·Viale Pindaro, il pateracchio·

Eppure lì in quella zona ci sono grattacieli, c’è il Palazzo di Giustizia, c’è l’Università. Com’è possibile che adesso, all’improvviso, il Provveditorato alle Opere pubbliche sia contrario alla realizzazione della biblioteca universitaria, e che ci sia un parere negativo per la sua edificazione?

Dubbi, sospetti, timori. Tutta l’università Gabriele D’Annunzio si interroga sulle parole pronunciate dal direttore generale dell’Ateneo Giovanni Cucullo di fronte al Senato accademico martedì’ scorso e soprattutto sullo sbandierassimo parere del Provveditorato alle Opere pubbliche che nessuno al momento ha potuto vedere e che dirotterebbe gli interessi dell’Università sull’ex Cofa, occupando e cementificando l’ultimo pezzo di spiaggia di Pescara. L’ennesimo scempio, dopo la costruzione della Guardia di Finanza e i progetti approvati per Pescaraporto proprio sulla riva del mare.

C’è qualcosa che non torna, riflette Stefano Civitarese, professore ordinario di Scienze giuridiche e sociali. Anche perché non tanti anni fa l’Università si impegnò persino finanziariamente con 288 mila euro a spostare il Fosso Bardet proprio per consentire la realizzazione del nuovo Polo didattico. Non solo: la famosa biblioteca che avrebbe ricevuto il parere contrario del Provveditorato, era stata già sottoposta a perizia geotecnica e approvata, secondo i dettami previsti dal codice degli appalti pubblici. Quell’area insomma, solo pochi anni fa è stata considerata sicura e ora, improvvisamente, non più.

Stefano Civitarese

“Trovo singolare che improvvisamente venga fuori che si tratti di area del tutto inidonea all’edificazione e ancora più sorprendente – sino a prova contraria – che vi sarebbe un parere contrario del provveditorato alle opere pubbliche relativo alla costruzione della nuova biblioteca – commenta Civitarese – Quasi inutile rammentare che siamo in un’area densamente edificata, in cui tra l’altro vi è il nuovo Palazzo di Giustizia”.

L’università si trova in viale Pindaro, è bene ricordarlo, grazie a un accordo di programma che coinvolse anche i privati e col quale l’Aurum, all’epoca di proprietà della D’Annunzio, venne ceduto al Comune in cambio delle aree tra il Palazzo di giustizia e via Falcone e Borsellino. Dopo questo accordo, nel 2004 il cda della D’Annunzio approvò il progetto “Nuovo Pindaro” e pochi anni dopo stanziò quasi 35 milioni di euro. Un progetto che non fu portato avanti ma che ricevette l’ok di Comune e Genio civile e da cui, in tempi più recenti, venne stralciato il progetto della sola biblioteca per 15 milioni di euro. 

Gianni Cucullo

 Perché il Polo didattico non si fece più? Nel 2015, e quindi solo quattro anni fa, il cda concluse che “allo stato, non risultano più necessarie tutte le superfici e le volumetrie previste dal programma funzionale a suo tempo espresso dai presidi delle facoltà pescaresi”.

Insomma, l’ampliamento non serviva più. Così si avviò il progetto della sola Biblioteca, che ottenne il via libera geotecnico. Tre anni fa, il progetto della nuova biblioteca venne trasmesso al Provveditorato delle opere pubbliche che funge quindi da stazione appaltante.

“Per questa ragione pare singolare che il Provveditorato al tempo stesso esprima un ‘parere contrario’ all’iniziativa – spiega Civitarese – Parere che, peraltro, riesce difficile collocare nella sequenza procedimentale della realizzazione dell’opera. Inoltre, e soprattutto, non è il provveditorato (organo decentrato del ministero delle infrastrutture) che si esprime su tali profili, di competenza regionale. Quello che può accadere in questi casi è che la stazione appaltante, nella fase di predisposizione dei documenti di gara, suggerisca ulteriori approfondimenti, specialmente su aspetti che divengono delicati da gestire in fase di esecuzione, come sono sicuramente quelli geologici. Il che sarebbe naturalmente ben altra cosa rispetto a un “divieto di costruire” di cui si è letto sulla stampa”.

Insomma, è stata la richiesta di un semplice parere a orientare il no del direttore generale all’ampliamento in viale Pindaro e a dirottare l’attenzione dell’Ateneo sull’ex Cofa? In che consiste questo famoso divieto del Provveditorato?

“A ogni modo da quel dicembre 2016 non risulta assunta alcuna altra decisione da parte degli organi di governo dell’Ateneo. Che a tre anni dalla suddetta delibera del CdA – che definiva gli ultimi dettagli per la gara – oggi emerga addirittura un ‘parere contrario’ di un organo presente nel procedimento sin dall’inizio come ‘stazione appaltante dell’università’ suona ancora più sorprendente”,

conclude Civitarese.

ps: E poi, se parliamo di sicurezza e di incolumità degli studenti, l’area ex Cofa non assicura certo standard migliori, senza contare i problemi di mobilità. Insomma, un pateracchio di cui non ancora si riesce a comprendere il perché.




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