·Una sede sicura, prima di tutto·

Una sede sicura, innanzitutto. Una sede unica, possibilmente. Aule per studiare, aule per incontrarsi, laboratori per Architettura e Ingegneria. Studentati. Occorre tutto questo agli studenti dell’Università d’Annunzio e viale Pindaro così com’è non risponde a questi requisiti. Ma in ogni caso, dice Martina De Marco, rappresentante degli studenti nel cda dell’Ateneo, tutti loro devono poter partecipare alle decisioni dell’Università.

“Il rettore Caputi deve comportarsi come un buon padre di famiglia nella scelta della sede, e io aggiungo che come un buon padre deve tener conto della volontà dei figli”.

Martina De Marco

Maperò ha incontrato Martina De Marco per ascoltare il punto di vista degli studenti in merito al trasferimento dell’Università nell’area dell’ex Cofa (L’intervista è andata in onda ieri su Radio città nel programma Resistenze di Benedetta La Penna e la potete ascoltare nel link in fondo al post) 

Martina, cosa pensi e che cosa pensano gli studenti del trasferimento dell’università nella sede dell’ex Cofa?

C’è da dire che fino a oggi non c’è ancora un progetto vero e proprio e quindi ragioniamo soltanto sulla base di ipotesi. L’interesse principale di noi studenti è quello di riuscire a preservare e anzi incentivare i servizi. La domanda che mi sorge spontanea è che fine farebbero i servizi essenziali che si sono sviluppati in viale Pindaro e lo Studentato di via Benedetto Croce che permette agli studenti di avere un alloggio in maniera gratuita o con un prezzo molto vantaggioso sul mercato. Oltre allo studentato c’è la mensa e c’è la palazzina Orlandi, che è l’unico posto di ritrovo per gli studenti. Che fine faranno queste strutture? E poi c’è un altro problema importante, quello dei trasporti”.

E in effetti, intorno all’ex Cofa ci sarebbe l’esigenza di ricreare una serie di servizi che si sono sviluppati in viale Pindaro, dando vita al quartiere universitario. E il principale è quello degli alloggi per gli studenti. Quindi per voi è indifferente che la sede sia in viale Pindaro o all’ex Cofa? 

A questa domanda non posso darti una risposta univoca. Quello che ti posso dire sicuramente è che oggi viale Pindaro è assolutamente inadatta per rispondere alle caratteristiche di una qualsiasi università di medio o alto livello, perché mancano le aule studio, la struttura è soggetta a esondazioni periodiche, quindi ovviamente essendo in una zona di particolari condizioni geologiche, abbiamo riscontrato  problematiche non indifferenti sia durante la svolgimento delle lezioni sia anche per l’amministrazione stessa”

Quindi una nuova sede o una sede più ampia e ristrutturata

“Qui bisogna valutare i pro e i contro: io ho letto  l’intervento che ha scritto sul suo blog il professor Paolo Fusero. Da parte degli studenti non c’è un no a priori all’ipotesi di una nuova sede ma bisogna valutare quali sono i pro e i contro di questa scelta. Abbiamo visto anche il parere del Provveditorato alle opere pubbliche, parere che dovrà essere rimodulato ma in ogni caso io posso dire che a noi interessa soltanto che sia una struttura sicura. Così come l’ex Cofa ha una serie di impedimenti, gli stessi li ha viale Pindaro. Sappiamo che da tempo c’è il progetto Nuovo Pindaro, con l’ex caserma Di Cocco, e l’ipotesi di fare uno Studentato lì senza delocalizzare tutto da viale Pindaro potrebbe essere una soluzione.

Quindi non vi dispiacerebbe delocalizzare soltanto un pezzo di Università? Mi sembra che il Dipartimento di Architettura abbia espresso parere contrario all’ipotesi di realizzare sull’ex Cofa soltanto il Politecnico. 

“Anche il rettore Caputi si è espresso in modo contrario. Dico no allo spostamento parziale se poi si andranno a concentrare tutte le energie magari sull’ex Cofa, lasciando gli studenti che restano in viale Pindaro allo sfacelo totale”.

E il rapporto con la città qual è? Il problema di condividere e di aprire un dialogo con la città ve lo siete posti?

Sicuramente Caputi ha detto una cosa fondamentale: non ci muoviamo senza il consenso della città. Ma se non c’è un intento di crescita da parte degli enti locali, l’Università da sola non potrà andare da nessuna parte. Insomma, spostarsi solo per avere più pubblicità non mi trova d’accordo. 

Ma voi studenti non vi siete ancora confrontati su questo tema, in un’assemblea magari?

No in realtà no, perché non c’è un progetto vero e proprio. Mi auguro che questa amministrazione e gli enti locali coinvolgano gli studenti, di qualsiasi estrazione politica, anche nei tavoli tecnici. 

L’idea di occupare uno spazio in riva al mare, uno spazio ambito ma anche molto chiacchierato e prezioso per la città, non vi pone alcun problema?

“L’idea di spostarci in riva al mare può essere sicuramente allettante ma è bene chiedersi, nel caso, tutto il resto che fine farà? I servizi e le strutture che sono sorti intorno a viale Pindaro che fine faranno? In ogni caso penso che noi studenti dobbiamo essere interpellati, sia per la scelta della nuova sede sia per la riconversione degli spazi esistenti”.

Quindi possiamo concludere con un appello agli enti locali e all’università, perché coinvolgano gli studenti nella fase di elaborazione e di realizzazione del progetto?  

E’ stata utilizzata una metafora: “Il rettore deve comportarsi come un buon padre di famiglia, deve valutare quanto costa ristrutturare casa ma allo stesso tempo andare sul mercato per vedere se conviene comprarla nuova. Ma io aggiungo, facendo una richiesta ulteriore a Sergio Caputi: da studentessa chiedo che come un buon padre di famiglia interpelli anche i figli sulle decisioni che li riguardano così da vicino”.




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