·Le telefonate della vergogna·

Non c’è solo il bollettino Meteomont che non viene letto da nessuno, l’allerta mancata, l’ufficio valanghe della Regione scoperto da un anno perchè il dirigente era stato trasferito, o l’encomio che il presidente della Regione Luciano D’Alfonso voleva dare all’Enel nel 2015, o i ritardi nei soccorsi o gli sms non letti. C’è dell’altro, nella tragedia di Rigopiano.


C’è la macchina dei soccorsi che fa acqua da tutte le parti, la superficialità e l’inadeguatezza delle sale operative, così come emerge dagli audio delle telefonate che circolano in rete ormai da tantissimi giorni. E’ qui che è concentrato un troncone dell’inchiesta sulla tragedia di Rigopiano, su quella sala operativa della Prefettura che si mette in contatto col direttore dell’albergo e che ha fretta di liquidare con un sospiro di sollievo il sospetto che sia accaduto qualcosa di grave.

“Perfetto, perfettissimo, tutto apposto quindi”,

dice stentoreo il responsabile del 118  salendo sulla voce del direttore dell’hotel che stava a Pescara e che non ha avuto neppure la possibilità di farsi venire un dubbio,

“sono stato spesso ospite da voi in occasione del terremoto, ho visto che la struttura è in cemento armato”,

parla lui e solo lui, dall’altro capo del filo si sente a tratti la voce debole del direttore.  Lupi, così s chiama il dirigente della sala operativa,  gli dice:

“Abbiamo ricevuto una telefonata, morti e feriti in albergo, tu hai notizia?”,

no risponde il direttore, li ha sentiti poco fa, niente di tutto ciò. Come se le valanghe ci impiegassero ore a cadere o avvisassero prima, e infatti subito veloce, soddisfatta la voce della sala operativa, “Perfetto, perfettissimo” (L’audio lo potete ascoltare cliccando qui)

Bisognerà capire se quella fretta, e quella superficialità (il direttore stava a Pescara), e la corsa a liquidare con ottimismo ciò che invece una voce concitata poco prima aveva annunciato disperata, morti e feriti, verrà contestata, se quei dirigenti saranno messi in mora, magari rimossi. E comunque fretta e superficialità che la dicono lunga, lunghissima, sull’efficacia delle sale operative e dei soccorsi. La stessa addetta del 118 che fa trascorrere istanti preziosi per passare la telefonata alla “centrale di Pescara”, perché è da lì che dipende Farindola, (“calmo calmo”, fa lei al cuoco che chiama da quell’inferno di neve), finisce nelle indagini che la polizia sta facendo sulla macchina che ha ritardato i soccorsi (l’audio lo ascoltate cliccando qui).

Il pm Cristina Tedeschini

E’ vero, molti degli ospiti di Rigopiano sono morti sul colpo, sostiene la procura dopo le autopsie, ma altri sono morti per asfissia e assideramento e forse un’ora o due avrebbe cambiato la loro sorte. O forse no: ma anche questo è materia di indagine.
Quello che è certo è che tutto quello spiegamento di forze, di sale operative, di comitati di protezione civile, si è rivelato inutile e a tratti anche ridicolo: la telefonata al direttore dell’albergo è addirittura imbarazzante, “quindi tra poco sarò di nuovo vostro ospite”, dice al telefono il responsabile del 118. Perfetto, perfettissimo, aggiunge.

Neanche un dubbio lo sfiora, li sfiora. Eppure, sarebbe bastato fermarsi a riflettere, parlare un po’ meno, e ascoltare di più.

ps: non sappiamo se l’inchiesta porterà a qualcosa, sarà un bene però se la tragedia di Rigopiano servisse a cancellare apparati che non funzionano, ad azzerare piani di soccorso che non stanno né in cielo né in terra, comitati che non servono. E a ristrutturare la macchina delle sale operative, selezionando persone competenti e serie, e formate per quello scopo. Sennò resteranno solo macchine buone per selfie e Facebook.




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