·Un Fiore per la Lorenzin·

Ricominciano i guai per l’istituto zooprofilattico. Proprio quando tutto sembrava finito sotto il tappeto, dalla nomina di Mauro Mattioli agli esposti in procura del ministro Lorenzin, alle polemiche sulle procedure illegittime, la Regione è costretta di nuovo a correre ai ripari: la nomina di Mattioli è stata impugnata da Gianluca Fiore. E tutto il dossier Istituto Zooprofilattico, dalle decisioni ai retrofront e alle delibere di conferma di Dalfy, finiranno sotto la lente di ingrandimento della magistratura amministrativa.

Dalfy con Mattioli

Dalfy con Mattioli

A novembre scorso, prima della forzatura sull’ex rettore, si era parlato molto di un accordo tra il governatore Luciano D’Alfonso con il deputato Paolo Tancredi e quindi col ministro della Salute Beatrice Lorenzin (entrambi Ncd) sul nome di Gianluca Fiore come direttore generale dello Zooprofilattico. Fiore, membro della commissione europea con esperienza nel Centro comune di ricerca dell’Ispra, godeva della stima dell’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci e aveva tutte le carte in regola per aspirare all’incarico, ma poi l’accordo all’improvviso tramontò, determinando la rottura violentissima tra D’Alfonso e la Lorenzin, culminata con due esposti alla procura della repubblica sull’operato della Regione Abruzzo.

Il ministro Lorenzin

Il ministro Lorenzin

Adesso Fiore ha impugnato la delibera del 12 dicembre 2015, cioè quella relativa all’”Approvazione degli idonei e degli esclusi alla nomina a direttore generale dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise” e la Regione ha dato incarico all’Avvocatura regionale di difenderla in giudizio.
Ma c’è un punto, nella delibera di affidamento, che la dice lunga su quanto siano ancora compromessi i rapporti con la Lorenzin: D’Alfonso non affida la propria difesa all’Avvocatura dello Stato, perchè il ministero potrebbe condividere la tesi sostenuta nel suo ricorso da Gianluca Fiore.

Ecco come viene espresso questo passaggio in burocratese:

“Non si configura opportuno l’affidamento all’Avvocatura dello Stato della difesa delle ragioni dell’amministrazione regionale perché nella vicenda…potrebbe comportare una valutazione dei fatti e delle circostanze da parte del ministero, così come rappresentate nell’atto introduttivo, in senso adesivo alle riflessioni compiute da parte ricorrente…”.

Insomma, Dalfy è consapevole che Fiore ha ragione, e le tesi illustrate nel suo ricorso coincidono con quelle del ministero.
ps: però lui se ne infischia. Se n’è infischiato. E se ne infischierà.




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