·Lorenzin, che fai minacci?·

Una invasione di campo. E minacce di commissariamento. Un’accusa gravissima, quella che lancia la Regione Abruzzo al ministro della Salute Beatrice Lorenzin dopo la denuncia per la nomina di Mauro Mattioli all’Istituto zooprofilattico.

Beatrice Lorenzin

Beatrice Lorenzin

I fatti cominciano due mesi fa. Un tira e molla culminato con un esposto alla procura: quella nomina e’ illegittima, sostiene la Lorenzin. E ora, un po’ a scoppio ritardato, il presidente Luciano D’Alfonso prepara un dossier e le risponde per le rime. I rapporti tra ministro e Regione sono tesi, tesissimi e una prova è che la tanto attesa uscita dal commissariamento della sanità non è stata ancora accordata. E come se non bastasse,  il Nas è al lavoro per fare le pulci ai decreti di nomina.

Parte morbido, D’Alfonso, ma poi scrive un atto di accusa durissimo, imputando al ministero intenti e interessi non troppo chiari sull’Istituto.

D'Alfonso e Mattioli

D’Alfonso e Mattioli

Venti pagine fitte. E’ un episodio sconcertante quello che D’Alfonso descrive nel dossier: il 6 agosto 2015 c’è una telefonata tra il segretario Claudio Ruffini e Silvio Borrello, direttore generale della sanità animale del ministero, che parla a nome di Giuseppe Chinè capo di gabinetto della Lorenzin. I due discutono anche piuttosto animatamente dell’avviso preparato dalla Regione per l’assunzione del direttore generale dell’istituto. Borrello chiede per la seconda volta a Ruffini di modificare l’avviso e visto che lui rifiuta, minaccia di applicare all’Abruzzo gli stessi provvedimenti della Sicilia. Cioè il commissariamento. Successivamente Borrello spiega di essere stato frainteso, ma tanto basta a D’Alfonso per affondare il coltello.
Non c’era nessuna ragione di commissariare l’Abruzzo, sostiene la Regione, e se il ministero avesse voluto farlo nei termini di legge, avrebbe dovuto ricordarsi sette mesi prima. Invece, guarda caso, l’avvio della procedura viene notificato il 30 novembre 2015, tre giorni dopo la prima riunione della Commissione incaricata di valutare le candidature degli aspiranti direttori generali.
Insomma, mentre l’Abruzzo si mette in regola, la Lorenzin si mette di traverso: questo dice D’Alfonso. Non solo: il ministero non ha alcuna competenza nella nomina, secondo la Regione, e che abbia espresso parere negativo su Mattioli è ininfluente. Quello della Lorenzin quindi <è un parere preventivo non vincolante>.

D'Alfonso con la Chiavaroli

D’Alfonso con la Chiavaroli

Ma è nell’ultima pagina che la Regione sfoga tutta la sua rabbia e affonda il coltello.

<L’atteggiamento dell’apparato burocratico del ministero della Salute – scrive – sembra aver posto in essere, sin dal principio, una serie di comportamenti volti a determinare una evidente invasione della sfera di competenza dell’amministrazione regionale>.

Tale invasione è arrivata

<fino al punto di spingersi a minacciare di limitare, mediante il ricorso al commissariamento, la facultas agendi della Regione>.

Il dossier sembra così una memoria difensiva ad uso e consumo della procura alla quale sono arrivate le due denunce del ministro della Salute nei confronti della Regione Abruzzo. E’ pesantissimo, ed è il segno che il caso Mattioli ha irrigidito i rapporti tra la Regione e il ministro, e che a nulla sono serviti i buoni uffici del sottosegretario Federica Chiavaroli, da sempre in ottimi rapporti con la Lorenzin e con D’Alfonso.

Ps: e questo dimostra che tira bruttissima aria per l’uscita dal commissariamento.




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