·Sanità, fuga dall’Abruzzo·

Aumenta di sei milioni di euro la mobilità passiva regionale, cioè i pazienti che vanno a farsi curare fuori dall’Abruzzo. Per sfiducia, alla ricerca di alte specializzazioni, per aggirare liste d’attesa lunghissime.

E’ il risultato di uno studio dell’Agenzia sanitaria regionale. Nel 2017 la mobilità passiva extraregionale era pari a 138.670.754,2 euro, nel 2018 sale a 141.292.228,4, mentre diminuisce la mobilità attiva extraregionale da 82 milioni e rotti nel 2017 ai 78.932.334,2 del 2018. Col risultato che il saldo negativo è pari a 62.359.894,4 (nel 2017 era di 56 milioni): un saldo negativo di sei milioni di euro. Appunto.

Gran parte della mobilità passiva è costituita da mobilità intorno ai confini (62% in mobilità passiva e 78% in mobilità attiva), quindi da ricovero ad alto rischio di inappropriatezza (21% in mobilità passiva e 15% in mobilità attiva) e ricoveri ad alta complessità assistenziale (13% in mobilità passiva e 12% in mobilità attiva). In pratica gli abruzzesi vanno a curarsi preferibilmente nelle Marche e nel Lazio.

E qui si registra un’anomalia: in effetti i malati che sono andati a curarsi fuori regione sono diminuiti, passando dai 35.246 del 2017 a 34.590 del 2018, però è aumentata la spesa che la Regione ha sostenuto per far fronte alle richieste delle altre Asl. 

La percentuale di cittadini abruzzesi che si ricoverano fuori regione mostra delle differenze territoriali evidenti. In particolare, l’Agenzia sanitaria ha osservato che i cittadini residenti nella provincia di Teramo effettuano 11.295 ricoveri fuori Abruzzo (23,9%), con un tasso di emigrazione quasi doppio rispetto ai residenti in provincia di Pescara (36,6 contro 18,4 x 1.000 abitanti).

Ma per quali patologie vanno a curarsi fuori regione gli abruzzesi? Al primo posto troviamo la “sostituzione di articolazioni maggiori o reimpianto degli arti inferiori”, interventi sulle valvole cardiache, artrodesi vertebrale eccetto cervicale, stato stuporoso e coma di origine non traumatica, interventi sulle valvole cardiache, interventi sul piede, trapianto di midollo osseo, chemioterapia non associata a diagnosi secondaria di leucemia acuta, interventi su utero non per neoplasie maligne, trapianto di fegato e/o trapianto di intestino. Solo esempi.

Il maggior numero di ricoveri fuori regione vengono effettuati nelle Marche (10.965- 31,7%). Si nota, inoltre, che i ricoveri effettuati nelle Marche ed in Emilia Romagna sono in prevalenza di tipo chirurgico, (rispettivamente con il 64,7% ed il 71,4%) mentre i ricoveri effettuati nel Lazio dai cittadini abruzzesi sono prevalentemente di tipo medico (59,2%). 

Insomma, l’analisi evidenzia che una parte significativa della mobilità sia costituita da mobilità intorno ai confini.

Tanto che, per i ricoveri soprattutto, risulta rilevante la mobilità verso le regioni di confine, infatti il 60% dei ricoveri di pazienti residenti in provincia di Teramo viene fatto nelle strutture sanitarie marchigiane, gli Aquilani si ricoverano per il 59% nel Lazio.

“L’entità di questa tipologia, nota come mobilità evitabile, potrebbe essere contenuta con l’adozione di opportuni miglioramenti nella programmazione sanitaria locale”,

scrive l’Agenzia sanitaria regionale. Non solo, in materia di interventi ortopedici fuori regione, l’Agenzia sanitaria sostiene che la fuga dei pazienti

“possa essere imputata a difetti organizzativo-gestionali in termini di garanzia spazio-temporale (liste di attesa) o di qualità assistenziale”.

La distribuzione dei ricoveri nelle prime 20 strutture fuori Regione Abruzzo in ordine di frequenza e regime assistenziale, mostra che il 6,7% del totale vengono effettuati al Policlinico Gemelli di Roma con il 64,6% dei ricoveri effettuati in regime ordinario, seguita dall’ Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma che effettua soprattutto ricoveri in regime day hospital/day surgery. In alcune regioni vicine, un ruolo importante lo giocano però le cliniche private. 

Come risolvere un problema così grande, che impegna moltissimo il bilancio della sanità? L’Agenzia sanitaria indica come prima cosa gli accordi di confine, ma la Regione Abruzzo è ancora a carissimo amico.

ps: e pensare che nel 2014 erano stati aumentai i budget ai privati proprio per ridurre la mobilità passiva. 




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