·Ruffini nella tormenta·

C’è la fretta, la sufficienza, l’ignoranza, l’arroganza e il menefreghismo. E ci sono le raccomandazioni. E’ una prova muscolare quella che viene descritta con disarmante precisione dalle intercettazioni contenute nell’informativa del Noe sulla tragedia di Rigopiano, in cui il presidente della Regione Luciano D’Alfonso è attentissimo a pesare il grado di ubbidienza dei suoi sottoposti, minacciando trasferimenti e punizioni se non lo avessero accontentato, ad assecondare le richieste dei suoi amici, ad attivare le procedure burocratiche dello stato d’emergenza mentre in quelle ore bisognava fare altro. E c’è la Carta valanghe seppellita sotto due strati di polvere.

E’ un altro macigno su Rigopiano, dopo le telefonate choc del funzionario della Provincia Paolo D’Incecco: “Quello dell’albergo non deve rompere il c…”, e le pressioni e le raccomandazioni per mandare i mezzi anti-neve dappertutto ma non a Rigopiano.

Il ruolo di Ruffini

Sono due gli aspetti da brivido, raccontati dai Carabinieri del Noe: intanto che Claudio Ruffini, delegato da D’Alfonso a gestire l’emergenza di quelle drammatiche ore, è stato sul luogo di lavoro al coordinamento del centro soccorsi soltanto due ore e mezza, cioè dalle 15.30 alle 18 del 18 gennaio (il resto del tempo lo ha trascorso a casa o in viale Bovio a Pescara), e poi che un mezzo messo a disposizione da Strada dei Parchi, rimandato indietro in quanto troppo grande, non è mai stato prelevato fino a tarda sera.
Scrive il Noe che la breve permanenza di Ruffini sul luogo deputato a gestire l’emergenza

“ha determinato un incomprensibile allungamento della linea di veicolazione delle informazioni, con contestuali inevitabili sovrapposizioni e fraintendimenti”.

Claudio Ruffini

Se poi ci si mette che lui,

“è dimostrato, non era pienamente competente sul piano tecnico e non a conoscenza di intere aree di intervento, come l’entroterra pescarese che ha candidamente ammesso di non conoscere”,

il dramma è compiuto. Ecco un altro esempio: Antonio Marasco dell’Anas lo chiama e gli chiede quali siano le priorità. Lui risponde Capitignano e Montereale. Marasco risponde che la Provinciale è pulita e vuole capire cosa deve fare. Ruffini risponde così: “Non lo so, esattamente”. Sono le 21.17 del 18 gennaio, e lui non lo sapeva.

La telefonata ignorata di Lacchetta

Ma non è ancora abbastanza, non è tutto: il fatto più grave che emerge dalla lettura delle carte è che il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, che chiama Ruffini alle 15.01 del 18 gennaio scorso, per avvertirlo del dramma di Rigopiano molto prima della valanga, non riceve risposta, né viene richiamato. Mai. Anche il capogruppo di Forza Italia Lorenzo Sospiri gli dice: “La gente sta morendo e voi non vi rendete conto”.
Il giorno prima della tragedia, la Regione dirotta su Atri un numero enorme di mezzi, e anche uno della Strada dei Parchi che poi viene rimandato indietro,

“perché – a parlare è il segretario di D’Alfonso – il presidente vuole che lo mandiamo ad Atri”,

tanto che lo stesso presidente della Provincia Renzo Di Sabatino risponde:

“mo tutto ad Atri serve…guarda che una turbina e una fresa bastano”.

Ilario Lacchetta

“Hanno sottovalutato tutto”

C’è un’altra telefonata che dà conto del clima che si stava vivendo in quei giorni e dell’inadeguatezza del ruolo della Regione: il sindaco di Cortino Gabriele Minosse chiama il consigliere Pd Sandro Mariani per segnalare problemi della sua zona. Minosse:

“Stamattina non l’ho fatto parlare per niente Luciano, perché è da ieri mattina che mi prende per il culo, poi la cosa grave lo sai dove sta, Sandro? La cosa gravissima è che D’Alfonso delega Ruffini per le turbine, Ruffini mi dice io ho chiamato Monica Di Mattia, la Di Mattia mi dice sì ma mo’ non so dove sta…la richiamo e non mi risponde più a telefono. Sandro, mi ha richiamato lui D’Alfonso, e gli ho detto presidè non parlare, mo parlo io un minuto, avete rotto i coglioni, non ci state a capire una mazza…oh Sandro hanno sottovalutato tutto…adesso penso che possa bastare a giocare, qui ci sta la pelle della gente, adesso basta, non mi può dire “ho delegato Ruffini”, non me lo può dire, e Ruffini non mi risponde al telefono, tra parentesi…”.

Ruffini e D’Alfonso

D’Alfonso e il trasferimento di Marasco

Emblematica un’altra conversazione tra Ruffini e il dirigente Anas Sandro Sellecchia, prima delle mezzanotte del giorno 17, dopo la slavina che ha colpito Ortolano: Ruffini: il mezzo

“deve andare nel Valfino, decide D’Alfonso e nessun altro”.

Sellecchia:

“Abbiamo avuto un’emergenza, c’è gente sotto una slavina”.

Ruffini:

“Non se ne frega niente D’Alfonso, queste sono le disposizioni. E’ un problema di D’Alfonso, non è un problema vostro”.

Sellecchia dice di aver ricevuto disposizioni da Antonio Marasco, del’ Anas. Ruffini:

D’Alfonso domani va a Roma e trasferisce Marasco”.

Sellecchia insiste, dice che delle persone sono rimaste sotto la slavina e che delle due frese attese da Campobasso ne è arrivata solo una. Ruffini:

“Io non ne voglio sapere perché adesso D’Alfonso darà di matto”.

Sellecchia risponde che sono stati inviati dal prefetto. Ruffini:

D’Alfonso conta più del prefetto, credo che la situazione si farà difficile per Marasco”.

Carlo Giovani

Il prefetto di Teramo

E’ così, Ruffini: non sa, non conosce il territorio e però esprime giudizi, tirando in ballo il prefetto di Teramo:

“una prefetta che a me sembra più una impiegatuccia di campagna … completamente assente”.

La Carta valanghe sotto la polvere

Telefonate confuse, telefonate glissate, confusione, incompetenza, ignoranza, arroganza. Quello che emerge è che la Regione non è stata in grado di gestire l’emergenza e che la Carta valanghe, che doveva essere approvata dieci anni fa, non sapevano neppure cosa fosse. E’ quello che viene fuori da un altro documento delle indagini, l’interrogatorio, davanti agli avvocati difensori del sindaco di Farindola e del pm Andrea Papalia, del dirigente regionale del Genio civile Carlo Giovani. Si parla quindi di Carta valanghe.

“Io quando sono entrato in quel servizio ho trovato in totale 6 persone….la carta valanghe quando sono entrato lì l’ho trovata poggiata sul pavimento, in uno scatolone con cinque dita di polvere sopra e gli ho detto a Sabatino Belmaggio (altro dirigente), “cos’è quella roba”? E lui ha detto “Carlo, questa è la carta storica delle valanghe che è stata fatta nel 2006”.

Undici anni fa, undici anni a prendere la polvere dei pavimenti.
ps: Poi, la tragedia di Rigopiano: e quando la tirano fuori, la Carta, e finalmente trovano i soldi, è già accaduto tutto. Ma è davvero troppo tardi.




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