·Spargi la voce, si vota·

E così dopo giorni di ostinato impegno civile della popolazione italica si esaurisce il Festival dell’anno. Vincitori,vinti e dimenticabili fanno le valigie e lasciano gli alberghi della riviera di ponente per riprendere la strada di casa.
Il Festival di Baglioni è stato un eventone per la Rai e Claudio che riconosco come un vero direttore artistico ha fatto il meglio che poteva consegnandoci alla fine un buon prodotto. Nessuna novità  sostanziale lampante per lo spettacolo di punta di Rai 1 ma una indiscutibile e più minuziosa cura nel confezionamento del prodotto televisivo.
Bravi tutti, era quello che “ce serviva”.
Uno spettacolo scusatemi che parla in  romanesco non solo per la canzone de Barbarossa ma per il criterio di scelte di vita professionale e di logiche di inclusione seguite dallo show che sono imprenscindibili ma per me un po’ da Circo Massimo.

…Arivano li romani, e sono cantanti e operatori di settore, che parlano, si muovono come a Montecitorio e ci fanno capire che per fare lo show “ce deve sta’ de tutto dentro ar minestrone”  e poi mejo de tutto nun se deve cambia’ er gioco.
“Na’ coalizione de canzoni” che passano e arrivano alla Città eterna con il risultato finale che è un verdetto che ce piace  tanto no? Nulla di personale contro i romani ci mancherebbe ma il Festival mi ha ancora ricordato che se fai il grande evento televisivo “devi parlà romano” mica a parole: a fatti.
Te devi mette d’accordo e dimenticarti gli accordi di spartito che tanto quelli non contano.
“Tutto fuorché la novità ve prego”,  cosi’ ho immaginato parlassero i dirigenti della Rete al direttore Claudio Massimo. Il diktat sempre quello per piacere. Claudio Baglioni gran signore della musica, e’ stato capace di far tutto questo e  tirare avanti il carro come un Gentiloni di passaggio da Sanremo.


Claudio, compositore ed artista di alto livello,  è stato  il più abile  fra i direttori nel farci passare e dimenticare certe  ovvietà vestendole apparentemente di nuovo. Il suo successo è stato quello: cambiare tutto per non cambiare niente.
Non dimentico i duetti di Giorgia e James Taylor,  quelli suoi con il Volo che si sfidano sull’ estensione, le nuove vocali di Facchinetti, le urla generali fatte passare come “nuova espressione del canto”, il tono muscolare dello Stato sociale, le forme di Michelle, Sting che canta in italiano, Gazze’ in abito talare e l’Ariston  e la sala per ricchi e poveri (prima e seconda classe). Nuovo boom di ascolti.
Metteteci pure “la rimanenza di magazzino di Lucio Dalla” cantata da Ron, la terza vita della Vanoni che canta una bella canzone con Alessandro Preziosi, lo Stato Sociale ed il Coro dell’ AntonianoElio, senza più turbanti,  che non scioglierà mai le Storie Tese (anche se lo prospetta da tempo)
Non si muove niente credetemi, e tutti quei certi restano ed entrano semmai ar tavolo solo li belli attori e  le regine del varietà che riempiono gli schermi di ascolti.

Così si fa un prodotto Festival di grande gradimento, “ce se  mischia tutti ma fra de noi, ce se camuffa e quarche cosa arivera’…se ffa’ se po’ ffa'”.
Avrei preferito veder vincere la canzone di Diodato ma alla fine mi sono divertito confesso a guardarlo sto’ Fest  e so già per chi votare alle prossime  elezioni. Anche i social hanno dato grande riscontro al Fest e tutti noi abbiamo liberamente espresso le nostre impressioni lanciando nuovi e finalmente propositivi giudizi.
Fortuna che c’erano Facebook-Twitter ed Instagram  carichi di ingiurie, di improbabili giudizi tecnici, di selfies, di alternative proposte artistiche a buon mercato (tutti professori).
Ma lo spirito di partecipazione è stato molto elevato, l’adesione al voto c’è stata essu’.
Importante che abbiate votato e che il numero degli aventi diritto sia stato elevato.
Beh dai spargi la Voce se puoi  io chiudo la diretta di Radio Portanuova e vado a ripetizione di romanesco: la musica e’ finita.





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