a lui Antonio Falconio, Giovanni Pace, e Antonio Prospero.

Vincenzo Del Colle

Vincenzo Del Colle

Poco più in basso l’ex sindaco L’Aquila, Biagio Tempesta e l’ex assessore regionale Marco Verticelli e Anna Nenna D’Antonio con  37.706 euro all’anno. Briciole, rispetto agli altri per Vito Domenici e Ezio Stati con 27.039 euro, per l’ex presidente della Provincia di Chieti Tommaso Coletti con 26.633 euro, mentre Claudio Ruffini, oggi braccio destro di D’Alfonso, ha incassato 22.941 euro.

Claudio Ruffini

Claudio Ruffini

In lista di attesa, che quindi al momento opportuno prenderanno i vitalizi, ci ci sono l’ex vicepresidente della giunta Chiodi Alfredo Castiglione (14 anni all’Emiciclo), Giorgio De Matteis (14 anni), Nazario Pagano (14 anni), Antonio Norante (10 anni), la senatrice Stefania Pezzopane (10 anni), Giovanni D’Amico (9 anni), Augusto Di Stanislao (8 anni), Maurizio Teodoro (7 anni).

Alfredo Castiglione

Alfredo Castiglione

Nazario Pagano

Nazario Pagano

ps: è chiaro ora perché magari una sforbiciata sì ma l’abrogazione no? E poi si arrabbiano se la chiamano casta.




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