·Atto di accusa sul bilancio·

Un atto di accusa. Ritardi, omissioni, inadempimenti. Altro che la Corte dei Conti, questa volta la pugnalata arriva dal cuore stesso della Regione. Il dirigente ad interim del Servizio Bilancio Carmine Cipollone si dimette con una lettera che è un pugno nello stomaco. Il suo posto è stato affidato a Ebron D’Aristotile che il giorno dell’insediamento, sulla sua scrivania tova due lettere, una di giugno e l’altra del 29 ottobre. In quelle lettere Cipollone fa un quadro delle finanze regionali abruzzesi che è da terzo mondo, e a cui la Regione non mette riparo, lasciando il servizio in mano a un solo dirigente e a pochissimi dipendenti che per tentare di rispondere alle prescrizioni della Corte dei Conti in pieno ferragosto restano al lavoro rinunciando alle ferie (al contrario dei politici).

Il presidente della Corte dei Conti col presidente della Provincia di Pescara e D'Alfonso

Il presidente della Corte dei Conti col presidente della Provincia di Pescara e D’Alfonso

Insomma, mentre il presidente della Regione si preoccupa di rimpinguare il suo staff, con contratti che vanno e vengono o di spacchettare i Trasporti e il Turismo, il servizio Bilancio della Regione e quello della Ragioneria restano a secco di personale. E non è di poco conto, visto che tra pochissimo verrà certificato un buco nelle casse regionali di circa 500 milioni di euro. Ritardi, denuncia Cipollone, nella piattaforma di certificazione dei crediti (che non consente di recuperare risorse utili per l’amministrazione), ritardi nella gestione della fatturazione elettronica e nella definizione degli indicatori di tempestività dei pagamenti. Ritardi colpevoli, visto che sono stati già denunciati da cinque mesi almeno senza che nessuno ci mettesse mano.

Luciano D'Alfonso

Luciano D’Alfonso

Ma l’aspetto più grave viene denunciato nella lettera di giugno. Cipollone denuncia errori nelle delibere di incarico, sovrapposizioni di date e affermazioni false: come quando la Regione scrive che a giugno non c’erano dirigenti privi di incarico. In quella data, ce n’erano almeno sette.

E allora, Cipollone denuncia che il piano anti-corruzione prescrive la rotazione dei dirigenti e che lui, incardinato nel servizio Bilancio dal 2002, non è stato mai rotato, anzi. Non solo: secondo il dirigente il conferimento di incarichi dovrebbe essere effettuato in base a una procedura selettiva, invece niente, e anche l’affidamento dell’interim dovrebbe essere un’eccezione, secondo la Corte dei Conti.

E invece, nella Regione Abruzzo, è diventata la regola. Ma è l’elenco delle falle contabili della Regione a far rabbrividire. Ecco l’elenco che a luglio fa l’ex dirigente del Servizio Bilancio e ragioneria: il riaccertamento dei residui del 2013, il rendiconto generale del 2013, il riaccertamento ordinario dei residui del 2014, il riallineamento dei cicli temporali della programmazione finanziaria, l’adozione dei provvedimenti di assestamento annuale di bilancio , <come la Corte dei Conti e i Revisori hanno più volte rammentato con fermezza alla Regione>.

La colpa di tutto questo? Della Regione, che ha concentrato nelle mani di una sola persona il Bilancio e la Ragioneria, servizi che soffrono di una gravissima carenza di organico e che hanno subito ulteriori riduzioni <e defezioni per malattie, assenze per maternità e distacchi>.

Insomma, Cipollone a giugno accetta l’incarico a interim sotto la spinta della sentenza della Corte dei Conti, quella che viene inviata a Renzi per valutare lo scioglimento del consiglio regionale. La sentenza con cui vengono denunciati ritardi, omissioni e violazioni di leggi nel riallineamento dei conti. Cipollone si sacrifica, ma quello che scrive a luglio e adesso nella lettera di dimissioni, è un altro colpo al cuore della Regione.




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