·Rigopiano, la soffiata al prefetto·

Depistaggi, allarmi inascoltati, telefonate nascoste, lettere imbarazzanti: il papà di una delle vittime di Rigopiano, Alessio Feniello, scrive due esposti, uno alla procura di Pescara e l’altro a quella di Campobasso, perché è il momento di fare luce, per davvero, su una inchiesta che sta svelando giorno dopo giorno aspetti sempre più allarmanti. 

Dentro quegli esposti ci sono mille interrogativi, tutti quelli che si trascinano sulla tragedia del 18 gennaio 2017 e che coinvolgono il ruolo di alcuni vertici dei carabinieri forestali, magistrati, prefetti.

“Nei servizi andati in onda sul programma Le Iene sono emersi degli aspetti che mi hanno fatto dubitare su alcuni aspetti delle indagini, su quanto è stato fatto e quanto, invece, non è stato fatto. Per questo, come già avevo detto -scrive Feniello – dopo l’archiviazione delle accuse al tenente colonnello Angelozzi ho deciso di presentare un esposto alla Procura di Pescara e uno alla Procura di Campobasso. Sono ancora troppi i dubbi su alcuni aspetti che devono essere approfonditi, anche a costo di pestare i piedi a qualcuno di importante. Chiedo ai magistrati di Pescara di andare a fondo e non lasciare domande senza risposte. E ai magistrati di Campobasso chiedo di verificare che dal 18 gennaio 2017 ad oggi, in Procura si sia fatto tutto quello che si doveva fare. Ricordatevi che sono morte 29 persone, i giochi di potere non possono essere ammessi!”

Torna così in primo piano il ruolo di Annamaria Angelozzi del Corpo Forestale di Pescara, la cui posizione era stata già archiviata dalla procura. La Angelozzi, insieme al consulente della procura Igor Chiambretti, era stata accusata di omissione di atti d’ufficio e abuso d’ufficio sulla base di un precedente esposto presentato dagli avvocati del sindaco di Farindola Ilario Lacchetta. Contestazioni che riguardavano la tardiva trasmissione alla procura dell’annotazione di polizia giudiziaria di un agente e l’omissione delle analisi dei risultati della perizia fatta dal Ris di Roma sui cellulari delle vittime. 

 L’esposto presentato da Feniello alla Procure di Pescara e Campobasso, “quest’ultima competente ad indagare sull’operato della Procura pescarese – spiega il suo avvocato – muove dal fatto che il giudice ha stabilito che non competeva alla Angelozzi inoltrare le annotazioni riguardanti quelle telefonate e allora noi vorremmo sapere a chi competeva inoltrarle tempestivamente o comunque chi aveva il compito di approfondire”.

Nell’esposto si chiede inoltre di compiere approfondimenti su una lettera, scritta a un dirigente del Viminale da Francesco Provolo, in cui l’ex prefetto di Pescara fa riferimento a un colloquio col procuratore di (all’epoca Cristina Tedeschini), durante il quale avrebbe appreso che la funzionaria Daniela Acquaviva (quella che disse “la mamma degli imbecilli è sempre incinta”, non dando peso al primo allarme proveniente dall’albergo), non era iscritta nel registro degli indagati. 

“In mattinata lo scrivente ha sentito il procuratore della repubblica di Pescara, titolare dell’inchiesta aperta per le vicende connesse al crollo dell’hotel Rigopiano….il magistrato ha riservatamente informato lo scrivente che, in base alle risultanze dell’indagine in corso, il predetto funzionario non è iscritto nel registro degli indagati”

L’ex prefetto Provolo (al centro)
Cristina Tedeschini

Questo il testo della lettera. All’epoca Provolo non era ancora indagato ma sul suo conto c’erano sicuramente in corso accertamenti ed è quindi anomalo che lui fosse riuscito ad ottenere informazioni sull’inchiesta. E dai tabulati in effetti risultano due telefonate tra lui e la Tedeschini dopo la tragedia di Rigopiano: una il 19 gennaio alle 7.40 in cui è lui a chiamarla; l’altra il 20 febbraio alle 18.23 in cui è sempre lui a chiamare lei. Altre tre telefonate sono tutte precedenti alla tragedia di Rigopiano, il 14 e il 15 gennaio in cui per due volte su tre è lei a chiamare il prefetto. 

ps: Insomma, ancora troppi interrogativi e misteri. Ma è davvero incredibile che gli elementi nuovi finiti nell’inchiesta bis sul depistaggio, compresa la telefonata di Gabriele D’Angelo, e quelli contenuti negli esposti di Feniello, siano stati tutti scoperti grazie al lavoro degli avvocati di un indagato (Cristiana Valentini, Goffredo Tatozzi e Massimo Manieri) e da un giornalista appassionato come Ezio Cerasi del Tg regionale. Altrimenti tutto sarebbe rimasto sepolto sotto la neve, insieme ai 29 morti.

E oggi intanto riprende il processo.




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