·Rigopiano, l’indagato scagiona se stesso·

E’ un pozzo senza fondo, un pozzo nero che più nero non si può dal quale ogni giorno emergono menzogne, forzature, depistaggi, elementi degni di un teatro dell’assurdo: l’inchiesta su Rigopiano ieri fa registrare un’altra sorpresa, di quelle da brivido. A scoprirla è Gianluca Tanda, presidente del comitato dei familiari delle 29 vittime, che scopre come si sia arrivati all’archiviazione per i funzionari e i politici della Regione Abruzzo, con in testa il presidente dell’epoca Luciano D’Alfonso (con lui erano finiti sotto inchiesta anche Ottaviano Del Turco, Gianni Chiodi, gli ex assessori alla Protezione civile Tommaso Ginoble, Daniela Stati, Mahmoud Srour, Gianfranco Giuliante e Mario Mazzocca e tanti altri).

Succede così: succede che i carabinieri forestali chiedano direttamente a un indagato per la strage di Rigopiano, il dirigente della Protezione civile Silvio Liberatore, spiegazioni in merito alla tardiva convocazione del Core, il comitato regionale per le emergenze. E che la sua informativa, l’informativa firmata da un indagato, venga utilizzata dalla stessa procura per sostenere l’irrilevanza della tardiva convocazione del comitato e per scagionare quindi i politici e i dirigenti regionali. 

Gianluca Tanda col presidente Mattarella

L’indagato scagiona se stesso, proprio così: e infatti Silvio Liberatore, e con lui D’Alfonso e tutti gli altri, vengono archiviati dal gip Colantonio su richiesta della procura di Pescara perché “non ci furono ritardi nella convocazione del Core, la cui attivazione spetta alla Protezione civile previa autorizzazione del presidente della Regione. Anzi, il Core era stato “correttamente e tempestivamente attivato”, sostenne il gip, subito dopo la prima scossa di terremoto. Tra l’altro D’Alfonso, dichiarando formalmente lo stato d’emergenza il 12 gennaio, aveva “implicitamente già autorizzato, ben 5 giorni prima della tragedia, il dirigente del servizio ad attivare il Core”.

Tanda a questo punto chiede di riaprire le indagini sul ritardo con cui si riunì il Core. 

“Gli angeli di Rigopiano – dice all’AGI – non possono morire due volte, anche sotto una valanga di menzogne. Ho gia’ chiesto al mio avvocato, Romolo Reboa, di presentare una nuova denuncia per sollecitare la procura ad acquisire i nuovi elementi e riaprire le indagini sui ritardi colposi del Core”.

Tutto parte da un documento chiave rintracciato da Tanda.

“I fascicoli dei procedimenti della tragedia di Rigopiano -dichiara – non finiscono mai di stupirci e finalmente abbiamo trovato i nuovi elementi auspicati dal mio legale quando parlò dell’ex governatore della regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, come del ‘Re delle Turbine'”.

Ma cosa disse Liberatore per giustificare che il presidente della Regione convocò il Core solo il giorno della tragedia, il 18 gennaio 2017 alle 15.30, e quindi in netto ritardo rispetto all’emergenza neve già in atto da dieci giorni in Abruzzo?

“Prima di quella riunione il Core non è stato mai convocato nella storia della Regione Abruzzo”

scrive Liberatore nell’informativa inviata ai Forestali l’11 ottobre del 2018.

“Agli atti di questo ufficio risulta un’unica convocazione del Core a firma del presidente Luciano D’Alfonso; in precedenza risulta la sola convocazione del Comitato tecnico operativo regionale del 7/2/2012, a firma congiunta dell’allora presidente della giunta regionale Gianni Chiodi e dell’allora assessore regionale Gianfranco Giuliante”.

Il procuratore Massimiliano Serpi

Insomma, sostiene Liberatore che non ci fu nessun ritardo anzi, D’Alfonso fu talmente bravo che a lui si deve la prima e unica convocazione del Core, perché quella precedente, convocata da Chiodi, era in realtà un Comitato tecnico diverso dal Core.

Ma così non è, denuncia Tanda.

“L’ex indagato scagiona se stesso – sottolinea il presidente del Comitato dei familiari delle vittime – anche quando altera la realta’ affermando che “risulta in precedenza la sola convocazione dal parte dell’ex presidente Chiodi del Comitato Tecnico Operativo Regionale il 7 febbraio del 2012 in occasione dell’emergenza neve'”.

“Per gli inquirenti – osserva Tanda – tale organismo e’ cosa diversa dal Core. Ma una banale quanto rapida ricerca nel sito ufficiale della regione Abruzzo svela l’arcano e smentisce miseramente i falsi dell’ex indagato Liberatore. Trattasi dello stesso organismo, come si evince dal comunicato ufficiale “Regflash” della regione Abruzzo e dalla stessa notizia parlarono appunto del Core. Per ulteriori conferme chiedere a Giovanni Legnini: l’allora senatore critico’ il ritardo della convocazione del Core ‘incredibilmente riunito solo 72 ore dopo l’ingresso dell’Abruzzo in piena emergenza’. Una Regione sempre piu’ in ritardo: 3 giorni nel 2012, 6 nel 2017”.

ps: Sarebbe bastato fare la verifica che ha fatto Tanda, per scoprire la verità. Sarebbe bastato non affidarsi alle dichiarazioni di un indagato per scagionare i politici della Regione Abruzzo. 




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