·Sanità, tagli ma non per tutti·

Ci sono sprechi a cui nessuno fa caso. Ci sono tagli che nessuno fa, nonostante le prescrizioni del ministero. Ci sono medici iperprotetti. E ci sono situazioni di illegalità avviate in epoca Chiodi che però non vengono sanate neppure ora, con D’Alfonso-Paolucci.

Gianni Chiodi

Gianni Chiodi

Accade alla Asl di Pescara, tre anni fa. Ma è di questi giorni l’esposto di un medico pescarese, Antonio Di Muzio, che ha fatto richiesta di accesso agli atti al Ministero della Salute e dell’Economia. È giugno 2012 quando viene affidata una struttura complessa a un medico trasferito da Sulmona nonostante il secco no del ministro della Sanità. È un incarico fatto in deroga al contratto, alle procedure sulla mobilità e sui concorsi pubblici. Siamo in periodo di commissariamento e sul personale gli steccati sono molto rigidi. Nonostante questo il manager Claudio D’Amario con Chiodi presidente, per la Medicina legale revoca un precedente avviso pubblico e affida l’incarico di direttore dil struttura complessa al dottor Ildo Polidoro che lascia quindi Sulmona per venire a Pescara.

Chiodi col manager D'Amario e la Cuccarini

Chiodi col manager D’Amario e la Cuccarini

E’ il 2012 e il ministero è tassativo: la mobilità, se richiesta da un dirigente di struttura complessa comporta nel trasferimento la perdita dell’incarico con possibilità da pare dell’azienda di destinazione di assegnare al dirigente trasferito un incarico di struttura semplice. Niente, Regione e Asl vanno avanti. Chiodi invia spiegazioni, il ministero non si fa incantare:

<Le precisazioni fornite – scrive nel 2013 – non superano i rilievi formulati>. Secondo l’esposto di Di Muzio, quell’incarico non solo non è valido, ma non ha neppure mai ricevuto il vialibera dal ministero.

E d’altronde lo stesso commissario alla sanità aveva inviato una nota invitando i manager delle Asl “a disporre la temporanea sospensione delle procedure di conferimento degli incarichi di direzione di struttura complessa”. Per Polidoro la Asl pescarese fa di testa sua e delle prescrizioni del ministero se ne infischia. Le strutture complesse, detto per inciso, costano alle tasche pubbliche molto ma molto di più delle strutture semplici. E il caso Polidoro sembra non sia l’unico.




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