·Ridevano pure quelli dei balconi·

Non era questione di manutenzione. Non era colpa del sindaco Massimo Cialente o del Comune dell’Aquila, proprio per niente. Quei balconi sono crollati perchè difettosi, costruiti con materiale scadente prodotto in Polonia, senza certificazione e senza collante, e chi doveva controllare non l’ha fatto. E’ quello che ha accertato il Corpo forestale dello Stato e così ieri la  Guardia di Finanza ha sequestrato beni per 18 milioni di euro alle imprese che hanno realizzato il progetto case a Colle Cese di Preturo. Le famose casette di Berlusconi a cui sono crollati i balconi, dopo cinque anni.

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C’erano dubbi? No, non c’erano dubbi. Eppure sono stati in tanti a strillare che era questione di manutenzione, come se fosse normale che le case crollassero dopo un tot di anni, sì certo ogni tanto bisogna portarle dal meccanico per controllare acqua e olio. Acqua e olio erano a posto, secondo la procura dell’Aquila. Ciò che a posto non era per niente, il materiale con cui quelle case sono state costruite, con buona pace di Guido Bertolaso che all’epoca era capo della Protezione civile e adesso candidato sindaco a Roma, e forse in questo ruolo durerà meno di un balcone di Preturo.

<L’attività di indagine – scrive la Finanza – consentiva di attribuire la responsabilità del crollo del balcone e, più in generale, delle carenze strutturali dei materiali utilizzati nel Progetto Case, a 37 soggetti (tutti raggiunti da avviso di garanzia nel mese di ottobre del 2015), a vario titolo coinvolti nella vicenda in qualità di componenti delle commissioni di collaudo, di responsabili dei procedimenti amministrativi, di direttori dei lavori, di tecnici di cantiere e progettisti, nonché di imprenditori esecutori dei lavori>.

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I reati contestati vanno dal “crollo di costruzioni o altri disastri dolosi”, falso ideologico commesso da un pubblico ufficiale, truffa aggravata ai danni dello Stato, frodi in pubbliche forniture.

Insomma: il materiale impiegato nel Progetto case <non era conforme alle norme e prescrizioni> e in particolare,

<gli elementi strutturali in pannello multistrato utilizzati dalla Futuraquila Società consortile arl (l’impresa che ha realizzato i moduli abitativi), usati per i solai erano, tra l’altro, privi di collante <che causava la riduzione di resistenza e di tenuta nel tempo delle strutture>.

Non è tutto. La società che ha fornito il materiale alla Futuraquila

<aveva conseguito un mero attestato di origine che certificava la provenienza del materiale da uno stabilimento di Konskie, Polonia: attestazione, questa, che sebbene identificasse lo stabilimento di produzione, non certificava in alcun modo l’idoneità del materiale prodotto agli usi cui era destinato>.

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Ciò induceva in errore la presidenza del Consiglio dei ministri, così dice la Finanza,

<circa il rispetto degli obblighi contrattuali, la corrispondenza dei materiali alle prescrizioni normative, l’idoneità allo scopo e alla funzione dei materiali forniti e utilizzati per la realizzazione delle abitazioni, determinandola a erogare la somma di 18.145.778,49 a favore della Futuraquila che in tal modo si procurava un ingiusto profitto, pari alla predetta somma, in danno della pubblica amministrazione>.

Quelle case, pagate 18 milioni di euro, sì 18 milioni proprio così, sono crollate dopo cinque anni. Non c’erano solo Piscicelli e Gagliardi a ridere del terremoto, hanno riso tanti altri e anche parecchio tempo dopo. E che fa se poi crollano i balconi, quelli sono terremotati, un morto in più o uno in meno non fa differenza.

Non era questione di manutenzione, era questione di mancata vigilanza, di menefreghismo, di chi non ha controllato o come sostengono le Fiamme gialle, <è stato indotto in errore>. Non sappiamo o forse non sapremo mai se qualcuno è stato indotto in errore, ma una cosa era chiara dall’inizio, e molto prima che iniziassero a crollare i balconi: quelle case sono costate uno sproposito.

Ieri i sequestri eseguiti dalla Finanza degli asset aziendali di tre società, tutte con sede a Napoli, che fanno parte dell’Ati chiamata Futuraquila, quelli del Progetto case. Qualcuno comincia a pagare. E forse non è finita qui.

Ps: Roma sta peggio dell’Aquila, ha detto nei suoi vaniloqui il candidato sindaco Guido Bertolaso. Sì, forse sta peggio. Anzi, ci starebbe, con un sindaco come lui.




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