·Rigopiano, l’elicottero fantasma·

Il coordinamento dei soccorsi è tutto nelle mani delle Regioni, ma se i piani di emergenza non ci sono allora si improvvisa: lo dice il presidente dell’Insfo-Protezione civile Giovan Battista Marcheggiani ai microfoni di Ezio Cerasi che ieri ha curato per il Tgr la seconda puntata dell’inchiesta su Rigopiano.
Ma soprattutto un mezzo in grado di affrontare le condizioni terribili della notte maledetta di Rigopiano c’era, ed era l’elicottero HH 101 Caesar basato a Cervia in un hangar del Quindicesimo stormo Sar (Search and rescue) dell’Aeronautica militare, equipaggiato con i sistemi di protezione totale antighiaccio che in un’ora di volo avrebbe potuto raggiungere l’hotel sepolto dalla valanga del 18 maggio dello scorso anno. Dodici ore prima, sarebbe potuto arrivare. Non è poco, non è assolutamente indifferente se si considera che una delle vittime, Paola Tomassini, è sopravvissuta per 40 ore e 47 minuti sotto la montagna di neve e che l’ultimo degli 11 superstiti è stato estratto vivo dopo 62 ore.


Ma nessuno chiese l’intervento dell’elicottero, nessuno chiese l’intervento del Sar. Se qualcuno avesse alzato il telefono, tutto sarebbero andato diversamente. Lo conferma Pasquale Preziosa, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, uno degli intervistati:

“Il Sar non rifiuta mai una richiesta di soccorso, i piloti si alzano sempre in volo e, una volta sull’obiettivo, valutano la praticabilità dell’operazione. Dal 1964 a oggi gli equipaggi del Quindicesimo stormo hanno salvato oltre settemila persone».

Si poteva tentare, anche alla luce di un bollettino meteo che prevedeva condizioni di graduale miglioramento a partire dalle ore 19, condizioni confermate da Fabio Pellegrini, il volontario del soccorso alpino che per primo ha raggiunto l’hotel Rigopiano: condizioni discrete, un leggero vento, e si riuscivano a vedere persino due luci, quelle del locale caldaie e quelle dell’auto parcheggiata davanti all’hotel, ha raccontato Fabio.  E’ chiara, ribadisce Giovan Battista Marcheggiani, presidente dell’Insfo, l’ente di formazione della Protezione civile, la responsabilità del mancato intervento:

“Tutto è in capo alle Regioni, che attraverso i centri funzionali devono coordinare gli interventi sul proprio territorio attraverso i piani di emergenza. Se mancano i protocolli si improvvisa e nell’improvvisazione possono accadere cose che non vanno assolutamente bene, come la mancata attivazione degli elicotteri militari».

C’è poi un altro incredibile paradosso: Il Sar dell’Aeronautica, il reparto volo più attrezzato per operazioni di soccorso, non è titolare di un protocollo per interventi su terra ferma e la legge abbozzata nel 2015 dallo Stato maggiore guidato dal generale Preziosa non ha mai visto la luce: tra le ipotesi del flop, anche ostruzionismo e gelosia di altri corpi di polizia.
E’ l’Italia, bellezza. Ma  anche rispetto alla mancata chiamata degli elicotteri anti-ghiaccio la procura di Pescara dovrà interrogarsi. E magari interrogare.

ps: Un altro grosso punto interrogativo che si inserisce nella famosa riunione-fantasma il cui verbale è stato acquisito solo di recente, nella fase due dell’inchiesta.





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