·Quella domenica, a quell’ora·

Il computer aveva il volume abbassato e m’è venuto di lasciarlo così. Perché le immagini non avevano bisogno di commento.
Era una ricostruzione della tragedia di domenica scorsa, che ha portato alla morte di 14 persone, con un solo sopravvissuto: il bambino Eitan, di 5 anni.
I fotogrammi raccontavano tutto. Il contrasto tra la bellezza della montagna e l’atroce morte dell’uomo. Le lamiere accartocciate sotto alberi maestosi. Un vento leggero, che sembrava soffiare tra i piloni della funivia e quel che resta della cabina, conduceva lo sguardo verso il lago d’Orta. Uno specchio d’acqua incantato.
Di qua, tra i resti dell’opera e del crimine dell’uomo, una scarpa. Da donna o da ragazza. Bassa, di quelle “da ballerina”, sul davanti qualcosa che assomiglia a un fiore. Un vezzo. Per una giornata che doveva essere diversa, speciale.

Ci si interroga sulle cause e le responsabilità, ma anche sulle circostanze, le incredibili casualità che portano a trovarsi lì, proprio su quella funivia, in quel giorno, a quell’ora. Mancavano pochi metri all’arrivo. Sempre, quando si sta sospesi, a 40, 50 metri da terra, o più, si affaccia il pensiero che possa succedere qualcosa. Però lo si scaccia: ma dai, tutti i giorni sale e scende, e poi guarda che bello. Già, tutti i giorni.
C’è una foto del piccolo Eitan, ripreso sulla cabina. Non è noto chi abbia scattato la foto, nè come sia arrivata ai giornali. Eitan non arriva alla finestra. Sullo sfondo la meraviglia del panorama, che in quel momento, da quella prospettiva, non poteva vedere. Chissà, forse a un certo punto è stato preso in braccio. “Vieni Amore, guarda che spettacolo”. Già, che spettacolo.

Pare si sia salvato, l’unico, perché protetto dall’abbraccio del padre. Che ora non c’è più. Come la madre. E il fratello. E i nonni.
Nel video a un certo punto compare un telo, sembra ciò che resta di un key-way. Le dimensioni ridotte, potrebbe essere di bambino. Oppure una piccola parte di un capo da adulto. Lassù è alto, tira sempre un po’ d’aria. Ma sarà bellissimo Amore, vedrai.

La montagna, muta e immobile, assiste. Sembra quasi non sia accaduto nulla, a guardarla. Ma il vento, almeno lui, continuerà a raccontare ciò che è successo. E porterà la storia di 14 persone. E di Eitan. Che di maggio, quella domenica, a quell’ora, hanno preso la funivia. Con un key-way per non sentire freddo. Già, il freddo.




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