·Rigopiano, un altro depistaggio·

Un altro tassello. Un altro pezzo che si aggiunge all’incredibile puzzle del depistaggio nell’inchiesta di Rigopiano, venuto a galla grazie alla ricostruzione giornalistica di Ezio Cerasi per il Tg Abruzzo.

L’ex comandante dei Vigili del fuoco di Pescara Vincenzo Palano, ora in pensione, racconta a Cerasi che il 24 gennaio del 2017, sei giorni dopo la tragedia di Rigopiano, con due morti ancora sotto la neve, ci fu un violento litigio nella sede del Coc di Penne. 

Vincenzo Palano

Una rivelazione che arriva tre anni dopo la strage, e alla domanda sui motivi per i quali Palano non abbia mai prima d’ora rivelato questo importante particolare, risponde che nessuno gliel’aveva mai chiesto.

In ogni caso quel pomeriggio, dentro il magazzino del Palasport trasformato in quartier generale dei soccorsi del Coc, al riparo da occhi e orecchie indiscrete, l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo insistette molto per avere notizie sulla telefonata arrivata dall’hotel Rigopiano, probabilmente la prima telefonata che fece il cameriere Gabriele D’Angelo prima della valanga. L’altro protagonista della vicenda è l’ingegner Luca Verna, insediato dalla prefettura la mattina della tragedia nella sede del Coc. Secondo Palano, Verna sostenne di non sapere nulla di quella telefonata. Lo scontro tra Provolo e Verna non fu tracciato nel verbale della riunione.

Luca Verna

Il presunto primo depistaggio riguarda quindi la telefonata che fece D’Angelo alle 11.21 la mattina del 18 gennaio. Il secondo è la richiesta di aiuto con la telefonata delle 11.38 arrivata al centralino della Prefettura. 

C’è un altro particolare che non era  mai affiorato prima: una telefonata di 58 secondi che arriva sul cellulare del sindaco di Farindola Ilario Lacchetta alle 12.35 del 18 gennaio: a chiamare il sindaco è Antonio Baldacchini, capo del Coc di Penne. E’ probabile che la telefonata arrivi dopo la prima richiesta di aiuto dall’hotel Rigopiano di Gabriele D’Angelo. E’ probabile che quindi la telefonata abbia avuto come oggetto proprio quell’esseoesse lanciato dall’hotel Rigopiano, anche se non può esserci sicurezza (anche se i legali del sindaco garantiscono che è stato tutto chiarito e è che la telefonata riguardava altro).

La famosa riunione, è bene ricordarlo, si tenne nel deposito di bottiglie a Penne. Una riunione tecnica che non venne convocata nella sala attrezzata del Palasport dove era stata allestita la centrale operativa dei soccorsi ma in un deposito di acqua minerale,  piccolo e scomodo, scelto probabilmente perché al riparo da telecamere e microfoni. 

Gianluca Tanda

Finalmente, dopo tanto lavoro, frutto di un’attenta lettura degli atti, stiamo arrivando a conoscere tutta la verità. La nostra domanda è sempre stata la stessa: come mai,  se ci siamo riusciti noi a capire ed a trovare documenti importanti e utili al processo, gli inquirenti non ci sono riusciti? Oggi conosciamo il perché”,

dice Gianluca Tanda, a nome del comitato dei parenti delle vittime. 

“I vertici delle istituzioni, nella riunione segreta (prossimamente forniremo i nomi), volutamente hanno deciso di occultare la richiesta di aiuto proveniente dall’albergo per veicolare volontariamente la verità verso una tesi più facile e più comoda a tutti , ma perché? È chiaro che hanno gestito male la richiesta di aiuto, anzi non l’hanno proprio gestita. Quindi, niente telefonata niente errore”.

Una telefonata nascosta, occultata, di cui si discute animosamente proprio quel 24 gennaio nella sede di Penne.

“E’ probabile –   continua Tanda -che Baldacchini chiami Lacchetta per informarlo della richiesta di aiuto proveniente dall’hotel. E perché nasconderlo? Perché nel frattempo il centro coordinamento avanzato si era insediato a Penne e forse era suo compito andarli a salvare? Sono tanti i punti su cui abbiamo delle perplessità e sui quali andremo avanti con azioni legali affinché venga fuori tutta la verità”.




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