·Roghi, le delibere che accusano·

Tutti convocati, il 13 settembre: vertice per il rimboschimento. Cento invitati tra Presidenti di Provincia, prefetti e 84 sindaci. Tutti, ma non proprio tutti: all’appello del presidente della Regione Luciano D’Alfonso mancano i Parchi. Cioè quelli che dovrebbero avere competenze e strumenti per parlare di rimboschimento.
Niente da fare, nell’elenco non ci sono. D’altronde che non corra buon sangue tra Ente Parco Majella e Regione è chiaro da un pezzo, da quando è scoppiato l’incendio del Morrone.

Sono volati gli stracci, e anche le accuse. Ma la Regione che ha puntato il dito contro il Parco, colpevole secondo il presidente D’Alfonso, di non aver provveduto alla manutenzione dei boschi e di aver così favorito il propagarsi dell’incendio, in realtà finisce a sua volta nel mirino: è stato proprio Palazzo Silone ad approvare le delibere che stabiliscono l’assoluto divieto di “pulire il sottobosco”. Divieto che non è venuto meno neppure di fronte all’allerta lanciata dal primo ministro Paolo Gentiloni. Non solo non attua il piano di prevenzione degli incendi boschivi approvato il 15 luglio, ma allo stesso tempo la Regione vieta la pulizia del sottobosco. Le accuse contro il Parco insomma, sono solo fumo negli occhi.

E adesso, gli strali del governatore nei confronti del presidente Franco Iezzi finiscono all’attenzione della procura di Sulmona. E’ possibile che con una manutenzione più accurata si sarebbe potuto evitare il disastro? Certo che sì, ma le competenze non sono per niente così nette. Il dito puntato da D’Alfonso contro il Parco si scontra contro le due delibere regionali, la 877/2016 e la 279/2017, che riguardano le misure generali di conservazione per la tutela dei siti della Rete Natura 2000. La Regione approva, mette il timbro, l’ultima volta il 25 maggio scorso, sul regolamento minuzioso che regola le aree protette.

Che a pagina 15 stabilisce espressamente che “è vietato ripulire il sottobosco”. Vietato, insieme a tutta un’altra serie di prescrizioni. Certo, c’è la possibilità di una deroga: che deve essere motivata “da parte dell’ente gestore e di altre amministrazioni competenti per specifiche esigenze legate alla prevenzione di incendi boschivi”.
Quattro righe, molto chiare. La pulizia del sottobosco, che avrebbe prevenuto la diffusione degli incendi sul Morrone, è vietata tranne che in casi eccezionali. Come la prevenzione degli incendi. Una deroga che sarebbe stata opportuna,  di fronte al rischio incendi che si sarebbe prospettato nell’estate 2017.

Monte Morrone

Ma in questo caso l’Ente parco non sarebbe potuto intervenire perchè le aree andate a fuoco sono di proprietà dei Comuni, anzi della collettività, che però non hanno soldi e la Regione non glieli dà. I famosi piani di gestione, che costerebbero dai 30 mila ai 70 mila euro, a cura delle amministrazioni comunali, non si fanno più da anni. E l’ultimo finanziamento della Regione Abruzzo risale al 2014: tre milioni di euro per sette anni che fanno 400 mila euro all’anno per la prevenzione degli incendi in tutto l’Abruzzo. “Briciole, una somma che non basterebbe neppure per i giardini pubblici”, ha spiegato il presidente del parco della Majella Franco Iezzi al Manifesto.

Franco Iezzi

Ma l’inchiesta dovrà mettere a fuoco anche molto altro. La Regione non ha mezzi propri per spegnere gli incendi, a parte una trentina di fuoristrada dotati di serbatoi di acqua che però possono arrivare fino a 250 metri di quota, e senza la guida delle guardie Forestali hanno potuto fare ben poco. Per gli aerei, ha dovuto mettere mano al portafogli e pagare una ditta privata: un solo elicottero per un mese è costato più di 100 mila euro. La ditta è stata selezionata attraverso una gara privata, gara sulla quale sta indagando l’Antitrust in seguito alla denuncia del dirigente di un’azienda estromessa dall’appalto.
A questo punto si aspetta la decisione del governo sulla richiesta dello stato di emergenza, che di fatto comporta il commissariamento del territorio. Regione e Comuni verrebbero completamente estromessi, e le redini delle decisioni le assumerebbe lo Stato. Anche in materia di rimboschimenti, in teoria.
ps: E questo spiega probabilmente la fretta di D’Alfonso di occuparsi del ripristino dei boschi. Magari spera che il governo nomini lui. Con buona pace dei boschi.




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