·Risse & poltronissime·

E poi sono venuti alle mani, o ci sono andati vicinissimi: Pierpaolo Pietrucci e Luciano D’Alfonso sono stati divisi  quando se le stavano per dare di santa ragione. E se non fossero intervenuti Camillo D’Alessandro e Silvio Paolucci ieri in Consiglio regionale sarebbe andata in onda anche la rissa. E ci mancava solo questa.

D'Alfonso e Pietrucci: la pace

D’Alfonso e Pietrucci: la pace

A scatenare la rabbia di Pietrucci è il masterplan: il consigliere aquilano accusa il governatore di aver dimenticato la montagna aquilana privilegiando la Maielletta e Roccarso.

<Tu con me il fascista non lo fai, rispetta la mia gente e la mia terra>

strilla il consigliere aquilano che in questi mesi di rabbia ne ha covata tanta. D’Alfonso si avventa contro di lui e siccome non è la prima volta, sarebbe sicuramente successo il patatrac. Poi, per fortuna, l’abbraccio della pace.

 Ma le tensioni sono antiche, antichissime: cominciano dai tempi della campagna elettorale, quando all’Aquila D’Alfonso inzeppa le liste di candidati per indebolire Pietrucci, ai quali contrappone gli stessi marsicani, fino alla nomina di Rinaldo Tordera, solo pochi giorni fa.

Luciano D'Alfonso

Luciano D’Alfonso

Quando scoppia la rissa si stava discutendo della nomina di Daniela Valenza all’Ersi, l’ente regionale per il servizio idrico integrato. Una nomina contestatissima: Valenza è un avvocato, ex lavoratrice precaria del Comune dell’Aquila che in passato ha gestito il contenzioso per il terremoto ma soprattutto è stata consulente di D’Alfonso e del suo avvocato Giovanni Milia (oltre che dell’avvocato di Guido Dezio) nel processo Houseworking insieme a Luisa Gabriele. La Valenza, dopo le dimissioni di Barbara Becchi, era in ballo per entrare nello staff del presidente. Doveva diventare la terza coordinatrice insieme a Rivera e Paolini. Ma poi rinunciò. Insomma, un’altra fedelissima del presidente. La sua elezione, ieri, da manuale: è stata eletta con 16 voti della maggioranza, l’astensione dell’Idv Lucrezio Paolini e un “vergognatevi” scritto su una scheda.

Ma tante altre nomine stanno a cuore a D’Alfonso. Dopo la benedizione di Bruno Celupica, assunto in Regione in quota Di Matteo dopo moltissime resistenze, e la trasformazione di Rocco Micucci da presidente a direttore generale della Fira, adesso il governatore tenta un altro doppio salto mortale. Dalfy vuole nominare in una società partecipata della Regione il vice presidente di Fira Giacomo Agostinelli, ma i due incarichi sono incompatibili: così gli hanno confermato i suoi uffici. Lui però, non pago, si è rivolto per la seconda volta a Raffaele Cantone, l’authority anti corruzione, (la prima volta è stata per il progetto Maltauro), scrivendo pressapoco così:

<Siccome i miei uffici sostengono che i due incarichi non sono compatibili, ma io non credo ai miei uffici, allora mi rivolgo a lei>.

Rocco Micucci

Rocco Micucci

Ps: insomma basta girare e bussare a più porte, alla fine qualcuno che ti scriva un parere come lo vuoi tu, si trova sempre.




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