·Rigopiano, la Regione sceglie il rifiuto·

Alzano le barricate, chiudono i cassetti, rispondono in malo modo. Nessuna collaborazione, su Rigopiano la Regione Abruzzo sceglie la strada del rifiuto, vestita di una buona dose di strafottenza: quella che deriva dalla recente richiesta di archiviazione per le figure politiche. 

Però a dispetto di tutto l’inchiesta va avanti. E’ del 3 dicembre scorso la richiesta inviata alla Regione dai difensori del sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, Cristiana Valentini, Goffredo Tatozzi e Massimo Manieri, per acquisire i verbali delle riunioni che l’ex presidente Luciano D’Alfonso ha tenuto con i suoi dirigenti a partire dalla data del suo insediamento fino alle fine del mandato (agosto 2018).

Una richiesta che nasce dall’esigenza di indagini difensive, alla quale la Regione però risponde picche. La lettera di risposta, firmata dalla ex segretaria di Dalfy Marianna Di Stefano (ora promossa dirigente) e dal segretario particolare del presidente Enzo Del Vecchio, è sprezzante: la richiesta dei tre avvocati, secondo i due segretari, è

“assolutamente parziale e generica dal momento che non indica quali siano gli imputati e quale sia il mandato della vostra qualifica di difensori; non identifica quale sia il documento o i documenti utili per le vostre indagini difensive”.

Primo scivolone, per i segretari di Dalfy: non ci sono imputati, al momento nell’inchiesta,  ma solo indagati, visto che non c’è ancora richiesta di rinvio a giudizio. E questo vale per tutti, anche per l’ex presidente, prima di essere archiviato.

Del Vecchio e D’Alfonso

E per non sapere né leggere né scrivere, la lettera sarà inviata alla procura:

“Dal momento che è stata anticipata la richiesta di sequestro del medesimo materiale alla competente procura – scrivono Del Vecchio e la Di Stefano – nel caso di mancata ottemperanza nel termine di 7 giorni dalla ricezione, la presente sarà inviata anche alla competente procura”.

Due giorni dopo, la risposta degli avvocati. E’ tecnica ma anche politica: la Regione, sottolineano Valentini, Tatozzi e Manieri,

“sembra mostrare di non avere alcuna volontà di collaborazione nell’accertare la verità sui dolorosi e noti fatti di Rigopiano, visto che nella richiesta è ben precisato che è strettamente attinente al procedimento in corso per l’accertamento delle cause della sciagura”.

Gli avvocati Tatozzi, Valentini e Manieri

E poi, la Regione sa perfettamente chi siano i tre avvocati, visto che da parte loro sono arrivate alla Regione altre richieste, e persino quella di interrogare l’ormai ex presidente Luciano D’Alfonso. Poi, l’aspetto tecnico: la loro non è una richiesta di accesso agli atti, spiegano, ma è una

“richiesta di indagine difensiva il cui tenore testuale esclude qualunque obbligo di identificare con precisione l’atto richiesto, ma per la semplice ragione che lo scopo della norma è quello tipicamente esplorativo delle investigazioni e in questa guisa slegato da supposti obblighi di identificazione dell’atto”.

Insomma, dicono gli avvocati, questa è un’indagine e quindi non si può sapere o indicare a priori cosa ci sarà dentro quegli atti che potrà rivelarsi utile all’inchiesta.

ps: uno spazio del nuovo processo penale che evidentemente Del Vecchio e la Di Stefano non conoscono.  





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