·Viale Pindaro, ecco il parere del Provveditorato·

Nessuna bocciatura, proprio no. Ma soltanto la richiesta di ulteriori “approfondimenti ed adempimenti del caso” e cioè la realizzazione di fondazioni di diverso tipo. Eccolo qui il famoso parere del Provveditorato interregionale per le Opere pubbliche sbandierato dal direttore generale Giovanni Cucullo davanti al Senato accademico dell’Università Gabriele D’Annunzio e rimasto fino a oggi super riservato: nessun divieto, nessuna bocciatura (che tra l’altro non rientra nei suoi compiti), ma una semplice indicazione di progettazione per la realizzazione della nuova biblioteca. 

L’allarme non c’è, nessun pericolo per l’incolumità degli studenti, come moltissimi docenti sospettavano sin dal primo momento: quella di viale Pindaro è un’area ad alta concentrazione di edifici e il divieto a costruire da parte del Provveditorato, messo nero su bianco in una lettera in possesso del solo dg, così come è stato detto ai senatori dell’Università D’Annunzio, non sarebbe stato né in cielo né in terra.

E’ un altro tassello nella misteriosa vicenda che vede la d’Annunzio impegnata a rincorrere l’area dell’ex Cofa, l’ultimo tratto di spiaggia pescarese risparmiato dal cemento, per trasferirci una parte dell’Ateneo, e il Comune pronto ad accontentarla.  Con la Regione, proprietaria dell’area, disposta a fare a cambio: lei in viale Pindaro, l’Ateneo vista-mare. 

Il rettore Sergio Caputi col dg Giovanni Cucullo

Insomma, nessuna bocciatura:

“A mio avviso – scrive il professor Massimo Grisolia nella relazione indirizzata alla D’Annunzio – il progetto non è presentabile, né affidabile, per cui deve essere rinviato per approfondimenti ed adempimenti del caso. Nel merito dei possibili indirizzi progettuali, la presenza dell’importante livello di ghiaie sovrapposte alle argille consistenti del basamento potrebbe indirizzare una soluzione su fondazioni profonde. Una fondazione superficiale non è comunque da escludere di principio, purché associata ad una efficace compensazione dei carichi ed un effettivo irrigidimento in fondazione”.

Tradotto significa che il progetto, secondo i tecnici, deve essere corretto; il Provveditorato quindi invita i progettisti dell’Università a indirizzarsi su fondazioni di diverso tipo: non quelle a “platea” ma con i pali, anche se aggiunge che la “fondazione superficiale non è comunque da escludere di principio”, e questo per il fatto che moltissimi edifici nella stessa zona (e quindi con le stesse condizioni di terreno) sono stati realizzati con le fondazioni “a platea”. Come per esempio, nel Polo Micara. Fondazioni che, come unica controindicazione, potrebbero comportare un aumento di spesa ma neppure troppo consistente. 

La relazione prosegue con questo invito:

“Il comitato, con voto unanime degli aventi diritto e con parere concorde di tutti partecipanti, è stato del parere che il progetto non è meritevole di approvazione e che sia necessaria una dettagliata relazione geotecnica che preveda una puntuale e corretta valutazione dei cedimenti delle strutture, finalizzate alla scelta di una più adeguata soluzione fondale. Detto elaborato dovrà essere integrato a cura del progettista dell’intervento”.

Tanto che conclude con la frase di rito:

“Si resta in attesa della documentazione richiesta per il riesame da parte del comitato tecnico amministrativo di questo istituto”.

Tanto che nella premessa il Provveditorato scrive di non reputare “sufficientemente chiaro” l’inquadramento geologico e neppure sufficienti le “verifiche eseguite” sulla moderazione geotecnica.

Non c’è quindi, e non poteva esserci, nessun divieto a costruire, non c’è e non poteva esserci nessuna bocciatura per il progetto della biblioteca universitaria, ma c’è solo un’indicazione per la realizzazione di un diverso tipo di fondamenta: la palificazione invece della platea.

Non è abbastanza per giustificare una fuga da viale Pindaro, né per scatenare la paura che gli studenti lì siano a rischio (sostenere che è pericoloso realizzare una nuova biblioteca significa  dire che anche le aule e l’attuale struttura sarebbero da sgomberare). E adesso l’Università, se continuerà a prediligere l’ex Cofa, dovrà farlo limitandosi a sostenere che aspira a realizzare un Ateneo vista-mare. Che tra l’altro non ha neppure spazi sufficienti a contenerlo per intero.

Procurandosi l’ostilità di gran parte della città.




Articoli correlati

  • L’Università: c’è il divieto a costruire6 Novembre 2019 L’Università: c’è il divieto a costruire Sembra proprio che non ci siano alternative, secondo il direttore generale dell'università D'Annunzio Gianni Cucullo: l’università di Chieti-Pescara dovrà trasferirsi nell'area ex Cofa. […]
  • 8 Novembre 2019 Viale Pindaro, il pateracchio Eppure lì in quella zona ci sono grattacieli, c’è il Palazzo di Giustizia, c’è l’Università. Com’è possibile che adesso, all’improvviso, il Provveditorato alle Opere pubbliche sia […]
  • Ex Cofa, stop al progetto-vergogna28 Ottobre 2019 Ex Cofa, stop al progetto-vergogna Ma se c’è la Guardia di Finanza perché non può esserci l’Università? E allora Pescaraporto? E allora non è meglio il pubblico del privato?   Se ne sentono di ogni sullo scempio […]
  • Adriatico anch’io18 Luglio 2018 Adriatico anch’io Si chiamerà Università dell’Adriatico: non arretra il rettore dell’Università Gabriele D’Annunzio Chieti-Pescara, alla faccia delle critiche e dei campanili, e così ieri Sergio Caputi  ha […]