·Regione-L’Aquila, gran ballo del Pd·

Ci pensa per tempo, lui. Lo ha sempre fatto: da capogruppo pd di opposizione sperava di fare il parlamentare ma poi Luciano D’Alfonso gli ha detto che aveva bisogno di lui alla Regione, e allora ha messo da parte sogni e aspirazioni. In fondo era giovane, giovanissimo. E poi quelli sono crediti che si accumulano: i sacrifici, le rinunce contano eccome. E Camillo D’Alessandro di rinunce ne ha fatte tante: l’ultima in ordine di tempo, la poltrona da sottosegretario che nel manuale Cencelli dei sacrifici pare valga il massimo dei punti.

D'Alessandro e D'Alfonso

D’Alessandro e D’Alfonso

E così adesso si è messo a lavorare per le prossime Regionali: sarà lui il successore di Dalfy, sarà lui il prossimo candidato presidente alla Regione in quota centrosinistra. Lo ha annunciato durante alcune cene organizzate in giro per l’Abruzzo: a Campli, a Celano, dove i referenti sul territorio, da una parte Sandro Mariani dall’altra  Lorenzo Berardinetti e così via, gli organizzano incontri sul tema dei Trasporti e poi naturalmente da cosa nasce cosa.

Sì, insomma, è abbastanza chiaro, anche se è molto presto per dirlo: D’Alfonso alla Regione non si ricandiderà, anche perché la vittoria del centrosinistra non è così scontata tutt’altro, e lui punta dritto al Parlamento visto che ha già accumulato un bel po’ di ritardo per cause di forza maggiore. Quindi c’è un posto libero e il suo più naturale erede è proprio il buon Camillo. <Dovrei essere io il prossimo candidato presidente>, ha detto infatti ai sindaci della Marsica.

Camillo D'Alessandro-capostazione

Camillo D’Alessandro-capostazione

Però ha fatto i conti senza l’oste. Vale a dire Giovanni Legnini, che adesso da vice presidente del Csm è naturalmente distante anni luce. Ma poi, tra tre anni? Magari una volta uscito dal Csm avrebbe ancora più autorevolezza per incidere nelle scelte della Regione. In questo caso, la candidatura di D’Alessandro scricchiolerebbe parecchio, e così tutte quelle ricollegabili a Dalfy.

E in ogni caso i giochi alla Regione si riapriranno molto presto: con l’uscita di Giovanni Lolli innanzitutto, se il vice presidente della Giunta accetterà di candidarsi a sindaco dell’Aquila. Un posto ambitissimo il suo. Che difficilmente potrebbe andare al consigliere aquilano Pierpaolo Pietrucci, troppo giovane politicamente (e troppo rompiscatole per i gusti di D’Alfonso). Ma al quale potrebbe ambire Massimo Cialente per evitare la condanna alla panchina.

Giovanni Lolli

Giovanni Lolli

E Cialente recentemente ha tenuto bordone a D’Alfonso per la nomina di Rinaldo Tordera a manager della Asl aquilana, mettendosi contro un sacco di medici. Certo, lo ha anche attaccato due giorni fa insieme alla senatrice Stefania Pezzopane sul piano di riordino della sanità e sul taglio dei reparti, ma chi ha attaccato realmente Cialente: D’Alfonso o Paolucci? Ha attaccato naturalmente Paolucci, e guardaunpo’, tutto fa parte di una precisa strategia: sulla riforma della sanità è l’assessore che ci ha messo la faccia mentre D’Alfonso, che è commissario, se n’è tenuto alla larga. Sarebbe irrilevante, se non fosse così presenzialista: la sua firma è sempre bene esibita con comunicati e foto nei progetti di edilizia, sulle nomine dei manager, sul project financing di Maltauro ma mai, proprio mai, sui punti nascita o sull’Emodinamica di Vasto o sui tagli dei reparti. Il lavoro sporco insomma lo lascia fare all’assessore. Con cui, e non è neppure una novità, negli ultimi tempi molto spesso si è scontrato: sulla nomina di Tordera, sul progetto Maltauro, sullo Zooprofilattico. Di qui a dire che Cialente magari ha fatto un attacco su commissione, è davvero troppo: ma che lui possa ambire a occupare la poltrona di Lolli, è molto ma molto probabile.

Massimo Cialente

Massimo Cialente

Il fatto è che all’Aquila stanno succedendo cose strane: in fondo in fondo Lolli tutta questa voglia di candidarsi non ce l’ha e sotto sotto ambirebbe a individuare una candidatura alternativa, anche se negli ultimi tempi pure per lui i rapporti con D’Alfonso si sono fatti difficili. E allora ecco che moltissimi politici escono allo scoperto per dire che sì, certo, Lolli sarebbe il meglio per L’Aquila, ma è anche vero che sarebbe opportuno che restasse alla Regione, proprio per fare gli interessi del capoluogo.

A questo punto le alternative sono due: Amerigo Di Benedetto, ex democristiano allievo del senatore di Acciano Achille Accili, poi sindaco di Acciano per 10 anni, poi all’Udeur di Mimmo Srour e da dieci anni alla Gran Sasso acqua, poi renziano della primissima ora.

Carlo Benedetti

Carlo Benedetti

Oppure Carlo Benedetti un po’ più a sinistra: segretario provinciale della Fgci, poi consigliere comunale con i Comunisti italiani, presidente del Consiglio comunale dal 2007 prima col Pdci poi col Pd, avvocato, rocchigiano ma con i piedi ben saldi all’Aquila da decenni. Il primo molto outsider e poco popolare, il secondo molto più amato e conosciuto anche se un po’ vetero. Tra l’altro Benedetti proprio in questi giorni è passato con i Giovani turchi, la corrente Pd che fa capo a Matteo Orfini e che ha come punto di riferimento nel governo il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Lui potrebbe avere il sostegno anche di Lolli e Pezzopane.

Forse non di Cialente, ma questo non fa storia.




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