·Maxi assegno per le cliniche·

Eccolo il nuovo tetto di spesa per le cliniche private: è di circa 124 milioni di euro, un bottino che dovranno dividersi le singole case di cura. Una cifra a cui vanno aggiunti altri 8 milioni da destinare alla Ini srl di Canistro, anche se la clinica amministrata da Daniela Stati deve ancora essere accreditata. Soldi cash che la Regione delibera quasi in anticipo rispetto agli anni scorsi, il 3 novembre, come al solito in estrema segretezza, senza comunicati e senza annunci. Presenti solo in tre: Giovanni Lolli, Dino Pepe e Silvio Paolucci, oltre al presidente Luciano D’Alfonso.

Sono 123.592.478 per la precisione, una somma uguale a quella degli scorsi anni, che dovrà essere così ripartita: 8.756.692,00 alla Immacolata di Celano; 11.316.088,00 alla Di Lorenzo di Avezzano; 1.647.883,00 alla San Francesco di Vasto; 2.539.946,00 alla Nova Salus di Trasacco; 11.854.936,00 a Villa Letizia di Preturo; 4.849.607,00 alla San Raffaele di Sulmona, 35.153.521,00 alla Pierangeli di Pescara; 9.500.000,00 alla Spatocco di Chieti; 37.973.805,00 per Villa Serena. Altri 8.198.435,00 alla Ini di Canistro. In tutto sono 131.790.913.
Questi i soldi che la Regione mette a disposizione delle cliniche, un tetto invalicabile, almeno secondo quello che si scrive nella delibera, per fare fronte ai ricoveri programmati, non essendo le strutture ospedaliere private regionali “inserite nella rete dell’emergenza-urgenza”. Anzi se una clinica dovesse superare per due annualità consecutive il tetto di spesa, è prevista la revoca dell’accreditamento. Misura che però non è stata mai applicata, fino a questo momento.

Dal 1 gennaio 2018 tra l’altro la Regione Abruzzo non sottoscriverà accordi contrattuali con strutture con meno di 60 posti letto per acuti, ad esclusione delle strutture monospecialistiche.
A questo punto ci sarà tempo fino al 20 novembre per firmare i contratti, qualche giorno in più per la Ini di Canistro che per la verità, proprio in questi giorni ha inviato una lettera al governatore per chiedere un incontro urgente per la rimodulazione dei posti letto di Ortopedia in Urologia, “secondo il modello previsto dalla normativa, di multidisciplinarità dipartimentale”. La proposta, alla quale è abbinato un parere legale dell’avvocato Tommaso Marchese, non prevede aumenti di spesa e di posti letto, e si basa sul fatto che “nelle prestazioni di Urologia si registra l’80 per cento di mobilità attiva”.
Col decreto Lorenzin, l’Ini, che fa parte della divisione del gruppo nazionale guidato dalla famiglia Faroni, era stato riconvertito in struttura monospecialistica di Ortopedia e Traumatologia, con l’assegnazione di 30 posti letto, di cui 2 in day ospital più 7 posti letto di Urologia.
Di questa richiesta, che tra l’altro era stata già inviata a ottobre, non c’è traccia nella delibera di giunta.
ps: Una giunta convocata come al solito quando si tratta di sanità e di cliniche private, in estrema riservatezza. Con soli tre assessori. E la sanità pubblica affonda, nel frattempo.




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