·Teramo, ha perso anche il Pd·

Ci pensa il neo sindaco di Teramo a smentire il segretario regionale Marco Rapino, ma quale vittoria del Pd ma quale unità ma non diciamo stupidaggini:

“Se dicessi che questa è una vittoria del Pd mentirei a me stesso, e sarebbe ingeneroso nei confronti di tantissimi cittadini. Io avevo ormai, mi spiace dirlo, ho voltato le spalle totalmente al Pd come correnti e capi di corrente locali – ha raccontato Gianguido D’Alberto a Repubblica –  dinamiche che non servono a nessuno ed erano un’espansione di logiche personalistiche nazionali. Invece qui ad essere premiata è stata una forza di grande civismo, anche se mi rendo conto che la parola può essere abusata. Un percorso che abbiamo cominciato tempo fa. Dopo la batosta del 4 marzo, dopo una lunga assemblea, il Pd locale ha infine deciso di appoggiarci. Questa è la storia”. 

Gianguido D’Alberto

D’Alberto: ho vinto perchè ho lasciato il Pd

E la storia racconta che D’Alberto è uscito dal Pd, ha fondato un movimento civico e con le sue liste ha messo la freccia e sorpassato Giandonato Morra recuperando trenta punti rispetto al primo turno. Punto e basta. 

Il Pd non c’entra niente con questa vittoria, cari i miei dem, aggiunge il neo sindaco di Teramo, il partito è lontano anni luce dai problemi dei cittadini. Per recuperare bisognerebbe fare passi da gigante, bisognerebbe

“rieducare allo spirito civico i partiti: non saprei dirlo diversamente. Aver trasformato una grande tensione pubblica in una somma di interessi di grandi, medi o piccoli gruppi autoriferiti, o peggio, di destini personali, ha prosciugato tutto. Alla fine ti volti e i cittadini non ci sono più. Cosa resta da fare, mi chiedo, se non porre al centro i cittadini? E rimettere  la politica e le visioni al servizio di tutte queste domande di vivibilità, di garanzie, di comunità? Noi abbiamo fatto in piccolo ciò che Pisapia, ad esempio, ha sperimentato così bene a Milano. Anche se il Pd di quella stagione era ben più forte”.

Marco Rapino

Fina: subito l’assemblea, questione di pudore

Inutile metterci il cappello sopra. E prende la palla al balzo Michele Fina, chiedendosi ieri su Facebook cos’altro serva per convocare finalmente l’assemblea regionale del Partito democratico, “che attendiamo inutilmente dal 4 marzo scorso”?

Fina punta il dito su Rapino:

“Come può il Segretario regionale continuare a nascondersi alla verifica della fiducia nel suo operato?A chi interessa l’irrilevanza e la disgregazione del Pd in Abruzzo in vista delle prossime elezioni regionali? Ho partecipato ad un’Assemblea provinciale all’Aquila che ha approvato all’unanimità (!) la proposta di una reggenza del Pd Abruzzo, in linea col Pd nazionale. Mi risulta che questa sia un’opinione diffusa in regione; presumibilmente maggioritaria. Chi non vuole fare i conti con la propria coscienza, faccia almeno i conti col proprio pudore”.

Michele Fina

A chi interessa la disgregazione del Pd in vista delle prossime regionali? E’ uno spirito distruttivo infatti, quello che sembra animare l’azione di Rapino e di chi lo sostiene in questa fuga dalle responsabilità. 

Le strane dichiarazioni di Dalfy

Per questo è apparsa enigmatica la dichiarazione che il governatore Luciano D’Alfonso ha fatto a Certastampa sulla sconfitta del centrodestra, quasi rammaricato per la sconfitta di Morra: 

“Far cadere un’amministrazione è una esperienza sanguinaria che solitamente si paga. Il candidato di centrodestra è un galantuomo riconosciuto da tutti. Non ho visto l’ambizione di vincere nel centrodestra, al contrario Gianguido D’Alberto ha messo in campo la sua esperienza pluriennale e la sua autonomia. L’appartenenza ideologica è un ferro del novecento, di volta in volta si ricomincia da capo. Teramo ha voluto ricominciare”.

Anche Morra paga il prezzo della divisione del centrodestra, un prezzo altissimo, visto che era un candidato apprezzato da tutti, persino dal suo avversario. E ieri, Paolo Gatti, lo spin doctor di questa operazione partita con la cacciata di Maurizio Brucchi, ha annunciato il suo ritiro dalla politica attiva. 

Paolo Gatti

La lettera di addio di Paolo Gatti

“Ho deciso: lascio la politica attiva. Ho riflettuto a lungo in piena solitudine, per una volta non ho condiviso con nessuno, anche se alcuni lo avevano capito da tempo, ed hanno fatto di tutto per dissuadermi. L’ho stabilito da alcuni mesi, ma lo dico e lo scrivo oggi, proprio nel giorno in cui Lino Silvino avrebbe compiuto 72 anni. So che tanti amici ci rimarranno male (e questo mi dispiace davvero) e molti altri giubileranno (di questo poco m’importa, ma ho sorriso tante volte nelle ultime settimane leggendo ed ascoltando certe dichiarazioni): è una decisione ferma e serena, in nulla condizionata dalla recente tornata elettorale, anche se certamente avrei preferito un’uscita di scena vittoriosa. Il mio sogno era di fare l’Assessore nella mia città, Teramo, ed ho avuto la fortuna di farlo a 29 anni, con grande soddisfazione ed ottimi risultati amministrativi. Quello che è venuto dopo è stato tutto un di più, Assessore Regionale – e credo di averlo fatto con onore, tanto impegno e buoni risultati, se 10875 cittadini hanno scelto poi di rieleggermi – ed infine Vice Presidente del Consiglio regionale in rappresentanza delle opposizioni. Detengo il record di preferenze al Comune di Teramo e ho avuto il piacere di essere stato per ben due volte il più votato in Abruzzo, sempre con oltre diecimila preferenze, grazie ad un lavoro feroce e alla fiducia e alla stima di tanti amici. Non mi piace più, non mi piace lo scadimento culturale, l’arrivismo selvaggio, l’incompetenza dilagante, l’eccesso di scorrettezze personali prima ancora che politiche, e soprattutto l’ipocrisia che ha raggiunto livelli per me inaccettabili (soprattutto quando praticata da improbabili e smemorati moralizzatori), così come la violenza verbale alla quale siamo arrivati che mette a rischio la serena convivenza civile. In buona sostanza, non mi piace più una politica che non ha nulla a che fare con la Politica in cui credevo io, quella delle cose da fare per la comunità. Non mi ritrovo in un ring in cui vince chi chiacchiera di più o chi urla più forte, e dove gli atti concreti passano spesso in secondo piano, non mi ritrovo in un campo di battaglia popolato da tanti maldicenti che sanno solo svolgere attacchi personali del tutto infondati ma non hanno mai prodotto nulla per il proprio territorio ed i propri concittadini. Ci sarò sempre per tutti gli amici che vorranno un suggerimento o un consiglio e ci sarò sempre per la mia comunità, ma con grande serenità dico basta a tutto questo e chiudo questa faticosa ma splendida avventura durata 19 anni. Vi ringrazio di cuore, ma ora, a 43 anni compiuti, penso di non avere più stimoli e sento di aver dato tutto, con alcuni errori certamente, ma – consentitemelo – con moltissimi ottimi risultati. Adesso, sento dentro di me il desiderio una vita diversa.

ps: Il coraggio di andarsene: una lezione di stile, questa qui.




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