·Prima che il Gal canti·

Questa è una storia di cui sentiremo ancora parlare. Per questo motivo la ripropongo.

E’ di Luciano D’Alfonso la richiesta di riapertura del bando per la selezione dei Gal, è lui, il presidente della Regione Abruzzo, l’”organo di decisione politica” che chiede al direttore Antonio Di Paolo nello stesso giorno della scadenza, di rinviare la chiusura di almeno tre giorni. E’ lui che insiste, addirittura con due mail, perchè alla prima Di Paolo risponde no, non è possibile, lo vieta la legge.
Maperò è in grado di documentarlo.

D'alfonso con Dino Pepe

D’alfonso con Dino Pepe

Un rinvio sospetto, una vicenda con tanti punti interrogativi, che finisce in un esposto alla procura della repubblica: a poche ore dalla scadenza del bando per la selezione dei Gal (gruppi di azione locale che attuano tra loro una forma di partenariato attivo), il direttore del dipartimento Antonio Di Paolo firma una determina con cui proroga di tre giorni la scadenza dei termini. Manca la firma del dirigente responsabile, ed è un’assenza che pesa, e soprattutto nella determina viene scritto chiaramente che la proroga viene concessa su richiesta dell’”organo di decisione politica”. Pochi giorni prima una richiesta simile non viene accolta. Ce n’è abbastanza per scatenare un caso. Gli occhi di tutti sono puntati sull’assessore Dino Pepe, teramano, perchè da lì provengono i ritardatari che si avvantaggiano della proroga, anche se non sono gli unici. Ma oggi si scopre che non è così.

Dalfy e Pepe

Dalfy e Pepe

Un pastrocchio. Maperò è in grado di ricostruire cosa è accaduto in quei giorni. Il bando scade il 9 settembre. E’ l’8 settembre quando il governatore Luciano D’Alfonso, con protocollo 34223 scrive una prima lettera al direttore del dipartimento Politiche dello Sviluppo rurale Antonio Di Paolo: “Pregiatissimo direttore”: una cartella e mezza per dire che c’è stata l’estate e che il tempo non è stato sufficiente a molti per mettere a punto la documentazione richiesta dal bando, quindi sollecita “una dilazione del termine di scadenza del bando per lo meno di altri sette giorni”.

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Cosa sostiene Dalfy nella sua lettera? Lui dice che il bando richiede che

“qualificate parti pubbliche e private, attraverso lo strumento del partenariato, si aggreghino tra loro” e che quindi “i soggetti chiamati a candidarsi abbiano il tempo di coagularsi intorno a una strategia, di talché, alcuni Gal, i quali hanno manifestato la loro intenzione di presentare le rispettive candidature, hanno messo in rilievo, colpevole anche il periodo di ferie estive appena trascorso, che il tempo messo a disposizione dal bando da un lato non è sufficiente per collazionare la complicata e complessa documentazione richiesta dall’avviso, e dall’altro non è di per sé sufficiente per generare le condizioni negoziali necessarie per sviluppare gli accordi di partenariato richiesti dal metodo Leader”.

Il giorno stesso alle 19.31, Di Paolo risponde con un no e ricorda al presidente che i regolamenti comunitari impongono il termine indifferibile del 29 ottobre per chiudere la prima selezione delle strategie di sviluppo locale:

“Il rischio che si corre disattendendo quel termine è di non poter attivare in Abruzzo le predette strategie”.

Insomma, il direttore spiega che il termine è inderogabile perchè subito dopo va attivata la fase della valutazione da parte delle commissioni per poter pubblicare il 29 ottobre la graduatoria definitiva.

“Ciò premesso – conclude Di Paolo – sono vivamente spiacente di comunicare che non sussistono margini ragionevoli di tempo per consentire alcuna proroga della scadenza.”

 

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Il giorno dopo, alle 13.06, D’Alfonso torna all’attacco. E’ il giorno della scadenza del bando. Riduce la richiesta di qualche giorno, il rinvio che chiede non è più di una settimana ma di soli tre giorni:

“Nel raccogliere quanto da lei rappresentato….vengo tuttavia a richiederle, rimarcando le ragioni già esplicitate nella mia di ieri, di voler concedere una dilazione del termine di scadenza del bando in argomento sino alle ore 14 del 12 settembre pv”. Firmato Luciano D’Alfonso, d’ordine Claudio Ruffini.

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E’ di fronte a questa nuova insistente lettera, che il direttore del dipartimento si arrende, e firma la proroga. Una proroga sulla quale pendono già due ricorsi e un esposto alla procura della repubblica.




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