·Sunday morning·

Sunday morning è una meravigliosa canzone dei Velvet Underground. L’ho ascoltata milioni di volte, negli anni, ma sempre passivamente; scelta da qualcun altro, che fosse un amico o il dee jay alla radio. Da qualche tempo, invece, la cerco, l’ascolto e mi ci ritrovo. Mi fa pensare proprio alla domenica mattina. Si dirà: se si intitola Sunday morning, a che ti poteva far pensare, al giovedì sera? Per certi versi è così, se ascolti Roma Capoccia non è che ti viene in mente Rovigo. Però, voglio dire, al di là del titolo, che certo è sufficientemente evocativo, non comprendo null’altro del testo. 

E’ la musica che ha proprio l’aria, l’andamento della domenica mattina. Il ritmo lento, rarefatto, armonioso. Come le campane della chiesa. “Quando sento le campane la domenica mattina” canta Venditti in Roma Capoccia, e le campane si sentono, o sembra di sentirle, anche in questa canzone di un gruppo musicale laico, trasgressivo, diverso; come il suo celeberrimo cantante, Lou Reed. La domenica mattina di un artista maledetto assomiglia alla domenica che si vive. In America, in Italia, in Inghilterra, in Canada. Suona come quella che abbiamo conosciuto tutti, almeno da bambini, anche se poi il lavoro o la vita ci hanno portato a vivere situazioni diverse: la sveglia tardi, gironzolare per casa, assecondare il tempo del piacere, non del dovere. 

D’autunno, poi. Perché la domenica mattina, per me, è soprattutto d’autunno, con i colori che tendono al giallo e al marrone, il clima ancora mite, ma la coperta che ti accoglie. 

Ascolto la canzone e vivo o rivivo queste emozioni. 

E manco voglio andare a leggere il testo. Perché ho il timore di imbattermi in qualcosa di diverso da ciò che, senza capire, immagino e percepisco.

 I profumi della cucina sono un altro aspetto tipico di questo giorno, di questo momento speciale. Le carezze di chi si occupa o si occupava di te. 

Dopo la mattina arriva il pomeriggio. Poi la sera. Quindi il buio. Il buio della domenica sera è davvero ostile. Prelude alla scuola o alla ripresa del giorno dopo. 

A quel punto ti rendi conto che incombeva dalla mattina un sentimento ambiguo. Un’inquietudine, anche.

La domenica, in realtà, non è sempre la stessa. E’ diversa a 10, a 30 o a 50 anni. Cambia la prospettiva. E chissà se questa canzone del ’67, di prima che nascessi e di quando Lou Reed era ragazzo, racconta la gioia, la serenità o l’inquietudine. Se è una canzone d’amore o esistenziale. Se è ottimista o struggente.

Alla fine mi decido. Di sera. Con il buio. Cerco e leggo il testo di una canzone che mi tiene compagnia da sempre, sia pure distrattamente. Ebbene: è un testo poetico e malinconico. Racconta l’inquietudine. “Degli anni sprecati che incalzano”. Di tutte le strade che hai attraversato. Di qualcuno che ti chiama. Alle tue spalle. Ti chiama e ci sarà sempre. 

E’ proprio la canzone per me. Ora.

Buona Sunday morning a tutti.




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