·Razzi e Cicciobello·

E poi c’è Forza Italia ed è storia a sé. Un siparietto di quelli da non dimenticare va in onda dopo la sconfitta al ballottaggio tra il senatore Antonio Razzi che non aspettava altro, e il coordinatore Nazario Pagano, ribattezzato Cicciobello, che fa un po’ il paio con Guerino Testa, che da pochissimo si è messo in proprio e ha abbandonato Ncd e la sottosegretaria Federica Chiavaroli fondando in Comune un gruppo autonomo, “Pescara in Testa” (e fa il paio perchè se Pagano è Cicciobello, lui è iscritto al “partito dei carini” secondo una definizione del sindaco Marco Alessandrini).

Pagano con la Pelino e la Bianchi a Sulmona

Pagano con la Pelino e la Bianchi a Sulmona

E insomma, Pagano dopo due giorni di riflessione se la cava con un’analisi del voto che si può riassumere così: Forza Italia in Abruzzo non ha perso perché sostanzialmente ha mantenuto le posizioni, e però il centrodestra ha dato una bella prova di unità. Il suo unico problema è Razzi,

“che ha una visione personalistica e grottesca della politica, una visione tutta rivolta alla conservazione dei privilegi immeritatamente ottenuti”.

E qui casca l’asino, cioè Pagano: sui privilegi immeritatamente ottenuti, cioè la poltrona da parlamentare, che è il chiodo fisso di tutti i politici e l’aspirazione precisa del coordinatore regionale (sul punto, ha sottoscritto un accordo con Fabrizio Di Stefano: lui andrà a Roma mentre l’ex An correrà da candidato presidente alla Regione). Adesso, posto che nessuno si mette a misurare se Razzi può essere più o meno meritevole di Pagano perchè è una bella lotta, occorre leggere tra le righe l’esilarante risposta del senatore amico di Berlusconi: ma come, prima Pagano dà la colpa del fallimento politico alle divisioni e ora si dichiara orgoglioso dell’unità?

Antonio Razzi

Antonio Razzi

“E’ come se il ct della nazionale dicesse: abbiamo perso su tutti i campi ma abbiamo dato prova di unità! Davvero? Alla faccia della colonna francese”, chiude Razzi, che però non chiude per niente le ostilità.

E continua imperterrito su Facebook:

“Se in Abruzzo non se ne va questo gruppetto di Cicciobelli che ha portato il partito al fallimento, Forza Italia sarà un ricordo”.

Poi giù ancora più duro:

“Lo sapete che questo coordinatore non è stato capace neanche di istituire una sede a Pescara? Uno straccio di bandiera del partito, uno sgabello dove ricevere seduti le persone una scrivania dove appoggiare i gomiti per scrivere un appunto?”.

A questo punto, viene il bello:

“L’unica cosa che si fa costantemente è parlare difficile, un linguaggio inutile che nessuno capisce – chiosa Razzi – insomma, i loro eloqui sono come le castagne del prete: poche, crude e fradice”.

The end.
ps: povero Pagano, gli tocca pure la presa per i fondelli del ripetitore automatico di Luciano D’Alfonso, cioè Alberto Balducci: “Appartiene alla vecchia politica, forse abituato alle dinamiche del suo partito, dove si diventa parlamentari o coordinatori regionali frequentando la corte del leader”.
ps2: the end, cioè la fine. Vera.




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