·E Brucchi ci mette una X·

Che poi sia l’Ascoli a beneficiare della retrocessione del Teramo non fa che aggiungere sale sulla ferita. Vicini, rivali e per di più affacciati sulla sponda giusta del Tronto, senza contare la maggiore nobilita’ calcistica. I cugini del picchio (nel senso araldico) hanno tutto per essere odiati, è un po’ invidiati, dai teramani. Così il sindaco Maurizio Brucchi, schierato con Campitelli al centro della disperata difesa biancorossa, ha ottenuto dalla Lega di serie B che una X indicherà nel prossimo calendario il posto lasciato libero dal Teramo. Fino a sentenza definitiva, come piace ripetere ai politici. X non come pareggio, ma come sconfitta rimandata.

 

 

Una banca. Avevano pure quella, anzi ne avevano due: una domestica per dare un salotto alla politica e agli affari, un’altra ricca e ambiziosa al punto di immaginare corso San Giorgio come capitale abruzzese del credito. Avevano la Regione, il presidente belloccio e ambizioso, l’anziano king maker della stirpe Tancredi, una rete politica e professionale tessuta intorno a quel cognome importante. E una corte dei miracolati come Paolo Gatti e Mauro Di Dalmazio. E avevano Lanfranco Venturoni, assessore reale e occulto alla Sanità.

Gianni Chiodi  e Maurizio Brucchi

Gianni Chiodi e Maurizio Brucchi si curano le ferite

Avevano persino, nel campo avversario, due elementi di peso come Lino Nisii e Vincenzo Ceruli Irelli, buoni per ogni prevedibile necessita’ consociativa. Avevano le Virtù, prima di scoprire i vizi che hanno fatto franare il castello. Quel che mancava era solo l’alloro sportivo: arrivato pure quello, ma come un gol a tempo scaduto e svanito in fretta come tutti i sogni d’estate.

Campitelli

Il presidente Campitelli

La doppia retrocessione del Teramo calcio, dalla B conquistata con l’aiuto dello shopping, alla D decretata per sentenza, e’ in pratica l’autobiografia di una città. La vittoria facile, l’inclinazione alla scorciatoia, un senso assai elastico delle regole, il particulare assunto come unica bussola, quel nonsocche’ di autoreferenziale che contraddistingue ogni provincia nelle stagioni felici.

Quante parabole si specchiano nell’impresa ingloriosa dell’occhialuto presidente Campitelli, ci si specchiano l’ascesa e il declino del governatore Chiodi e anche la finanza corsara che ha divorato Tercas. E ci si specchiano il paradosso del vino, con i blasonati teramani surclassati all’alba del boom abruzzese da due miti come Valentini e Masciarelli, e il sogno di una centralità regionale legittimata dalla ricca dote agraria e però perennemente negata dalla geografia.

Paolo Tancredi

Paolo Tancredi

Chiodi con Berlusconi

Chiodi con Berlusconi

Quanto assomiglia la promozione del Teramo calcio conquistata con gol e combine all’effimero successo di Gianni Chiodi dopato dalle grane giudiziarie di Del Turco e del potenziale sfidante Luciano D’Alfonso. Ripetuta cinque anni dopo ad armi pari, la partita non ha avuto storia. Con il sindaco Brucchi e il presidente Campitelli schierati in prima linea, adesso Teramo (la città) sogna rivincite e promette, comprensibilmente, battaglia. Ma torna, dalla retrovia della quarta serie, a contemplare un orizzonte avaro: di qua il Gran Sasso che allontana l’Abruzzo, di la’ il Tronto che allontana l’eterno sogno marchigiano. Come in tutte le rincorse, saranno anni duri e faticosi: perché dietro alla squadra a scoprirsi retrocessa e’ tutta la città. Con annessi, connessi e miracolati.

 




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