·Questo nostro tempo·

Da una parte all’altra, ieri, per un funerale, ho attraversato Roma. Non potendo partecipare alla funzione, oramai a numero chiuso, volevo comunque provare a portare il mio affetto e il mio sentimento a chi ha sofferto il lutto.

Nel tragitto mi è sembrato di viaggiare per una città affranta, colpita nella profondità dell’anima. 

Più di tutto, devo dire, a farmi tristezza sono i ristoranti. Soprattutto quelli più maestosi. Lugubri cattedrali della convivialità perduta, ridotte a un parcheggio chiuso, se va bene con la scritta “aperto solo a pranzo”, più spesso con una sbarra che forse riaprirà fra qualche mese, magari con proprietari diversi. In questo tempo da sempre dedicato al ricordo, ai nostri santi, ai nostri cari. Un tempo che negli ultimi anni si è arricchito, sì, arricchito, non impoverito, della tradizione di Halloween. Con le zucche, le maschere che richiamano il tema dell’aldilà, gli scheletri stilizzati. Tutto armamentario anglosassone e pagano, lo so che però, oramai, rappresenta una dolce vigilia della nostra tradizionale festa religiosa. Solo che ieri proprio non sembrava essere il pomeriggio delle processioni di bambini. I miei figli sono cresciuti e quindi diventa per me difficile stabilire se l’assenza di Halloween, quest’anno, dipenda più dal Covid o dal personale fattore anagrafico.

Nel percorso verso la chiesa passavo tra le antiche mura aureliane. Ls storia, stavolta, non mi faceva sentire al sicuro. M’è tornata alla mente una domenica passata proprio da quelle parti, a pranzo con i miei genitori e amici di famiglia, il ristorante pieno, poi noi ragazzi di fuori, ad aspettare che i grandi finissero gli amari e i liquori dopo il caffè, le mani fredde, “Tutto il calcio minuto per minuto” che quel giorno raccontava delle parate di Tancredi. Il ricordo di questo, paragonato all’eternità di quelle mura, mi ha fatto sentire terribilmente transitorio. Non è passato solo il tempo che ci separa dalla storia, sembra passato anche il tempo che abbiamo vissuto e conosciuto fino a qualche mese fa. Il nostro tempo. 

Giunto alla chiesa, ho provato a dare il mio affetto e il mio sentimento. Spero di esserci riuscito. 

Andando via, ho visto un negozio pieno di quegli oggetti desideratissimi dai miei figli fino a poco tempo fa, resistendo all’anacronistica tentazione di comprare almeno una zucca illuminata, un teschio, un mantello nero. Perché ieri era Halloween, oggi la festa dei santi, domani dei morti.

Messa la tristezza in spalla, ho ripreso la macchina e fatto il percorso al contrario. Da una parte all’altra ho riattraversato la città e sono tornato nel mio quartiere. E qui li ho visti, finalmente. Un po’ di bambini mascherati da zombie che chiedevano dolci ai negozianti. Allora ho preso coraggio e sono entrato in pasticceria, acquistando dei biscotti di pastafrolla e cioccolata, a forma di zucca. Un vassoietto da aprire a casa e lasciare poi in cucina. Per i figli che crescono. Per me e mia moglie che diventiamo più grandi. E poi per loro, sì loro, che erano andati via, ma questa notte sono tornati e avranno trovato qualcosa di buono.




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