·Rischio esondazione per l’ex Cofa ma la Regione blocca il piano·

C’è un altro documento molto importante sulla vicenda ex Cofa che rischia di compromettere il progetto dell’Università di trasferirsi sull’ultima area vista-mare di Pescara. E’ una lettera del coordinatore del Settore programmazione del territorio e anti abusivismo Gaetano Silveri indirizzata alla Regione Abruzzo e al direttore generale del Comune, in possesso anche questa dell’Ateneo d’Annunzio ma finora rimasta chiusa nei cassetti. Nella lettera, del 30 settembre scorso (ma ce n’è anche un’altra di pochi giorni prima, il 27), si parla del Piano stralcio di difesa dalle alluvioni che indica l’area intorno alla foce del fiume Pescara come molto pericolosa, ad altissimo rischio esondazione.

Un rischio, secondo Silveri, che

“genererebbe pregiudizio non soltanto per iniziative private già programmate e avallate da iniziative e procedimenti amministrativi definiti (come piani di recupero, previsioni di Prg già esecutive ecc), ma anche nei confronti di iniziative e progetti pubblici attualmente nella fase di studio preliminare, quali la delocalizzazione della sede universitaria, la compiuta attuazione del Pp2 (zona portuale sud) e altro”.

Insomma, il contenuto del Piano anti alluvione è addirittura molto più preoccupante di quello precedente tanto da bloccare importanti progetti che riguardano quella parte di città. Compresa la delocalizzazione dell’Unviersità sull’area ex Cofa. E d’altronde il rischio esondazione era già considerato altissimo per Pescaraporto, e tutti sappiamo com’è andata a finire.

Ma qui la storia si complica perché la Regione, invece di preoccuparsi o di correre ai ripari, che fa? Nello stesso giorno della lettera di Silveri adotta una delibera con cui cancella di fatto il nuovo Piano anti alluvione e adotta quello precedente, molto più soft. Sostenendo che nel piano redatto dall’Autorità di bacino ci sono molti errori e che quindi quelle prescrizioni non sono valide.

Ma è meglio andare con ordine. La lettera del dirigente comunale Gaetano Silveri prosegue così:

“La gravità delle conseguenze rispetto ad attività strategiche di natura pubblica in corso di valutazione, oltre ai profondi effetti che si avrebbero su iniziative private di riqualificazione di importanti parti della città, secondo quelle previsioni del PRG che affidano a strumenti convenzionali la possibilità di rinnovo e di rigenerazione urbana, inducono lo scrivente a suggerire ed invitare a un supplemento di riflessione e di analisi tecnica, per meglio misurare e valutare comparativamente il primario interesse alla sicurezza pubblica con tutti gli altri interessi pubblici interessati”.

Insomma, ripetizioni a parte, il dirigente invita la Regione a una nuova analisi tecnica, sennò si blocca tutto: questo è il senso della sua lettera.

Marsilio con Masci

La Regione non se lo fa ripetere due volte e, nello stesso giorno della lettera del Comune, il 30 settembre, con incredibile tempestività e una solerzia mai vista prima, approva la delibera n.580 con cui  per prima cosa chiede all’Autorità di bacino dell’Appennino centrale di sospendere l’approvazione del piano anti alluvione relativo al tratto terminale del fiume Pescara, “per il tempo necessario all’acquisizione delle verifiche tecniche urgenti”. Il motivo? Il piano anti-alluvione è sbagliato, secondo la Regione (e secondo il Comune) perché non tiene conto dell’esistenza di alcune opere come “la barriera soffolta del molo guardiano nord, dell’apertura della diga foranea e delle opere di rotazione del Porto di Pescara”, tutte opere che secondo gli enti interessati dovrebbero determinare una diminuzione del rischio idraulico. Nel frattempo vengono sospese tutte le attività di trasformazione urbanistica, per fortuna. Ma solo in attesa che il piano anti-alluvione torni a essere più soft, dando spazio al cemento. E forse, all’Università.

A parte il mistero di questa vicenda, che ne fa tornare in mente altre non  molto lontane nel tempo con strascichi giudiziari pesanti, a parte i comportamenti, le complicazioni, la sicurezza eccetera eccetera. A parte tutto, ma l’Università d’Annunzio che spaccia un parere del  Provveditorato che consiglia di realizzare la nuova biblioteca con fondazioni diverse per un divieto a costruire in viale Pindaro perchè “pericoloso per gli studenti” (potete leggerlo cliccando qui), e sceglie l’ex Cofa dove il rischio esondazione è altissimo (secondo il piano dell’Autorità di bacino che ora Comune e Regione vogliono far modificare), a che gioco gioca? E’ consapevole dello scambio di missive a cavallo tra settembre e ottobre e di quello che si sta tentando di fare? 

ps: sarebbe opportuna una risposta, perché questa è un’operazione poco trasparente.




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