·Sottosegretari, prende quota Legnini·

Il suo nome prende quota nelle ultime ore: fino all’ultimo viene tenuto coperto, lasciando che Luciano D’Alfonso smuova mari e monti, faccia scrivere fiumi di inchiostro, elogi tutti i ministri del Conte bis e indichi persino la strada e le cose da fare al nuovo governo, al solo scopo di venire reclutato nella squadra. Quel che è certo è che l’Abruzzo non potrà avere due vice ministri o sottosegretari, e se davvero la carta nascosta cioè Giovanni Legnini dovesse accettare, Dalfy sarebbe definitivamente fuori gioco. 

E per il vice presidente del Csm, al quale il ruolo di consigliere regionale e capo dell’opposizione in Abruzzo sta cominciando a diventare troppo stretto, potrebbe essere pronta la poltrona da vice ministro del Mise o della Giustizia. In ambienti romani si quota il Mise, perché difficilmente Bonafede potrebbe accettare come vice uno del calibro di Legnini che probabilmente lo oscurerebbe. E invece lo Sviluppo Economico sarebbe il ministero ritagliato apposta per lui, che già in passato è stato sottosegretario all’Economia. Per Legnini lo sponsor principale è Nicola Zingaretti. 

E pare che a far pendere la bilancia a suo favore, e a sbloccare le sue ultime riserve, sia stata anche la volontà di escludere D’Alfonso dal governo, che però secondo altre fonti resta sempre in corsa in quota Renzi. Ieri sera d’altronde, la presa di distanza della consigliera regionale dei Cinquestelle Sara Marcozzi sembra calare nel momento delle decisioni: il suo è un vero e proprio anatema.

“Mi auguro, per il bene dell’Italia e del nostro Abruzzo, che Luciano D’Alfonso non venga nominato sottosegretario ad alcunché “- ha scritto su Facebook. Un assist indiretto e forse involontario a Legnini, di cui è stata allieva di studio ma anche rivale alle ultime elezioni regionali, e che sembra indicare la strada ai colleghi romani che sono in cabina di regia e che decideranno in queste ore la squadra dei sottosegretari.

ps: Insomma, ancora poche ore e si saprà se l’ex vice presidente del Csm andrà al governo (e di conseguenza se Dalfy resterà a casa): la scelta tocca naturalmente al Pd, che dovrà comunque essere attento a non innervosire gli alleati grillini.




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