·Teramani come cani e Gatti·

Se ne dicono di ogni, ma non in faccia. Sparano sui social, litigano, si insultano, insinuano. A colpi di post e di tweet: a Teramo si usa così. E’ successo per la crisi al Comune, e poi sulla nomina di Manola Di Pasquale. Paolo Gatti contro un consigliere comunale, Gianni Chiodi contro Manola e Manola contro Chiodi.

Manola Di Pasquale

Manola Di Pasquale

E deve essere salita così tanto la tensione che poi ieri sera in consiglio regionale i teramani super nervosi sono sbottati e hanno fatto sbottare il presidente della Regione Luciano D’Alfonso al quale non è parso vero: negli ultimi tempi strapazza tutti e figuriamoci se gli alzano una palla.

E’ cominciato tutto al tempo della crisetta al Comune. Un consigliere comunale, Alfonso Di Sabatino Martina detto Dodo accusa Gatti di essere il vero sindaco di Teramo. <Se la maggior parte dei consiglieri desiderano porre fine a questa esperienza – annuncia l’ex assessore regionale – non sarà una tragedia fare un bel bagno di democrazia e ridare la parola ai cittadini>.

Dodo non molla, gli dà del confuso, sarebbe curioso di verificare la sua tenuta politica dice, visto che Gatti si augura le elezioni. E vanno avanti così per chilometri.

Paolo Gatti

Paolo Gatti

Ma l’affondo più pesante è quello di Manola a Chiodi. L’ex presidente contesta la nomina della Di Pasquale all’Istituto zooprofilattico: rappresenta un passo indietro, <non ha competenze né relazioni>, è nomina illegittima, gela così la sua concittadina. E lei mica si perde d’animo. L’avvocatessa ex candidata a sindaco sconfitta, risponde per le rime e senza freni:

<Caro Chiodi, ho cominciato a pensare che lei fosse misogino quando, presidente della Regione, ha nominato consigliera di parità Letizia Marinelli e l’assessore Federica Carpineta non per titoli, che forse pure avevano, ma per motivi ben più beceri>. E non c’è bisogno di spiegare.

Ecchediamine, una giornataccia dopo l’altra per il presidente emerito. Ieri sera, a causa però del suo amico e collega di partito Paolo Gatti, se ne becca un’altra di insinuazione. Questa volta a firma D’Alfonso. La discussione è sulla nomina del garante dei detenuti, l’accordo sul nome di Rita Bernardini non si trova e Paolo Gatti, sempre lui, rifiuta di votare un nome senza aver valutato almeno una terna, <la forma è sostanza>, fa. Apriti cielo.

Chiodi e Gatti

Chiodi e Gatti

D'Alfonso e Di Pangrazio

D’Alfonso e Di Pangrazio

D’Alfonso si scatena e non lo tiene più nessuno, nemmeno Giuseppe Di Pangrazio che lui definisce, senza offesa però, il suo camerlengo: <La forma è anche quella con cui si nomina la consigliera di parità>, sibila lui alludendo alla relazione di Chiodi con la Marinelli finita nell’inchiesta Rimborsopoli, e manco se si fosse messo d’accordo con la Di Pasquale, tira in ballo pure la Carpineta:

<Risponde al vero e alle mura di questa stanza che, quando è stata individuata la Carpineta, si è presentata convinta di essere assunta e poi è diventata assessore?>.

Letizia Marinelli

Letizia Marinelli

E’ un colpo di scena: l’aula mormora, il camerlengo è in grande imbarazzo, la seduta viene sospesa. 

Poco prima il consiglio regionale aveva approvato una risoluzione per vietare l’affidamento di incarichi professionali a parenti o affini entro il quarto grado. Però le fidanzate restano fuori, mannaggia.




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