·Tanti manager per una Asl·

E alla fine l’hanno nominato: Pasquale Flacco dal 10 dicembre è il nuovo manager della Asl di Chieti, dopo un tira e molla durato alcuni mesi. Resterà in carica tre anni, come da contratto. Scelte schizofreniche: la Regione vuole la Asl unica ma entro la fine dell’anno non ce la farà, nonostante gli annunci e i buoni propositi. Non ce la farà perchè sulla sanità si è scatenata una guerra che è anche una storia di minacce e contropartite, a cominciare dai punti nascita e dalla rete ospedaliera. E ieri davanti ai giudici se n’è già visto uno spezzone.

Pasquale Flacco (in nero)

Pasquale Flacco (in nero)

Non ce la farà la Regione a battezzare la Asl unica. perché i campanili sono schierati: Teramo contro tutti e L’Aquila contro Teramo, e allora c’è bisogno di tempo. Nel frattempo, via con i manager: fatto Flacco, a fine mese toccherà ai manager dell’Aquila e di Pescara. Giancarlo Silveri lascia e torna a casa e Claudio D’Amario, che ieri è stato a Roma dalla Lorenzin, va in Campania a fare il subcommissario. Nel capoluogo è guerra di campanili, perché gli aquilani in gara sono fortemente osteggiati dai marsicani, mentre a Pescara bisognerà vedere se Armando Mancini, direttore della stroke unit, lascerà i suoi pazienti per un incarico che potrebbe rivelarsi a termine. Quindi è molto probabile che all’Aquila per il momento resti in carica il direttore amministrativo Marcella Sciarappa.

Armando Mancini

Armando Mancini

Sì, scelte schizofreniche: i manager come da contratto resteranno in carica per tre anni, e salteranno solo e soltanto se ci sarà la riforma delle Asl. E nell’incarico di Flacco c’è una clausola specifica, insieme al trattamento economico: 113.620 euro all’anno con una maggiorazione del 20 per cento se raggiungerà un punteggio di 160, del 10 per cento se si fermerà a 120. Che di questi tempi.

Paolucci con D'Amario, Chiavaroli e D'Incecco

Paolucci con D’Amario, Chiavaroli e D’Incecco

Ma l’andamento ondivago della Regione e del commissario condiziona fortemente anche il futuro della sanità: ieri davanti al Tar, nell’udienza sui punti nascita, gli avvocati della controparte volevano acquisire agli atti la lettera che Luciano D’Alfonso ha scritto al ministro Beatrice Lorenzin per chiedere di tenere aperto il punto nascita di Atri (Atri, e poi Sulmona, o Penne?). Una notizia che ha messo molto in imbarazzo l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, ora indicato come l’unico fedele interprete della linea di fermezza del ministero, e che ha fatto esultare invece Luciano Monticelli, il piddino di fede ginobliana. Ma sia la lettera che quello che è accaduto ieri in consiglio regionale, dove lo stesso Monticelli è passato dal sorriso agli schiaffi partendo lancia in resta contro la giunta per contestare i fondi della cultura, dimostra che D’Alfonso viene tenuto per il collo dal team Monticelli-Ginoble-Gerosolimo che già qualche mese fa lo ha costretto a inghiottire il rimpasto (e vedete un po’ se si possono fare scelte sanitarie in questo modo, sulla pelle dei cittadini).

Ginoble, Gerosolimo e Monticelli

Ginoble, Gerosolimo e Monticelli

Insomma, è durissima. La Asl unica non la vogliono i teramani ma una partita a volto scoperto la sta giocando anche il consigliere regionale Pd Pierpaolo Pietrucci. Lui preferirebbe le macroaree, una Pescara-Chieti l’altra Teramo-L’Aquila, con due ospedali di secondo livello, cioè di altissima qualità. Mica è facile. La partita si gioca su due importanti specializzazioni: Neurochirurgia e Cardiochirurgia. Mentre Pescara e Chieti se le dividerebbero pacificamente (la Neuro a Pescara, la cardio a Chieti), Teramo punta i piedi perché vuole tenersi tutte e due. E allora, se si deve convergere sulla Asl unica, gli aquilani spingono per avere la sede nel capoluogo di Regione. Che nessuno è però disposto a concedere. Ecco perché è tutto fermo.

Oggi intanto c’è un incontro a Roma: sul tavolo del ministro è arrivato il documento sulla nuova rete ospedaliera, finora top secret. C’è la geografia dei 16 ospedali, che l’Agenzia sanitaria ha consegnato nei giorni scorsi. Se non passa la rete, non finisce manco il commissariamento. Insomma, siamo ancora a carissimo amico, e soprattutto con moltissimi nemici.




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