·Rigopiano e L’Aquila, i turisti sciacalli·

L’Aquila. Rigopiano. Rigopiano. L’Aquila. No, miei cari non mi sto cimentando in un esercizio di scrittura. Rifletto e rimbalzo con amarezza tra queste due tragedie dopo aver visto (specie sui social) quanto questi due luoghi, così identitari del nostro Abruzzo e del suo più recente e profondo dolore, siano stati sciacallati nella più totale indifferenza  (o quasi) di molti ivi compresi coloro che per stipendio e ruolo dovrebbero preservare la memoria e i suoi luoghi da selfie, scampagnate e fiaccolate per taluni davvero solo autoreferenziali. Concedetemi questa parentesi a pantaloni stroppo stretti, scarpe troppo a punta, maquillage troppo eccentrici e scivoloni grammaticali: insomma a tutto quanto abbia fino ad oggi, più o meno simpaticamente, caratterizzato questa rubrica. Stavolta al mio arco ahimè son rimaste incastrate due frecce di cui avrei francamente fatto a meno e che avrei preferito non dover sferrare. Mi riferisco alla diffusissima volgare bassezza umana di quanti hanno organizzato la scampagnata di pasquetta a Rigopiano ma anche a quanti si ricordano de L’Aquila e delle sue ferite solo e platealmente il 6 aprile.

Nel primo caso c’è stato anche il dolore di un papà di una vittima a denunciare l’accaduto raccontando finanche di scurrili commenti tra un bicchiere di vino e un panino con la mortadella su un plaid steso a dieci metri dalle macerie che hanno spento sorrisi e respiri. Nel caso della commemorazione delle vittime del terremoto aquilano da abruzzese dico basta a fiaccolate di circostanza, visi commossi e post addolorati concentrati in 24 ore, quelle 24 ore, come se il resto dell’anno e dei mesi fossero esenti da ricordi e dolore. Lo so bene che “si fa così”, che lo facciamo anche con i nostri cari defunti e che i lutti si fissano su un calendario segnandone in nero un giorno e non quello prima o quello successivo. Non mi ergo, mai sia, a moralista 3.0 ma sento di dar voce ai tanti che in questi giorni hanno affrontato con disgusto i social e il loro raccontarci di queste due tragedie con assoluta mancanza di rispetto.

La Casa dello studente, come appariva fino a poco tempo fa

E siccome i social siamo noi proviamo a metterci dentro tutto il buon senso possibile immaginabile, persino quello che non abbiamo più: quanto a chi per ruolo e stipendio quei posti ( e quei morti) dovrebbe proteggerli mi auguro che qualche bravo avvocato trovi nei meandri dei nostri tanti codici giuridici il modo affinchè imbecilli e idioti vengano puniti. Vediamo in quanti ci tornano a farsi un selfie davanti alla casa dello studente piuttosto che al resort crollato se rischiano di lasciarci un paio di stipendi.




Articoli correlati

  • Chi dice gonna dice dannoDicembre 3, 2017 Chi dice gonna dice danno Maschio che più maschio non si può: sceglie sempre un look maschile la sottosegretaria Federica Chiavaroli (look che le è valso il soprannome di Gianni Morandi) sempre in pantaloni, […]
  • Diversamente first (lady)Novembre 18, 2017 Diversamente first (lady) Amori dichiaratamente "appesi ad un filo" piuttosto che ad un fischietto da vigile. First ladies made in Abruzzo alcune delle quali molto first anche a scapito dei solo apparentemente più […]
  • Rocco calanteGennaio 6, 2018 Rocco calante Qualcuno lo dà per papabile (Francesco non ce ne volere se ti usiamo in prestito per un soggetto del genere ma tu sei di larghe vedute, quindi...) candidato alle prossime elezioni (si […]
  • Giornalisti-candidati, l’Abruzzo è PrimoFebbraio 4, 2018 Giornalisti-candidati, l’Abruzzo è Primo Come fosse un giro di valzer quello sui social in queste ore, in particolare, ha piuttosto il ritmo di un rock&roll acrobatico tra candidati, liste, promesse e recriminazioni. Tutti […]