·Sanità, disavanzo di 57 milioni nel 2019·

Va male, malissimo la sanità al tempo di Marsilio & Verì: per il 2019 si prospetta un disavanzo compreso tra -34 e -57.000.000 di euro, somme che peraltro inglobano un’entrata non strutturale di 30 milioni di euro. E’ il Tavolo di monitoraggio del 27 novembre 2019 a scriverlo nero su bianco con una nota di biasimo durissima in cui evidenzia “la gravità della situazione” e richiama “le sanzioni di legge in caso di disavanzo non coperto”. Maperò è stato in grado di leggere il verbale.

Ma la censura più pesante riguarda ancora una volta il rapporto con le cliniche private: la Regione deve programmare, non può lasciare agli imprenditori della sanità privata la libertà di decidere cosa fare e quanto farsi pagare, e soprattutto deve eliminare i regali predisposti l’estate scorsa nei confronti dei privati.

Bilancio, un buco profondo

Privati e disavanzo sono quindi i nodi più importanti da affrontare per Marsilio. Dove la giunta di centrodestra andrà a trovare i 58 milioni di euro per evitare di incorrere nelle sanzioni del governo, non è dato sapere. Fatto sta che il Tavolo da una parte ha stabilito che nel 2017, non certo dal centrodestra, erano stati centrati tutti gli obiettivi, dall’altra ha messo in mora Marsilio. Che pero’ ora beneficerà di 70,864 milioni di euro, che sono le spettanze statali previste in caso di adempimento, il premio per i conti in ordine di tre anni fa. Così non sarà per gli anni in corso, anche se la verifica sul 2018 è ancora in atto. 

Ma ci sono altre censure, non meno importanti che riguardano il rapporto con le cliniche private: in merito agli schemi di contratto e precisamente sull’utilizzo flessibile dei posti letto, il Tavolo si riserva un approfondimento con un apposito parere che verrà pubblicato a parte. Ma “circa l’oscillabilità mensile del limite previsto dal tetto, ribadisce quanto osservato nel verbale di luglio 2019, chiedendone l’eliminazione”. 

I regali alle cliniche

Nel dettaglio: la delibera regionale 634 del 2017 (scritta da D’Alfonso e Paolucci) prevedeva che il tetto annuale di spesa fosse frazionato in mensilità, con l’obbligo di non superamento dei limiti progressivi mensili, e una oscillabilità (mensile) non superiore al 10% del tetto mensile, nei limiti della capacità produttiva massima dei posti letto accreditati. Per motivate esigenze, comunque segnalate ed autorizzate dalla Asl di appartenenza territoriale delle singole case di cura, poteva essere riconosciuta una occasionale ed eccezionale oscillabilità, compresa tra il 10% ed il 30%, a condizione che non comportasse l’erosione anticipata del tetto massimo annuale assegnato.”

Il centrodestra ha però cambiato quella delibera, inserendo una oscillabilità “non superiore al 20 per cento del tetto mensile”, in pratica aumentando la soglia per i privati. A tal proposito il Tavolo chiede l’eliminazione di questo aumento. 

L’oscillabilità

Non solo. Ecco qui la censura più netta, la denuncia più grave che riguarda le delibere con cui la giunta Marsilio aveva confezionato i regali per le cliniche private. Si legge nella relazione: “La DGR n. 348/2019 con riferimento all’utilizzo flessibile dei posti letto accreditati per disciplina, Tavolo e Comitato rilevano che la sentenza del Consiglio di Stato n. 4284/2019 del 21/06/2019 concernente il controllo di appropriatezza sulla destinazione dei posti letto nelle strutture private accreditate con il SSN, ha rilevato che l’accreditamento non riguarda la struttura accreditata, ma i posti letto suddivisi per disciplina presenti all’interno della stessa struttura, pertanto non è possibile variare la destinazione del singolo posto letto rispetto alla patologia per la quale esso è stato accreditato. La flessibilità del sistema della destinazione dei posti letto nelle strutture accreditate è una esigenza di medio- lungo periodo, ancorata ai tempi della pianificazione e delle sue revisioni, sicché, senza una formale riconsiderazione del numero o della distribuzione dei posti letto, resta ferma, nell’ambito di ciascuna area funzionale omogenea (Afo), la loro ripartizione/quantificazione per singole discipline accreditate, così come è stata fissata nelle tabelle allegate alla legge regionale n. 6 del 2007. La stessa esigenza di “flessibilità” non può invece intendersi come facoltà della struttura privata di operare in deroga al numero di posti letto assegnati alle singole discipline, secondo uno schema variabile e non predefinito, rimesso alla sua piena discrezione e, quindi, di assai difficile previsione e controllo da parte dell’ente regionale”.

Quindi, conclude il Tavolo, “avallare il libero interscambio dei posti letto vorrebbe dire vanificare il fine della programmazione dei ricoveri e consentire alla struttura accreditata di prescindere dalle prestazioni e dalle attività concordate (per specifica tipologia e quantità) con la ASL”.

La bacchettata

Il ministero quindi torna a ricordare alla Regione che è lei che deve programmare la propria produzione sulla base dei fabbisogni di salute, con la programmazione dei ricoveri, “e non lasciare alla struttura privata accreditata la facoltà di operare in deroga. Tale comportamento appare lesivo della funzione di previsione e di controllo da parte dell’ente regionale, pertanto Tavolo e Comitato chiedono l’eliminazione, nello schema di contratto, della parte che prevede l’utilizzo flessibile dei posti letto accreditati per disciplina come peraltro previsto nella recente sentenza del Consiglio di Stato. Inoltre, chiedono l’eliminazione dell’oscillabilità mensile”. Una bacchettata sulle mani.

Ma finora, la Regione ha fatto orecchie da mercante: è la seconda volta che il Tavolo è costretto a ricordare alla giunta di centrodestra di eliminare dalle delibere i cosiddetti regali alle cliniche private. 

Le note di credito

Il Tavolo torna a insistere anche sulle note di credito dei privati, che devono ancora essere chiuse e quantificate. E chiede alla Regione di fornire una ricognizione completa dei costi per le prestazioni dei privati accreditati, dei fatturati e degli accantonamenti effettuati in relazione alle note di credito ancora da ricevere. Anche sugli accordi di confine, il ministero insiste chiedendo chiarimenti e soprattutto “l’accelerazione di tali accordi anche alla luce della Convenzione tra la Regione Abruzzo e il Policlinico Gemelli di Roma per la realizzazione del programma di trapianto di fegato”. 

D’Alfonso e Paolucci

E qui la critica si fa ancora più dura: “Tavolo e comitato, con riferimento all’analisi dei costi operativi per l’anno 2019, rilevano il permanere di alcune carenze nella governance regionale riguardo alla gestione di beni e servizi. Pertanto, si rinnova la richiesta alla Regione di agire con la dovuta incisività e tempestività”.

Il personale

Non basta: il Tavolo denuncia l’assenza di accantonamenti per il personale e per il secondo trimestre del 2019, viene sottolineato il minor accantonamento per il personale di circa 6 milioni di euro.

Il Tavolo mette in guardia così rispetto al rischio di un disavanzo pesantissimo: “I tavoli rilevano la gravità del disavanzo che si sta prospettando visto che dopo aver scontato l’entrata straordinaria di 30 milioni di euro, non replicabile nella dimensione, inerente il pay back farmaceutico, si attesterebbe comunque circa -34.000.000 di euro su base annuale a partire dal secondo trimestre 2019 e a circa -57.000.000 di euro su base annuale a partire dal terzo trimestre 2019”. Che soluzioni ci sono? Il Tavolo invita la Regione ad adottare “le misure di contenimento della dinamica della spesa”.

Ma sarà difficile. 

Il tasso di ospedalizzazione

Da segnalare in Abruzzo un tasso di ospedalizzazione della popolazione ultra-settantacinquenne ancora alto rispetto alla media nazionale (273,40 ‰ vs 259,40‰), ma in leggero miglioramento rispetto alla precedente annualità; una degenza media pre-operatoria ancora superiore al valore medio nazionale (1,78 vs 1,63) e in peggioramento rispetto alla precedente annualità. Viene denunciata anche una eccessiva quota di parti cesarei primari nelle strutture con meno di 1.000 parti/anno (23,7% vs ≤15%), mentre nelle strutture con oltre 1.000 parti/anno il valore registrato è pari al 23,2 %, all’interno dell’intervallo di riferimento.

Ma l’Abruzzo è carente anche per le strutture residenziali e semiresidenziali tanto che il Tavolo sollecita “l’adozione di forti azioni di implementazione e attivazione delle strutture per l’erogazione dell’assistenza sanitaria”. 

Un altro punto critico riguarda il ritardo della Regione nel recepire le modifiche per l’approvazione dei nuovi manuali di accreditamento delle strutture private, molte delle quali sono ancora in fase di autorizzazione e accreditamento. 




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