·Sanita’, Abruzzo rimandato·

Va bene, i bilanci della sanità sono in ordine. Va benissimo, la Regione Abruzzo chiede l’uscita dal commissariamento. Tutto bene, ma c’è ancora un bel pezzo di strada da fare. Lo dice il tavolo romano di monitoraggio della sanità dopo la riunione del 23 luglio scorso. Sono tanti i rilievi che il ministero dell’Economia fa alla Regione.

D'Alfonso e Paolucci

D’Alfonso e Paolucci

In primo luogo c’è la spesa per le cliniche, quella coccola da otto milioni di euro di cui Maperò vi ha parlato un mese fa. Il tavolo di monitoraggio chiede alla Regione perché, rispetto a uno sforamento del budget di 5 milioni 836 mila euro e rotti,  accordi un aumento per il 2014 e per il 2015 di 7 milioni 827 mila euro, col decreto del 26 giugno scorso. Perché, soprattutto se a sforare sono solo in tre (Pierangeli, Villa Serena e Spatocco). Non solo. Il decreto con cui il commissario alla sanità Luciano D’Alfonso aumenta il budget delle cliniche non è stato sottoscritto dal subcommissario: il ministero chiede non solo che il decreto venga firmato anche da Zuccatelli, perchè <si devono condividere le scelte programmatorie> ma soprattutto che venga recuperata una clausola.

Paolucci a Tagliacozzo

Paolucci a Tagliacozzo

Quella, importantissima che dovrà dire in modo chiaro che quel tetto di spesa, già bello alto, non verrà superato. E ci mancherebbe pure. Ma la Regione, poco dopo la coccola da otto milioni, approva un nuovo decreto con cui aderisce totalmente alle condizioni imposte dalle cliniche. Su questo punto, si legge nella relazione, sembra che D’Alfonso abbia fornito garanzie: “Il commissario e il subcommissario rappresentano di aver raggiunto un accordo e che provvederanno ad emanare un provvedimento di aggiornamento”. I soldi dati alle cliniche sono soldi sottratti all’assistenza territoriale e agli anziani non autosufficienti. Lo conferma l’Advisor:

“C’è un accantonamento pari a 31,2 milioni per il potenziamento dell’assistenza territoriale per gli anziani non autosufficienti; tali risorse non sono state ancora destinate”. C’è un netto ritardo nel processo di riconversione e riorganizzazione della rete residenziale. Roma richiama all’ordine la Regione: bisogna mettersi in regola.

Ma ci sono altri rilievi. Sugli screening oncologici, innanzitutto. Roma vuole sapere se i dati forniti dalla Regione indichino <la percentuale di adesione della popolazione target oppure della popolazione invitata>, e c’è una bella differenza. Poi sul percorso nascite: qui il giudizio è buono, anche se manca la definizione delle date per la chiusura di Sulmona.

Una protesta  per i punti nascita

Una protesta
per i punti nascita

Un altro quesito è sugli ospedali di Penne, Popoli e Ortona: il tavolo esprime <forti perplessità per i presidi considerati di zona particolarmente disagiata rispetto ai tempi di percorrenza. Per Ortona non si comprende come il commissario intenda classificare il presidio>. Quindi, a detta del ministero, c’è ancora molta confusione nel processo di riordino degli ospedali minori. La razionalizzazione della rete dovrà tenere conto anche di alcuni reparti-doppione: quattro neurochirurgie sono troppe; troppe tre Neuroradiologie e radiologie interventistiche; troppi gli ospedali dotati di pronto soccorso con accessi annuali inferiori a 20.000. Ma anche la rete cardiologica dovrà essere razionalizzata:

“Tre strutture su dieci non raggiungono la soglia minima di sicurezza per l’infarto miocardico acuto; le uniche due strutture regionali che effettuano procedure di by-pass aortocoronarico, nel 2013 hanno effettuato meno di 200 ricoveri pur avendo registrato una mortalità a 30 giorni allineata alla media italiana; circa la metà delle strutture non ha raggiunto la soglia minima di sicurezza>.

Ecco, se la Regione Abruzzo vuole davvero uscire dal commissariamento, dovrà portare queste risposte e molte giustificazioni. Poi, soltanto poi, potrà esultare.




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