·Regione, i conti non tornano·

No, i conti non tornano. La Corte dei Conti ha dichiarato “parzialmente irregolare” il rendiconto per il 2018 del gruppo consiliare di Forza Italia che ha dovuto tirar fuori i soldi che mancavano all’appello di tasca propria. Non è la prima volta che accade con gli azzurri, che evidentemente non mettono giudizio. Il problema riguardava l’impiego dei fondi trasferiti dal Consiglio regionale per le spese di personale “utilizzati per finanziare spese di funzionamento”. Alla dichiarazione di irregolarità parziale, specifica la Corte, non conseguono obblighi restitutori, “in quanto le somme contestate sono state rimborsate integralmente”.

Lorenzo Sospiri e Mauro Febbo nella scorsa legislatura

Insomma, gli azzurri hanno utilizzato circa 13 mila euro destinati al personale per le spese di funzionamento, “operazione non consentita dal quadro normativo regionale”. Così i magistrati hanno chiesto il rimborso di 13.183,78 euro. Inoltre i forzisti hanno pagato un professionista con 2.500 euro, si legge nel rapporto dei magistrati contabili, al quale hanno chiesto una consulenza su una proposta di legge regionale, ma non hanno mai presentato la convenzione stipulata e senza versare all’Erario la ritenuta d’acconto. 

Lo stesso errore era stato commesso nel 2016 e 2017. Non solo: gli azzurri hanno caricato sull’anno 2018 una spesa di competenza del 2017.

Per alcuni servizi di catering effettuati il 14 luglio 2016, un incontro pubblico con gli amministratori della provincia di Pescara, hanno speso 1.220,00 euro: sul punto la Corte ha chiesto informazioni integrative per valutare la coerenza della spesa con le finalità istituzionali del gruppo e soprattutto il motivo della rendicontazione effettuata nel secondo anno successivo.

Come se non bastasse c’è una notevole quantità di giornali e riviste comprati per somme di circa 400 euro ogni volta, senza allegare il numero e il tipo di giornale acquistato, indicazioni indispensabili per valutare la congruità degli acquisti con l’attività istituzionale. Stesso errore era stato commesso nel 2016 e nel 2017.

. Ma ancora più grave, la Corte ha chiesto l’esito dei lavori affidati a una serie di professionisti pagati con bonifico bancario, proprio per valutare “l’effettivo espletamento dell’attività remunerata”.

Anche su un video che è costato 610 euro non sono state fornite giustificazioni esaurienti. Ma ci sono state anche spese non pertinenti e pagate con i fondi del gruppo: il 9 gennaio 2018 Forza Italia ha versato 800 euro per l’affitto di una sala e di un bar per un evento legato a “tematiche di carattere locale, pertanto estraneo all’attività istituzionale del gruppo regionale”. 

Ma l’elenco delle spese col punto interrogativo non finisce qui: altre 3.300 sono stati utilizzati per un coffee break, 1.200,00 per la realizzazione di un sito web; 252 euro più 1.854,40 per la stampa di volantini (attività estranea a quella del gruppo); altri 1.300 per un altro coffee break; 724 euro per i volantini (attività estranea), 1.400 euro per un evento del 22 dicembre 2018.

Altre spese non sono state supportate da idonea documentazione ma sono state rimborsate dal capogruppo per totali 2.141 euro. Molte di queste censure erano state fatte al gruppo negli anni precedenti. Anche per le spese del personale sostenute dal gruppo è stato richiesto il contratto stipulato dall’agenzia interinale con una dipendente.

Ma la censura più significativa riguarda l’utilizzo del bancomat. La corte ricorda che “è vietato effettuare pagamenti tramite l’utilizzo di contanti, ad esclusione di un eventuale ridotto fondo cassa nei limiti previsti dalla normativa vigente”. Invece il gruppo nel corso dell’anno ha effettuato “ripetuti prelievi bancomat, di un cospicuo fondo cassa solo in parte utilizzato per il pagamento delle spese e per la quasi totalità riversato, fine esercizio sul conto corrente bancario del gruppo”.

A tal proposito sono state chieste delucidazioni. E in effetti poi il gruppo ha fornito alla Corte dei conti una serie di documenti che riguardavano le spese contestate. In merito ad altri rilievi invece ha preferito rimborsare le somme contestate dalla Sezione. In totale comunque il gruppo di Forza Italia ha gestito 326.59,00 euro di fondi iniziali per il personale; 241.639,63 come contributi per il 2018; per le spese di personale 202.556,50.

Di minore entità le censure al Movimento 5 stelle, ma sempre di censure si tratta anche se alla fine la Corte dei Conti, dopo aver ottenuto i chiarimenti richiesti, le spiegazioni, le fatture integrative, ha dichiarato regolare il rendiconto.

Però in corso d’opera anche i grillini duri e puri hanno commesso un po’ di errori. Eccoli qua: in molti casi sono peccati veniali, “fondi trasferiti per spese di personale” invece che classificati come “spese per il personale”, oppure spese di personale invece che spese di funzionamento, insomma non sono pratici nella classificazione di quello che spendono quotidianamente. In un caso hanno affittato locali per lo svolgimento di una manifestazione e nel rendicontare l’acquisto di targhe ricordo hanno dimenticato di scrivere “spese per attività promozionali, di rappresentanza ecc”. Lo stesso errore è stato fatto per la stampa e la distribuzione di manifesti. Invece l’errore è più grave se l’esatta classificazione riguarda il compenso di un collaboratore che è stato classificato “spese di funzionamento” invece che “spese per il personale”. Poi il gruppo ha acquistato un cellulare, acquisto catalogato come “altre spese” invece di indicare nel dettaglio il tipo di acquisto. Altre fatture sono addirittura prive di fatture giustificative. E manca all’appello anche il registro di carico e scarico dei beni mobili “con utilità pluriennale”. In pratica i grillini hanno acquistato una radio microfono per 223,66 euro; un fondale panoramico per foto per 544,50 euro; un Foto quantum studio  max kit con lampade e riflettori per 255 euro; un cellulare per 570,99 euro. Il gruppo ha dato riscontro alla Corte per molte delle richieste istruttorie. D’altronde è la Corte Costituzionale che ha stabilito che i contributi dei gruppi consiliari siano sottoposti “a forme di controllo più severe e efficaci di quelle attualmente previste”, per verificare che i fondi siano utilizzati per le finalità indicate dalla legge. 

Nei casi di inadempimento dell’obbligo di trasmissione del rendiconto o di mancata regolarizzazione o di dichiarazione di non regolarità pronunciata dalla sezione di controllo della Corte dei conti, la legge prevede l’obbligo di restituzione da parte del gruppo delle somme ricevute a carico del Consiglio regionale. E in passato, ma anche in questa occasione, è accaduto che il gruppo di Forza Italia e quello del Pd abbiano dovuto pagare di tasca propria. 

Alla fine, i fondi iniziali per il personale relativi al 2018 del gruppo 5 stelle ammontano a 38.686,80, i contributi sono di 283.932 euro, le spese di personale 318.961,99, il fondo finale di 3.656,81. Per il funzionamento i fondi iniziali ammontano a 35.911,20, i contributi a 35.663,28, le spese per il funzionamento a 64.084,57.

ps: magagne tante, ma i politici in un modo o nell’altro non mettono giudizio.




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