·Salvagente Chiavaroli·

Non è finita a tarallucci e vino: la cena di lunedì sera a Pescara vecchia, ristorante Taverna 58, tra Luciano D’Alfonso e l’assessore ribelle Donato Di Matteo non si conclude a pacche sulle spalle. La minaccia di crisi sta ancora in piedi, tanto che ieri mattina alle 10 parte l’invito alla conferenza stampa che Di Matteo con Andrea Gerosolimo e Mario Olivieri terranno oggi alle 11.30. Per il presidente della Regione Abruzzo una coltellata alle spalle: Luciano D’Alfonso si arrabbia così tanto che affronta i tre ribelli di petto e le urla, ieri pomeriggio all’Aquila, si sentono fino in riva all’Adriatico. Per tutta risposta i tre mandano un secondo invito: la conferenza stampa è confermata, la loro posizione non si sposta di una virgola.
Ce l’hanno con Dalfy, contro la sua gestione accentratrice e verticistica, non ci stanno a fare le comparse e oggi non gliele manderanno a dire.

Lo striscione di benvenuto sull'asse attrezzato

Lo striscione di benvenuto sull’asse attrezzato

Ma la festa per l’arrivo di Renzi è mezza salva: la tavola è imbandita, i viadotti e la città pure. I manifesti col faccione del premier tappezzano i silos di Tosto l’asse attrezzato gli svincoli stradali, persino uno striscione di “Benvenuto” tipo Italietta anni Cinquanta campeggia accanto al Cementificio, e mancano soltanto i bambini delle scuole che sventolano le bandierine ma c’è sempre tempo.

Un manifesto luminoso di fronte al Bingo

Un manifesto luminoso di fronte al Bingo

E’ mezza salva grazie al patto di ferro tra Dalfy e la sottosegretaria alla Giustizia Federica Chiavaroli (Ncd) che vanno d’amore e d’accordo da parecchio tempo condividendo accordi nomine e strategie. Accordo che potrebbe spianare la strada molto presto all’ingresso in giunta di Giorgio D’Ignazio, che ieri ha rifiutato di firmare la mozione di sfiducia contro il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, sparigliando le carte all’opposizione e mandando a monte la manovra a tenaglia: da una parte la crisi di giunta indotta dai tre ribelli e dall’altra l’assalto al Consiglio regionale.

D'Alfonso con Di Pangrazio, Gatti e Chiavaroli

D’Alfonso con Di Pangrazio, Gatti e Chiavaroli

D’Ignazio ha fatto una scelta di campo: tra Paolo Tancredi, che spingeva per la firma, e la Chiavaroli, ha preferito la sottosegretaria (e forse, la poltrona in giunta). Ma per questo tradimento potrebbe essere chiamato a mollare l’incarico di segretario dell’ufficio di presidenza, che occupa come rappresentante della minoranza.
L’appoggio di Ncd e il patto Dalfy-Federica si concretizzerà probabilmente dopo il referendum e potrebbe portare al lancio della candidatura della sottosegetaria a governatore dell’Abruzzo nel dopo D’Alfonso. Lei dice “fantapolitica”, ma intanto l’ipotesi resta in piedi.

Giorgio D'Ignazio

Giorgio D’Ignazio

La mozione di sfiducia che dovrebbe tagliare la testa a Di Pangrazio però non è per niente tramontata: tutto rinviato a lunedì, intanto per riprendere la trattativa con i Cinquestelle (che per ora non intendono firmare ma hanno comunque assicurato il voto in aula) e poi per mettere insieme le otto firme necessarie. In cassaforte per ora ce ne sono solo le cinque di Forza Italia, Di Dalmazio firmerà solo quando vedrà tutte le altre, e quella di Bracco dovrebbe arrivare a ruota. Ma la spinta decisiva la potrebbero dare proprio i tre ribelli, se almeno Olivieri si decidesse a firmare anche lui. La tentazione di fare saltare in aria il tavolo è fortissima per tutti, e l’unico salvagente per Dalfy adesso è quello lanciato dalla Chiavaroli. E la mozione (che vedete in foto qui sotto) contiene accuse pesantissime: Sua Peppanza non sa gestire i lavori, e non ha impedito che l’Aula venisse definita “una cloaca” (da Dalfy).

La mozione di sfiducia

La mozione di sfiducia

ps1: Insomma, in campo ci sono varie ed eventuali. E tra le eventuali ci sono le dimissioni dei tre ribelli, il voto di D’Ignazio e quello dei Cinquestelle. Un quadro che si dovrebbe definire entro lunedì prossimo. Tarallucci, vino e cene permettendo.




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