·Tutti i cloni del presidente·

C’è lui. L’avete sentito parlare no, Luciano D’Alfonso? Ne basterebbe uno con i suoi Ufo, il suo vacanzare, la sua rotativa finanziante e costumatezza manutenutiva. E fin qua ci siamo: le sue sono iperboli addomesticate a un uso fantastico della lingua italiana.
E poi ci sono i cloni. Uno, quello più famoso, e’ il sottosegretario Camillo D’Alessandro. Da quando era piccolo studia il dalfonsismo, cioè voce postura slang e carriera del presidente. Ma non è il solo: in Abruzzo ce ne sono almeno altri due che seguono la scia: il parlamentare pd Gianluca Fusilli (un altro che se chiudi gli occhi e lo senti parlare lo scambi per D’Alfonso) e il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco.

Gianluca Fusilli

Gianluca Fusilli

Antonio Di Marco

Antonio Di Marco

Su quest’ultimo però bisogna dire la verità: lui D’Alfonso lo emula solo per la ossessiva inaugurazione di scuole e rotatorie, con foto su Facebook e comunicati stampa persino quando va a donare il sangue. Per il resto, almeno lui non si esercita davanti allo specchio a provare i trequarti del profilo e la voce impostata.
Ma non è questo che volevo dirvi. Volevo dirvi una cosa più seria. Volevo parlarvi dello slang. Quello del sottosegretario D’Alessandro per esempio, che ricalca in pieno il claim della ditta D’Alfonso & c.

Camillo D'Alessandro

Camillo D’Alessandro

Ne troverete tracce sulla sua bacheca Facebook e sui suoi comunicati. Ora, lui ha avuto la sfortuna di avere dal governatore la delega all’Expo. Certo, se gli dai la delega e poi affidi l’organizzazione alla partecipata Abruzzo sviluppo cioè la società dove lavora la moglie, e’ davvero una gran carognata da parte del governatore. Ma vabbè. Ora, provate a criticare l’Expo, a fare chesso’ un commento ironico, a dire magari che non è andata così splendidamente come la raccontano. Provateci. Vi sentirete rispondere che siete dei “tristoni”, che non sorridete mai, che siete dei “barellieri d’odio”.

Oppure dei dispensatori attivi di tristezza, peggioristi attivi in seduta permanente, attivissimi distanti. È un’escalation di veleni e di livore, oltre che di grottesca imitazione del dalfonsese: voi cari oppositori state solo tentando di “dimostrare la vostra esistenza in vita”. E intanto, conclude il felice sottosegretario, “voi perdete, l’Abruzzo vince”.

Stia a sentire, consigliere-sottosegretario: non so dove lei viva, e non so cosa vinca l’Abruzzo. Finora sappiamo solo cosa ha vinto lei: una tombola. L’Abruzzo, dal canto suo, nel 2014 ha perso 2.365 residenti, giovani costretti ad andar via per lavorare come i loro bisnonni di Fontamara, 20.000 famiglie sotto la soglia di povertà (famiglie, quindi moltiplichi almeno per due: fa quasi un capoluogo), un anno e mezzo di attesa per una mammografia. E fermiamoci qui.
Questo Abruzzo vorrebbe tanto essere felice e anche (expo)ttimista. Ma se si guarda intorno, non ci riesce proprio.




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