·Rigopiano, il verbale segreto·

L’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo si presenta ieri agli interrogatori in procura con un verbale sotto il braccio: la prova, secondo lui, che il centro di coordinamento dei soccorsi era stato convocato già alle 10 della mattina del 16 gennaio e non il 18 a mezzogiorno come sostiene l’atto di accusa. Un documento destinato a ribaltare l’impostazione dell’inchiesta. Ma non è il solo.

Perché il pomeriggio del 18 gennaio, il giorno della tragedia di Rigopiano, c’è un’altra riunione, parallela a quella ufficiale che si svolge in prefettura, di cui nessuno, fino a questo momento, ha mai parlato. Se non a mozziconi. Una riunione di cui c’è soltanto qualche traccia lasciata qua e là nei verbali delle intercettazioni, alla quale partecipano tutti, presidente di Regione, presidente di Provincia, il gotha della Protezione civile, ma di cui non esiste agli atti un verbale completo e uffciale. Un vertice parallelo e importantissimo che non viene né indagato né approfondito. Eppure, nelle ore della tragedia di Rigopiano, sono tutti lì, nella sala giunta della Provincia, a due passi dalla Prefettura, a stretto contatto di gomito col coordinamento dei soccorsi: una riunione parallela. Alla quale viene invitato anche Marco Campilii, responsabile del servizio Idrico della Regione.

Nel verbale della Squadra mobile, viene intercettato il presidente della Provincia Antonio Di Marco: …

D’Alfonso mi ha dato del pagliaccio davanti a tutti incluso il prefetto”.

Sono le 15.49 e venti secondi: in quegli stessi istanti la squadra mobile di Pescara annota a verbale che

“si era già detto della presenza del D’Alfonso negli uffici di coordinamento della prefettura dalle ore 15.30”.

E più avanti, dopo una serie di telefonate sempre tra Di Marco, D’Incecco ed Enzo Di Vittorio dell’Anas per decidere la destinazione degli spazza-neve e delle turbine, sempre la squadra mobile annota che

“in sottofondo si sente la voce del presidente D’Alfonso in microfono”.

In quelle ore, mentre si sta consumando la tragedia di Rigopiano, nel palazzo che ospita la Provincia e la Prefettura sono in corso due riunioni. D’Altronde sin dal mattino il segretario di D’Alfonso, Claudio Ruffini aveva chiamato Di Marco per chiedergli di mettere a disposizione la sala giunta per le 15.30 perché

“il presidente D’Alfonso coordinerà il comitato per l’emergenza regionale”.

Insomma, che c’è una riunione parallela è chiaro a tutti. Ma chissà perché non viene disposto alcun approfondimento.

Di Marco in quell’occasione chiede se basti la sala giunta o se non sia meglio usare la sala dei Marmi, e Ruffini risponde che no, meglio la sala giunta perchè la convocazione è già partita. Di Marco aggiunge:

“Tieni conto che abbiamo problemi molto seri, abbiamo bisogno di turbine, siamo bloccati”.

Ruffini risponde

“lo so, ma questa è una riunione per questi motivi qua”.

Chissà quali sono questi motivi qua, certo non c’è Rigopiano. Ci sono perplessità sulla scelta di Pescara, ma Ruffini sbotta irritato a chi glielo fa presente che

“il presidente sta a Pescara”,

e quindi non si discute. Ma ecco cosa accade nella riunione parallela e misteriosa che si tiene alle 15 alla Provincia di Pescara. Una riunione di cui fino a oggi non si è parlato, che è stata tenuta nascosta. No, non si parla di Rigopiano, neppure nelle ore nevralgiche della tragedia. Si parla d’altro.
Alle 15 del 18 gennaio 2017 l’architetto Enzo Di Vittorio insieme all’ingegner Salvatore Aiello, capo centro Anas, partecipano alla riunione convocata dal presidente della giunta regionale nella sala consiliare della Provincia di Pescara, alla quale presenziano oltre allo stesso presidente della Regione, alcuni sindaci, il presidente della Provincia di Pescara, il presidente della Provincia di Chieti, i rappresentanti delle forze dell’ordine, dei Vigili del fuoco, i prefetti di Teramo e di Pescara, l’Enel e tutti coloro i quali erano interessati come istituzioni, all’emergenza: così si legge negli atti dell’inchiesta.

“Anche in questo tavolo vengono esposte le principali criticità provocate dall’emergenza neve, sia in termini di isolamenti sulla viabilità provinciale e comunale di centri abitati e/o frazioni o case isolate, nonché in termini di interruzione dei servizi primari di energia elettrica, gas e comunicazione”.

Qui, arriva il punto più delicato e sconvolgente:

“Nessun riferimento specifico, tanto meno in termini emergenziali o di priorità di intervento – recita il verbale – risulta essere stato espresso per la situazione della strada provinciale 8 (competenza Provincia di Pescara) per il raggiungimento dell’hotel Rigopiano”.

Niente, di Rigopiano in quella riunione non si parla. Eppure la tragedia si verifica proprio in quelle ore, e le richieste di soccorso sono già arrivate.
Alle 18.30 del 18 gennaio c’è un nuovo avvicendamento al tavolo del Ccs di Pescara tra il geometra Marinelli e l’architetto Enzo Di Vittorio.

“All’atto delle consegne tra il funzionario uscente e quello entrante, il geometra Marinelli riferisce che nessuna criticità è intervenuta sulle strade statali di competenza ricadenti nella provincia di Pescara, che non sono giunte telefonate di richiesta dirette al numero Anas dedicato presso il Ccs né richieste specifiche da parte degli altri rappresentanti delle funzioni di soccorso presenti al tavolo stesso del Ccs”.

Poi alle 18.45 i vigili del fuoco chiederanno una turbina per poter soccorrere i due anziani intossicati dal monossido di carbonio a Villa Celiera. E nessuno ancora parla di Rigopiano.
Eppure, la mail di Bruno Di Tommaso, l’amministratore dell’hotel, viene inviata alle 13.57 dal Gran Sasso resort e spa srl al presidente della Regione, al prefetto di Pescara, al presidente della Provincia e al comando della polizia provinciale e al sindaco di Farindola. Nessuno la legge. Oppure se qualcuno la legge, se ne infischia:

“Con la presente comunichiamo che a causa degli ultimi eventi, la situazione è diventata preoccupante. In contrada Rigopiano ci sono circa due metri di neve e nella nostra struttura al momento 12 stanze occupate (oltre al personale). Il gasolio per alimentare il gruppo elettrogeno dovrebbe bastare fino a domani, data in cui ci auguriamo che il fornitore possa effettuare la consegna. I telefoni sono invece fuori servizio. I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche – continua la mail di Di Tommaso – e hanno deciso di restare all’aperto. Abbiamo cercato di fare il possibile per tranquillizzarli ma, non potendo ripartire a causa delle strade bloccate, sono disposti a trascorrere la notte in macchina. Con le pale e il nostro mezzo siamo riusciti a pulire il viale d’accesso, dal cancello fino all ss42. Per quanto sopra, consapevoli delle difficoltà generali, chiediamo di predisporre un intervento al riguardo. Certi della vostra comprensione, restiamo in attesa di un cenno di riscontro”.

ps: Un cenno di riscontro che non arrivò mai. Neppure una parola, in quella riunione. La valanga, invece, arrivò quasi tre ore dopo. Ma nessuno se ne curò.





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