·Siete ridicoli·

mohito

“La vostra generazione, su Facebook, è proprio ridicola”. “Vostra” sarebbe la mia, ovvero la generazione dagli “anta” in poi. A metterla giù così, in fondo affettuosa, ma ruvida, è mia nipote sedicenne. “In che senso, scusa, saremmo ridicoli?”. Qui l’argomentare si fa più incerto. “Perché siete intimisti”. “Vabbè, ma pure voi”, osservo, “postate la canzone che vi piace, il brano che vi ha colpito, la frase a effetto”. “Sì, ma voi lo fate in maniera ridicola”. Con le spiegazioni verbali non andiamo lontano. Mi accontento di questa risposta, sebbene un po’ apodittica.
Il contesto è una festa di cinquant’anni. Nel corso della serata si dipana, dunque, l’armamentario della mia generazione. A mezza sera parte la musica. E’ il segnale di inizio del momento dei balli. Ecco quindi “Take on me”, per i cuori romantici, e “Rock the casbah”, per quelli ribelli. Alle spalle della sala, in un angolo attrezzato, il barman, più attempato di noi, prepara cocktail per sciogliere freni e timidezze. Mentre sorseggio un Mohito, gli chiedo notizie della cara, vecchia Tequila Bum Bum. “Non la vuole più nessuno”, è la sentenza inappellabile.
Osservo noi, che beviamo e balliamo, e poi loro, i ragazzi e i bambini, che si fanno gli affari loro, e quando si affacciano è per ridere. Di noi, ovviamente. Ad un certo punto mi sembra di capire. A risultare ridicolo non è tanto ciò che diciamo o facciamo, ma il fatto stesso che venga da noi, ovvero da persone percepite, da chi è ragazzo, come non più capaci di provare emozioni vitali: divertimento, cazzeggio, dubbi, passioni. Ricordo bene come vedevo, all’età di mia nipote, gli adulti come me, ora. Persone arrivate, nel senso di oramai compiute, sul piano lavorativo, affettivo, emozionale. Sicure di tutto. Per non parlare, poi, di quella roba lì. Ma perché, gli adulti lo fanno? I genitori, però, no, vero?

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Ecco, questi erano i pensieri che frullavano nella testa di un sedicenne. Mi sembra che, da questo punto di vista, le cose non siano cambiate, ed è, tutto sommato, rassicurante.
Ora, nipotina mia, vorrei dirti un’altra cosa: per quanto possa sembrarti incredibile, quello che ti frulla adesso nella testa continuerà ad arricchire i tuoi sentimenti, a guidare i tuoi comportamenti, a darti le emozioni necessarie per affrontare questa dura, meravigliosa, quotidiana sfida che è la vita. Lo farà sempre. Anche quando ci sarà la generazione che, naturalmente, troverà ridicola la tua. Canterai a squarciagola la tua musica, berrai il nettare dei tuoi anni migliori, penserai a ieri, senza smettere di sognare il futuro. E sarai tutto sommato orgogliosa, anche del fatto che qualcuno possa trovarti ridicola.
Sapessi come mi intenerisce, ora, sapere che studi sul mio vocabolario di latino, ed ogni tanto ti imbatti nelle stupidaggini che scrivevo allora.
E comunque, devi sapere, la “Tequila Bum Bum” non era niente male. E ballare su “Rock the casbah”, secondo me, darebbe i brividi pure a te.





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