·Sincerità?·

#dobbiamoParlare (Di Sergio Rubini. Con Sergio Rubini, Isabella Ragonese, Fabrizio Bentivoglio, Maria Pia Calzone. Genere: commedia)

parliamo

Il film, con il suo titolo già di per sè minaccioso (forse è il “dobbiamo” che spaventa, ma ho la certezza che è un pensiero condiviso, non per generalizzare, ma di più dal pubblico maschile), si svolge tutto in un salotto, durante una notte. L’impostazione è dell’opera teatrale, la concentrazione del regista-attore Rubini sui quattro personaggi è profonda. Nei pochi metri quadrati e nelle poche ore, proprio le parole, la sincerità (benedetta o maledetta?) sconvolgono le righe di partenza.  La ristrettezza degli spazi provoca scoppi di ira, di isteria, di violenza, tira fuori le cose. Mi ha ricordato, sebbene senza il dramma, Carnage, un film di Polanski del 2011. Due coppie a confronto: quella sposata, borghese, conformista (Fabrizio Bentivoglio, in una caricatura del chirurgo romano che tradisce la moglie con l’infermiera, a sua volta coniugata con un “macellaio infartuato”; Maria Pia Calzone, che ha una pure lei una relazione extra quanto stabile con un giovanissimo avvocato); e quella dei “conviventi” letterati, alternativi, che sembrano unitissimi, addirittura scrivono romanzi insieme (Sergio Rubini e Isabella Ragonese, con una evidente differenza di età, di oltre 20 anni). La notte porta consiglio solo ai coniugi, vince la resilienza del matrimonio, dell’istituto nato nell’antica Roma come “confarreatio”, lo scambio del farro (un contratto di contenuto economico). Addirittura resiste alla sincerità, fino a quel momento messa da parte. Resiste al tradimento reciproco, persino al disprezzo manifestato. Al contrario, l’altra coppia scoppia. Basta pochissimo, scoprire appunto che non ci si è detti tutto. Basta la lite, una di quelle insopportabili, quelle dove si sfoga il bisogno di sfigurare l’altro. L’amore, senza l’ombrello del matrimonio, è fragile. Si basa su se stesso e non coabita con il compromesso. Alla fine si capisce che era bene che quel rapporto finisse, che il vero emergesse con tutta la sua crudezza, perché l’amore se si depotenzia e si trascina toglie l’aria alle persone. Rubini apre la finestra, su una Roma splendida, filmata da un drone. Apre la finestra, respira, ricomincia a scrivere, ispirato. E i più felici, perché finalmente non sono più soli (il terrore della solitudine…) sono i pesci rossi della locandina. Bello!

Il trailer del film lo trovate qui





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